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Roma
sino
al 14-03 2010
"Boldini e
gli
italiani a Parigi'
Chiostro del
Bramante |
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Parma
sino al 15/4/2010
"
Marco Bolognesi"
Gallerie delle
Colonne |
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Siena
dal 26 marzo
al 15 luglio 2010
"
Da Jacopo della Quercia a Donatello"
Pinacoteca
Nazionale |
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Roma
sino al 19 -4 -2010
'Viaggiatori italiani dell'Ottocento
in America latina'
Museo L. Pigorini |
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Brescia
sino al 27-6-2010
INCA: origine e misteri delle civiltà dell’oro
Museo di Santa
Giulia |
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Venezia
sino al 5-4-2010
Jim
Hodges
Love,eccetera
Galleria
piazza S.Marco |
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Williamstown
dal 14 febbraio
al 20 aprile 2010
'Giovanni Boldini'
Clark
Museum
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Parigi
dal 19 febbraio
al 18 luglio 2010
'Munch oltre l'urlo'
Pinacothèque de Paris
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L'Art Nouveau (Arte Nuova in francese) o, in Italia, lo Stile Liberty è uno stile artistico e di design che guadagnò grande popolarità agli inizi del XX secolo.Il movimento artistico, conosciuto internazionalmente soprattutto con la denominazione francese, assume localmente nomi diversi, ma dal significato di fondo affine, tra i quali Jugendstil ("Stile giovane") in Germania, Nieuwe Kunst nei Paesi Bassi, Style sapin in Svizzera, Sezessionstil ("Stile di secessione", vedi la secessione viennese) in Austria e Modernismo in Spagna.
La denominazione Stile Liberty è puramente italiana, e nacque in seguito alla diffusione in Italia degli oggetti di design a basso costo del movimento londinese Arts and Craft ("Arte e Manufatti", letteralmente) dell'industriale Arthur Liberty.Una delle caratteristiche più importanti dello stile è l'uso di una linea dinamica, ondulata, fluida, curva, con tratto "a frusta". Iperbole e parabole venivano usate nell'arte. Semplici figure sembravano prendere vita e evolversi naturalmente in forme simili a piante o fiori.
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Contemporary Baroque Art detta anche Contemporary Art-Baroque o Arte barocca contemporanea nasce alla fine del ventesimo secolo grazie al pittore e artista di teatro Gian Andrea Scarello, conosciuto anche come "GAS".
Questo movimento artistico indica uno stile pittorico con uso di forme, figure e temi legati all'arte nel tutto l'arco del periodo barocco(Barocco indica nella storia dell'arte lo stile in varie discipline aristiche in voga in Europa, e sopratutto in Italia, tra il 1600 fino al 1770).
Scarello è sopratutto influenzato dallo stile barocco veneto e dai temi teatrali della Commedia dell'Arte.
La Contemporary Baroque Art e le opere dello Scarello si fondano nell'uso di tecniche pittoriche dell'arte classica e Barocca e poi fuse a quelle dell'arte moderna (soprattuto influenzato dalle tecniche pittoriche dell'impressionismo).Scarello con la sua "Contemporary Baroque Art" è diventato esempio per una forma d'arte da lui creata e poi amata e usata da molti altri artisti che, da quasi trent'anni, ne seguono le orme o ne prendono e/o copiano lo stile, influenze tipiche, nel rispetto della tradizione dei grandi maestri della scuola pittorica italiana delle venezie.
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Il Color field (o color field painting. In inglese: Pittura a campi di colore) è un movimento pittorico caratterizzato dall'uso di grandi tele di canapa coperte interamente da estensioni invariate di colore, che escludono qualsiasi interesse per il valore del segno, della forma o della materia. La definizione è dovuta al critico Clement Greenberg che la utilizzò per la prima volta nel 1955. Il color field è collegato al Suprematismo e all'Espressionismo astratto.
Alcuni importanti artisti color field sono:
• Trevor Bell
• Helen Frankenthaler
• Morris Louis
• Kenneth Noland
• Jules Olitski
• Mark Rothko
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Il Cubismo è un movimento artistico, originatosi in
Francia, caratterizzato dalla tendenza a considerare un dipinto od una
scultura come fatti plastici, indipendenti dall'imitazione diretta delle
forme della natura. Il termine nacque a Parigi, nel 1908, al Salone degli
Indipendenti, quando Henri Matisse inventò questa parola guardando un
quadro di Georges Braque. Questo movimento rimase circoscritto alla
Francia ed alla pittura: poco dopo sorgeva il Futurismo, che ne fu
probabilmente ispirato, ma più per affinità che per imitazione, e che lo
sviluppò in tutte le arti ed in tutta Europa.Tuttavia il Cubismo non è
stato completamente assorbito: molte espressioni della pittura tra il 1920
ed il 1940, l'astrattismo e la pittura metafisica sono piuttosto da
ricollegarsi al Cubismo che al Futurismo. Carattere fondamentale di questo
movimento è un particolare "spirito di geometria" che induce il pittore a
risolvere in volumi geometrici, piani o curvi, le sue immagini.
Esso reagiva direttamente all'Impressionismo accentuando il valore del
volume su quello del colore, tenendo a cogliere le intime esigenze
spaziali della cosa in sé, la sua geometrica essenza, ed ad esaltare sulla
semplice impressione cromatica. Grandi esponenti di questo movimento
furono: Pablo Picasso, Braque ed André Derain, il teorico ne fu Guillaume
Apollinaire che lo definì "arte di concezione" denunciando così lo sforzo,
proprio del movimento, per giungere alla creazione attraverso un'analisi
intellettuale dei vari motivi.
Questa analisi si rilevò ben presto così essenziale da diventare motivo a
sé e da indurre l'Apollinaire a considerare i vari elementi geometrici
della composizione come altrettante note musicali, così da formulare
l'idea di una pittura assolutamente astratta, pura armonia di valori
spaziali, genere del tutto nuovo e dotato di una sua individualità che lo
distingueva dalla normale pittura. Altri artisti che si ispirarono a
questo movimento furono: Robert Delaunay, Fernand Léger, Jacques Villon,
Juan Gris, Jacques Lipchitz, Liubov Popova, Francis Picabia, Louis
Marcoussis, Jean Metzinger e Marie Vassilieff. Al di fuori dalla pittura
il Cubismo trova un eco letterario in quella ricerca di essenzialità
propria del Novecento e di tutti i movimenti minori che ne derivano.Allo
stato puro ebbe invece solo pochi anni di vita e si concluse nelle
scenografie del balletto russo. |
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Il divisionismo è un movimento pittorico che si è
sviluppato tra la fine dell'Ottocento e i primi anni del Novecento sulle
orme del post-impressionismo francese.
La tecnica innovativa, nata dall'esigenza di rappresentare gli effetti di
luce dal vero, consisteva nell'accostare i colori puri, senza mischiarli,
sulla tela in piccoli tratti o punti (puntinismo o pointillismo, dal
francese).
Tale tecnica consente di ottenere la massima luminosità accostando i
colori complementari. Tra i principali maestri del divisionismo italiano
si ricordano Giovanni Segantini, Giuseppe Pellizza da Volpero, Gaetano
Previati, Filippo Carcano e Plinio Nomellini |
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L'Espressionismo è la tendenza di un artista a distorcere
la realtà per ottenere un effetto emotivo. L'espressionismo è stato
applicato a molte forme d'arte, tra cui la pittura, la letteratura e
l'architettura. Inoltre, il termine - per la cupezza dei suoi temi -
spesso viene accostato ad un (introspettivo) senso di angoscia. In senso
generale, anche artisti come Matthias Grünewald e El Greco possono essere
considerati espressionisti, ma in pratica questo termine si utilizza
solamente per opere del XX secolo.
Origini del termine
Il termine è stato coniato dallo storico dell'arte cèco Antonin Matějček
nel 1910, come opposto di impressionismo:
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" Un espressionista cerca, soprattutto, di esprimere sé stesso [...]. [Un
espressionista rifiuta] la percezione immediata e crea in base a strutture
psichiche più complesse... Le impressioni e le immagini mentali passano
attraverso la sua anima come attraverso un filtro che le depura da tutte
le caratteristiche immanenti per arrivare alla loro essenza [e] vengono
assorbite e condensate in forme più generali, in tipi, che [l'artista]
trascrive attraverso semplici formule abbreviate e simboli." (Gordon,
1987) |
Gli Esponenti maggiori, all'inizio del ventesimo secolo
• Vasily Kandinsky
• Oskar Kokoschka
• Franz Marc
• Edvard Munch
• Emil Nolde
• Egon Schiele
• Chaim Soutine
Nell'ambito della pittura vi sono stati diversi gruppi espressionisti, tra
i quali i Blaue Reiter e i Die Brücke. Nella seconda metà del ventesimo
secolo questo movimento ha influenzato molti altri artisti, tra i quali i
cosiddetti espressionisti astratti. L'espressionismo si è tradotto anche
in altre forme d'arte. I romanzi di Franz Kafka, ad esempio, sono spesso
definiti espressionisti. Nel teatro tedesco, esponenti sono Georg Kaiser e
Ernst Toller. Nella musica, sia Arnold Schönberg che Alban Berg hanno
scritto pezzi definiti espressionisti (Schönberg ha anche realizzato
dipinti espressionisti).
Nell'architettura, il lavoro di Eric Mendelsohn appartiene a questa
categoria. Un importante esempio della sua opera è la torre Einstein a
Potsdam, in Germania. Nella scultura, si può citare Ernst Barlach come
esempio. L'espressionismo ha rivestito una particolare influenza nell'arte
cinematografica: vedere in proposito espressionismo (cinema).
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L' Espressionismo astratto fu un movimento artistico
statunitense successivo alla seconda guerra mondiale. Fu il primo fenomeno
artistico tipicamente americano ad influenzare il resto del mondo e
contribuì a spostare radicalmente la capitale artistica da Parigi a New
York, e più in generale dall'Europa agli Stati Uniti d'America.Il New Deal
americano, che coincise con la diffusione delle dittature europee (il
fascismo in Italia, il nazismo in Germania e il franchismo in Spagna),
aveva favorito l'immigrazione degli artisti in fuga dall'Europa che
portarono negli Stati Uniti cellule di ogni tendenza: Il Cubismo muralista
con Léger, il Dadaismo con Duchamp, Mondrian e Hans Hofmann, l'Astrattismo
con Albers, il Realismo con Grosz, il Razionalismo architettonico con Mies
Van der Rohe e soprattutto il Surrealismo, che viene spesso considerato il
più importante predecessore dell'espressionismo astratto, grazie
all'enfasi posta sulla creazione spontanea, automatica o subcosciente. Il
dripping (in inglese: sgocciolatura) di Jackson Pollock su una tela di
canapa stesa sul pavimento è infatti una tecnica che ha le sue radici
proprio nel lavoro di Max Ernst.Il termine "Espressionismo astratto" si
deve ad Alfred H. Barr jr. che lo coniò nel 1929 a commento di un quadro
di Vasily Kandinsky. Successivamente fu ripreso per essere applicato
all'arte americana degli anni '40 dal critico Robert Coates nel 1946.Il
movimento prende il suo nome dalla combinazione dell'intensità emotiva e
autoespressiva degli espressionisti tedeschi con l'estetica
anti-figurativa delle scuole di astrazione europee come il Futurismo, il
Bauhaus e il Cubismo sintetico. In aggiunta, il movimento possiede
un'immagine di ribellione, anarchica, altamente idiosincratica e, secondo
il pensiero di alcuni, piuttosto nichilista.In pratica, il termine viene
applicato a tutti quegli artisti operanti a New York nell'immediato
dopoguerra con differenti stili, e perfino il cui lavoro non è né
particolarmente astratto né espressionista. L'action painting energica di
Pollock, è tecnicamente ed esteticamente molto differente dalla violenta e
grottesca serie di donne di Willem de Kooning (che non è particolarmente
astratta) e dai luccicanti blocchi di colore delle opere di Mark Rothko
(che non sembrano particolarmente espressioniste), tuttavia tutti e tre
vengono considerati espressionisti astratti. L’espressionismo astratto ha
delle caratteristiche comuni, ad esempio la predilezione per le ampie tele
in canapa, l’enfasi per superfici particolarmente piatte, ed un approccio
a tutto campo, nel quale ogni area della tela viene curata allo stesso
modo (per esempio, al contrario, alcuni stili prediligono concentrare la
raffigurazione nell’area centrale rispetto ai bordi).Come prima originale
scuola di pittura in America, l'espressionismo astratto dimostrò la
vitalità e la creatività del paese negli anni del dopoguerra, tanto quanto
il suo bisogno (o abilità) di sviluppare un senso estetico che non fosse
ristretto negli standard europei di bellezza.Il movimento attrasse
l'attenzione, nei primi anni '50, della CIA. Vi videro un mezzo ottimale
per la promozione dell’ideale statunitense di libertà di pensiero e di
libero mercato, uno strumento perfetto per competere sia con gli stili del
socialismo realista prevalente nelle nazioni comuniste, sia con il mercato
dell’arte europea, allora dominante. I libri di Frances Stonor Saunders
(La Guerra Fredda Culturale - The CIA and the World of Arts and Letters)
spiega nel dettaglio come la CIA organizzò e finanziò la promozione degli
artisti americani aderenti all’espressionismo astratto, tramite il
Congresso per la libertà culturale dal 1950 al 1967.Gli articoli su due
figure portanti delle espressionismo astratto come Jackson Pollock e
Philip Guston, scritti dall'artista statunitense Dorothy Koppelman,
relazionano la loro arte alla loro vita seguendo un'ottica di Realismo
Estetico, che possono essere visti sul sitoTerrain Gallery.L'artista
Canadese Jean-Paul Riopelle (1923-2002), aiutò ad introdurre
l'impressionismo astratto a Parigi negli anni '50.Dal 1960, la corrente
perse d'impatto e non fu più a lungo tanto influente. Alcuni movimenti,
come la pop arte il minimalismo, furono una controrisposta e una
ribellione verso quello che l'espressionismo astratto aveva generato. Ad
ogni modo, molti pittori, come Fuller Potter, che aveva creato opere
espressioniste astratte, continuarono a lavorare su questa linea per molti
anni ancora, a volte estendendo ed espandendo le implicazioni estetiche e
filosofiche di qusta ricerca artistica.
I più rappresentativi espressionisti astratti furono:
• Willem DeKooning
• Helen Frankenthaler
• Arshile Gorky
• Adolph Gottlieb
• Philip Guston
• Hans Hofmann
• Franz Kline
• Lee Krasner
• Robert Motherwell
• Barnett Newman
• Jackson Pollock
• Fuller Potter
• Jean-Paul Riopelle
• Mark Rothko
• Clyfford Still |
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La parola francese fauves significa belve feroci.
Con questo termine si indica un gruppo di pittori, per lo più francesi,
che all’inizio del Novecento hanno dato vita ad un’esperienza di breve
durata temporale ma di grande importanza nell’evoluzione dell’arte. Questa
corrente è anche detta Fauvismo.
Il gruppo dei fauves
Il primo ad utilizzare il termine fauves fu il critico d’arte Louis
Vauxcelles per indicare gli autori delle opere che avevano suscitato
scandalo al Salon d’Automne di Parigi del 1905 per la “selvaggia” violenza
espressiva del colore, steso in tonalità pure; successivamente questo
termine comprese quei pittori, legati tra loro da una comune percezione
dell’arte e da profonda amicizia, indipendentemente dalla partecipazione
alla mostra del 1905.
Gli artisti più importanti che parteciparono all’esperienza dei fauves
furono: Henri Matisse, André Derain, Maurice de Vlaminck, Albert Marquet,
Henri Charles Manguin, Charles Camoin, Jean Puy, Raoul Dufy, Othon Friesz,
Georges Rouault, Kees Van Dongen, Georges Braque, Louis Valtat.
Le idee dei fauves
I giovani fauves discutevano molto di impressionismo, spesso in termini
negativi ma apprezzando la novità di una luce generata dall’accostamento
di colori puri. Guardavano con interesse anche in altre direzioni: a
Vincent Van Gogh, la cui mostra retrospettiva del 1901 li aveva
profondamente colpiti, ed alla teoria puntinista del colore di
Georges-Pierre Seurat e di Paul Signac.
Prendendo spunto dal puntinismo e dal post-impressionismo e anticipando
alcuni aspetti del modernismo, i pittori fauves enfatizzavano la pittura
“in quanto tale”, senza secondi fini moralistici o di introspezione
psicologica.
La loro arte si basava sulla semplificazione delle forme, sull’abolizione
della prospettiva e del chiaroscuro, sull’uso incisivo del colore puro,
spesso spremuto direttamente dal tubetto sulla tela. Partendo da
suggestioni e stimoli diversi, ricercavano un nuovo modo espressivo
fondato sull’autonomia del quadro: il rapporto con la realtà visibile non
era più naturalistico, in quanto la natura era intesa come repertorio di
segni al quale attingere per una loro libera trascrizione; una simile
concezione della natura era propria anche del simbolismo. L’influsso di
Paul Gauguin, conosciuto attraverso le due mostre del 1904 e 1906, segnò
gli sviluppi del movimento dei fauves dopo il Salon del 1905: diventano
maggiormente definite le grandi superfici colorate, al cui interno segni
sinuosi e mobilissimi creano modalità espressive basate su accordi di
colori, analogamente alle composizioni musicali dove ogni tono ha un
valore autonomo.
Anche le mostre di arte islamica e dei primitivi francesi di quegli anni
contribuirono a indirizzare la ricerca dei fauves verso una più rigorosa
semplificazione cromatica e una libertà totale nell’uso del colore, che in
alcune opere di Matisse (ad esempio: Madame Matisse - Ritratto con la riga
verde del 1905) tocca picchi artistici altissimi. Per gli stessi motivi i
fauves si entusiasmavano alla scultura dell’Africa e dell’Oceania,
convinti che nell’arte primitiva si realizzi la sintesi tra percezione ed
espressione, quella stessa sintesi perseguita dal pittore fauve quando
sulla tela fa esplodere i colori puri senza nessuna mescolanza di toni,
come fossero “cartucce di dinamite”; questo aspetto della pittura fauve
sembra precorrere la pittura gestuale. ’anno di piena manifestazione del movimento fu il 1906, che segnò
un’ulteriore intensificazione del cromatismo: i fauves trionfarono al
Salon d’Automne, tanto che pittori come Vasily Kandinsky e Alexei Von
Jawlensky si orientarono verso quei modi espressivi.
L’eredità artistica dei fauves
In un certo senso la pittura dei fauves ha partecipato alla più larga
problematica dell’espressionismo europeo, influenzando principalmente
l’espressionismo tedesco che ne riprese i temi principali (esaltazione
della forza dell’arte primitiva, libertà dell’artista da vecchie
convenzioni e da formalismi obsoleti). Ma è stata la formidabile crescita
del cubismo a rompere l’unità del movimento dei fauves. La breve durata
del movimento fu probabilmente dovuta non solo alla mancanza di un
programma ben preciso ma anche all’esaltazione della “pittura pura” e del
“colore esplosivo” che dovevano da soli creare la forma e divenire realtà:
paradossalmente, all’eccesso dei fauves seguì il successo del cubismo,
visto come desiderio della forma e di una organizzazione maggiore che
ponesse un freno all’assoluta libertà del colore. |
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Il Futurismo è stato un movimento artistico del XX secolo. Anche se si
possono vedere affiorare tracce del nascente futurismo nei primissimi anni
del secolo, il saggio del 1907 Entwurf einer neuen Ästhetik der Tonkunst
(Abbozzo di una nuova estetica della musica) del compositore italiano
Ferruccio Busoni viene talvolta considerato come il vero punto di partenza.
Il futurismo fu in larga parte un movimento italiano, anche se ebbe degli
aderenti in altre nazioni, soprattutto in Russia. I futuristi esplorarono
ogni forma artistica, dalla pittura alla scultura, in letteratura riguardo
alla poesia e al teatro, ma non trascurarono neppure la musica,
l'architettura, la danza, la fotografia, il nascente cinema e persino la
gastronomia. Il poeta italiano Filippo Tommaso Marinetti fu il primo tra i
futuristi a produrre un manifesto della loro filosofia artistica, nel suo
Manifesto del futurismo (1909), rilasciato inizialmente a Milano e
pubblicato sul quotidiano francese Le Figaro il 20 febbraio (vedi riquadro
a lato).
Marinetti riassunse i principi fondamentali dei futuristi, che
comprendevano un appassionato disgusto per le idee del passato,
specialmente per le tradizioni politiche ed artistiche. Marinetti e gli
altri sposarono l'amore per la velocità, la tecnologia e la violenza.
L'automobile, l'aereo, la città industriale avevano tutte un carattere
leggendario per i futuristi, perché rappresentavano il trionfo tecnologico
dell'uomo sulla natura. La vis polemica appassionata di Marinetti attrasse
immediatamente il supporto dei giovani pittori milanesi - Umberto Boccioni,
Carlo Carrà, e Luigi Russolo - che vollero estendere le idee di Marinetti
alle arti visuali (Russolo fu anche un compositore, e introdusse le idee
futuriste nelle sue composizioni). I pittori Giacomo Balla e Gino Severini
incontrarono Marinetti nel 1910. Questi artisti rappresentarono la prima
fase del futurismo. Il pittore e scultore Umberto Boccioni (1882-1916)
scrisse Il manifesto dei pittori futuristi nel 1910, nel quale proclamò:
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Noi vogliamo combattere accanitamente la religione fanatica,
incosciente e snobbistica del passato, alimentata dall'esistenza
nefasta dei musei. Ci ribelliamo alla suprema ammirazione delle vecchie
tele, delle vecchie statue, degli oggetti vecchi e dell'entusiasmo per
tutto ciò che è tarlato, sudicio, corroso dal tempo, e giudichiamo
ingiusto, delittuoso, l'abituale disdegno per tutto ciò che è giovane,
nuovo e palpitante di vita. |
I futuristi soprannominarono l'amore per il passato "passatismo", e i suoi
fautori "passatisti" (cf. Stuckismo). Talvolta attaccarono fisicamente dei
presunti passatisti, in altre parole, quelli che non apprezzavano le
esibizioni o le performance futuriste. In altri casi furono invece i
futuristi ad essere aggrediti dal pubblico, come nel famoso "Discorso
contro i Veneziani" di Marinetti.
La glorificazione futurista della guerra moderna come espressione artistica
definitiva, e il loro intenso nazionalismo, permise a quelli tra loro che
sopravvissero alla prima guerra mondiale di abbracciare il Fascismo. Il
futurismo influenzò molti altri movimenti artistici del XX secolo, compresi
Art Deco, vorticismo, costruttivismo e surrealismo. Anche se il futurismo
in sé è considerato estinto, per aver esaurito la sua vena principale negli
anni '30, potenti eco del pensiero di Marinetti, in particolare il suo
"sogno di metallizzazione del corpo umano", rimangono tuttora nella cultura
giapponese, ed emergono ad esempio nei manga/anime e nei film di Shinya
Tsukamoto.
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Per Impressionismo si intende quel movimento artistico, ed in special modo
pittorico, iniziatosi in Francia nella seconda metà dell'Ottocento, e durato
fino ai primi anni nel Novecento.
Una precisa esperienza di gusto, un momento caratteristico e storicamente
definito della civiltà artistica moderna.
L'impressionismo nella
pittura
Da non confondersi dunque con l'impressionismo d'ogni tempo, che è solamente
un modo rapido, abbreviato, sintetico di descrivere e rappresentare una
forma; e dove, trattandosi di pittura, vedi il pennello fare un gioco
scoperto, lumeggiare e disegnare e colorire a tocchi e tratti e guizzi, con
la freschezza e vivezza delle felici improvvisazioni; che è in rapporto con
una stato di concitazione visiva e sentimentale di fronte agli spettacoli
della natura. L'impressionismo è un atteggiamento eterno e ricorrente dello
spirito artistico; può essere assimilato ad un amore di sintesi, ad uno
stato di particolare eccitazione mentale che si traduce in effetti di rapito
moto e di accensione cromatica, di violenta combustione lineare e di
esaltazione luminosa. Ma l'Impressionismo propriamente detto fu esperienza
spirituale iniziatasi a Parigi con quei pittori nella cui coscienza s'era
venuto maturando un amor di natura disceso dalle enunciazioni romantiche;
quei pittori della famosa mostra del 1874 nella sale del fotografo Nadar, e
precisamente: Claude Monet, Edgar Degas, Alfred Sisley, Pierre-Auguste
Renoir, Paul Cézanne, Camille Pissarro, Felix Bracquemond, Jean-Baptiste
Guillaumin e l'unica donna Berthe Morisot. Fu il critico d'arte Leroy che,
pigliando lo spunto da un quadro di Monet esposto alla mostra (Impression,
soleil levant), intitolò un suo scritto illustrativo di quella mostra "Exposition
des impressionistes". Una parola destinata ad aver fortuna, come quell'arte
originale e felice. Intorno al 1830 pervenne a un gusto pittorico fondato
sulla effusione coloristica e sui vivi contrasti di luce ed ombra e sul moto
delle linee; ed a poco a poco s'indirizzò verso i fatti e i valori della
vita contemporanea, fino a sboccare nella polemica del realismo.
Il Romanticismo spogliato d'ogni sovrastruttura letteraria, diventa questo
realismo, una comunione diretta dell'artista con la natura. E s'intende che
un interesse alla natura così vivo, e sentito come immediatezza di
sentimento, includesse un interesse alla realtà storica circostante, e cioè
una vita umana non più rievocata e goduta come un mito, ma contemplata come
attualità e quotidiana esperienza: un atteggiamento morale, una disposizione
psicologica che diventano dunque una nuova pittura. Guardare agli spettacoli
della strada, agli avvenimenti dei campi e delle città, ai costumi ed agli
abiti degli uomini vivi; dimenticare gli insegnamenti del Museo ed
uscirsene, chiusa la porta dello studio, all'aperto e riscoprire il mondo,
significò sciogliere il linguaggio della pittura da ogni convenzione, e
rifare un sentimento ed insieme una tecnica ed uno stile.
Sorge una pittura di toni chiari; dove le ombre, a riscontro dei gialli
della gran luce meridiana, si fanno cerulee e viola; dove gli alberi possono
apparire anche turchini; dove il nero ed il bitume (quel bitume che era il
colore base della vecchi pittura) non hanno possibilità di affacciarsi; dove
tutti i colori risplendono puri creando essi stessi lo spazio graduandosi
come toni, moltiplicandosi e richiamandosi nei riflessi, nella illuminazione
totale del quadro. Una pittura nella quale le immagini si imbevono di luce,
respirano in pieno sole. Si tratta ormai di rendere sulla tela il profondo
naturalismo ed individualismo del tempo; ed è così che i quadri oltre tutto
assumono nuove, ridotte proporzioni. Il pittore si trova ad essere un uomo
che di primo mattino o di pieno meriggio o sul calar del sole se ne va per
le strade ed i campi con suo zaino in spalla; se ne va a scoprire di che
azzurro e verde si faccia un orto sotto la brina; di che luce risplenda il
cielo e il fiume che lo riflette tra i freschi alberi; di che bruni e
turchini e gialli e rossi si punteggino le strade, le piazze ed i giardini
della città; e come tra le nebbie svaniscono le cattedrali; e come sotto le
nuvole bianche si muovono l'erbe nei prati; e come sui tavoli delle osterie
suburbane e sulle coppie di amanti il sole accenda i suoi lumi. Un giovanile
entusiasmo, un'euforia, una virile sensualità risolvono in espressione
poetica quel desiderio di imitazione della natura, di fedeltà alle sue leggi
positive, quale, per esempio, quella dei colori complementari.
Nel 1863 Edouard Manet (1832-1883) dipinge il quadro Olympia;
d'Impressionismo ancora non si parla, di quel certo Illuminismo "en plein
air". E tuttavia nel quadro si possono intravedere le caratteristiche
principali di questo movimento che poi porteranno Manet a dipingere
all'aperto i suoi famosi paesaggi, da considerarsi i primi saggi del nuovo
movimento. Manet era considerato il leader di questo movimento, ma mal
sopportava di essere strettamente identificato in un gruppo, e per
distinguersi non partecipò ad alcuna delle mostre collettive.
Claude Monet (1840-1926) è l'impressionista più fedele alle scoperte sulla
natura fisica della luce; il pittore che già nelle opere di Boudin e
dell'amico Jongkind aveva trovato i segni del nuovo gusto.
Insieme con Pissarro (1830-1903) e con Sisley (1839-1890) Monet realizza
quella pittura fresca, rapida, "a macchia", colorita soltanto coi colori
dello spettro solare, che è l'Impressionismo tipico, quello che facilmente
in seguito si volgerà, per essere così rispettoso dei valori ottici, alle
astrattezze scientifiche del "pointillisme".
Una natura che la luce ed il colore fanno palpitare in ogni sua parte; che
fatalmente Monet finirà per amare come frammento e vorrà chiudere, così
espansiva, illimitata com’essa è, nel rettangolo della tela (si pensi alle
sue Ninfee); quella natura fluente, abbagliante, tutta colloquio di elementi
e vibrazioni di fibre e molecole, quella natura dava il capogiro a Degas,
fece ad un certo punto sazio Renoir, trovò in Paul Cézanne (1839-1906) il
più innamorato dei nemici. La memoria delle forme classiche, sempre riaccesa
nello spirito di questi tre grandi pittori, nonché smentire, dà un tono più
alto e forma più complessa all'Impressionismo.
L'Impressionismo attinse a numerose fonti arricchendosi poi sempre di nuove
esperienze; ad esempio alle antiche miniature francesi del sec. XIII, si
giovò certo dell'esempio dei pittori inglesi di paesaggio come Richard
Parker Bonington (1801-1828), William Turner (1775-1851) e trasse
insegnamenti fin dalle stampe giapponesi. Dalla Francia l'Impressionismo
passò in ogni paese artisticamente civile d'Europa, trovandovi possibilità
di sviluppo. Ma in Italia, salvo casi sporadici di pittori stati o vissuti a
Parigi, il gusto dei pittori non fu propriamente, in senso stretto,
impressionistico. Ad esempio i Macchiaioli ebbero un diverso modo
d'intendere la forma ed il suo rappresentarsi nello spazio luminoso: modo
che li riporta se mai a contatto della tradizione quattrocentista locale.
Grande impressionista a suo modo, ma non senza legami con la tradizione del
suo paese, fu l'olandese Vincent Van Gogh (1853-1890), tra i massimi pittori
del suo tempo, dionisiaco sommovitore d'una natura tutta ardore luminoso,
movimento e colore, d'una natura già fuori d'ogni vincolo positivistico,
tanto la lirica tensione dell'artista la trasfigura.
Altri pittori famosi furono il tedesco Maxime Liebermann (1847-1935), il
danese Peter Severin Krojer (1851-1909), lo svedese Anders Zorn (1860-1920):
traduttori nel loro paese del linguaggio impressionistico in forme d'agevole
naturalismo.
L'Impressionismo nella letteratura
Questo movimento ebbe contatti con la letteratura ed influssi su di essa;
come ad esempio Manet e lo scrittore Émile Zola ma è un incontro casuale,
tra due scuole nuove, contro i comuni nemici. Il corrispondente vero
dell'Impressionismo in letteratura è il Simbolismo; nell'uno e nell'altro è
l'impressione immediatamente segnata, lo studio di suscitare nel pubblico
l'impressione, invece di finirgli, compiuta, definita, la evocazione.
L'Impressionismo nella
musica
Una compiuta trasposizione dei modi e delle teorie impressionistiche si ebbe
nella musica.
Sotto l'aspetto morfologico e culturale, il concetto d'impressionismo
musicale può riferirsi ad un momento eterno della civiltà, al momento
conclusivo e decadentistico (nel senso d'un estremo arricchimento della
sensibilità e del gusto) d'ogni cultura al tramonto: appaiono in esso quelle
che i tedeschi dicono le "spätforment" d'una civiltà, le forme tardive,
piene di succhi capziosi e di significati riposti, ma povere di vigore e di
potere fecondativo.
Sotto l'aspetto della storia dello spirito, invece, l'impressionismo
musicale è quella caratteristica concezione estetica e morale dell'arte
occidentale e, in primo luogo, francese, che si libera verso la metà
dell'Ottocento dal dogmatismo, ricercando una libertà formale che la scuola
accusa di genericità ed inconsistenza.
In questo ardente desiderio di "liberare" la forma individuale, il primo
atto è quello di rinnegare, abbandonandole, le "forme" musicali tradizionali
quali la sonata e la sinfonia e di escludere rigorosamente quei procedimenti
compositivi che ad esse hanno dato netta configurazioni, quali
l'impostazione tematica, gli sviluppi, le simmetrie architettoniche, ecc.
I maggiori esponenti di questo movimento nella musica furono: Claude Debussy
(1862-1918), Maurice Ravel (1875-1937), Paul Dukas (1865-1935), Alexander
Scriabin (1872-1915), Frederick Delius (1863-1937) ed in molti altri minori
d'ogni paese.
In Italia non troviamo rappresentanti eminenti di quell'estetica
all'infuori, forse, dell'eclettico Ottorino Respighi (1879-1936): ma quando
i musicisti italiani si rendono conto del movimento impressionistico, già
sono sopravvenute in Francia ed altrove nuove tendenze.
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Il movimento dei macchiaioli si è sviluppato in Toscana nella seconda metà
dell'ottocento. La loro pittura è caratterizzata da larghe zone di colore
(da qui il nome- macchiaioli, che viene appunto da macchia). I principali
esponenti furono: Giovanni Fattori, Silvestro Lega e Telemaco Signorini.
Fattori fu un po' il "capostipite" del movimento, con i suoi soggetti
sopprattutto di guerra. |
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Il manierismo è una corrente artistica italiana, soprattutto pittorica,
del XVI secolo che si ispira alla maniera, cioè lo stile, dei grandi artisti
che operarono a Roma negli anni precedenti, in particolare Raffaello Sanzio
e sopratutto Michelangelo Buonarroti. L'età della maniera inizia fra il
1520, anno della morte del Sanzio, e il 1527, anno del Sacco di Roma, che
vede la diaspora degli allievi di Raffaello diffondere il nuovo stile in
tutta la penisola, tra questi Perin del Vaga a Genova e poi di nuovo a Roma,
Polidoro da Caravaggio a Napoli e poi in Sicilia, Parmigianino a Bologna e
Parma, ma anche in Francia con Rosso Fiorentino e Primaticcio, lavorando nel
castello di Fontainebleau. Prima del Sacco, si ebbero fermenti manieristici:
nel 1521, con l'apertura del cantiere alla villa Imperiale a Pesaro, per
volontà del duca di Urbino Francesco Maria della Rovere, dove sotto la
direzione di Gerolamo Genga, lavorò un eterogeneo gruppo di pittori, che con
i lavori intrapesi a Mantova da Giulio Romano, trasferitosi da roma nella
città dei Gonzaga nel 1524. Fra i manieristi, eccellono un gruppo di artisti
che elaborano con più personalità e profondità i motivi classici, in
particolare il Bronzino, il Vasari a Firenze. Si possono ricordare anche
Daniele da Volterra, Francesco Salviati (Cecchino), i fratelli Federico e
Taddeo Zuccari nell'arte profana, Nicolò dell'Abate. La maniera può dirsi
conclusa per quanto riguarda l'Arte Sacra con la fine del Concilio di Trento
nel 1563, quando si chiese ai pittori di rappresentare soggetti semplici e
chiari, tutto il contrario di quelli manieristici, che continuarono fino ad
esaurisi nelle composizioni profane.
Il manierismo in pittura
Il termine maniera è onnipresente e con molti significati nel '500, a
partire proprio da Giorgio Vasari che lo utilizzò estesamente per indicare
lo stile, la prassi, l'abilità artistica di un autore: e di fatto il Vasari
stesso è uno dei primi commentatori della opere sue contemporanee, e ne
analizza il motivo stilistico, la struttura, la composizione e la tecnica
La preparazione richiesta ad un pittore nel '500 non si fermava all'abilità
artistica, ma comprendeva anche la cultura, una formazione universale, anche
religiosa, nonché le norme di comportamento etico e sociale che gli
consentissero di rapportarsi alle istituzioni e ai committenti. Anche questo
si traduceva nella "maniera" di dipingere; e per il Vasari, l'espressione
più alta della "buona maniera" di dipingere era in Raffaello e Michelangelo
.
Ma la "maniera", o lo "stile" che dir si voglia, si tradusse negli autori
successivi in affettazione, inventiva, ricercatezza, artificio, preziosismo:
caratteristiche queste che sono stati successivamente attribuite a questi
pittori in varia misura e con valutazioni diverse, a seconda dei tempi.
Il termine manierismo, al contrario di "maniera", comparve molto più tardi,
con l'affermarsi del neoclassicismo alla fine del '700, a definire quella
che veniva intesa come una digressione dell'arte dal proprio ideale; e fu
usato successivamente dello storico d'arte Jakob Burkhardt per definire in
modo sprezzante l'arte italiana fra il Rinascimento e il Barocco.
Solo negli anni 1910 e '20 i pittori manieristi furono riabilitati e, sotto
l'influsso dell'espressionismo e del surrealismo, si valutò positivamente la
cultura sottostante al manierismo: il distacco dell'arte dalla realtà,
l'abbandono dell'idea che la bellezza della natura sia impareggiabile e il
superamento dell'ideale di arte come imitazione della realtà. In questa
concezione invece, l'arte diventa "fine a sé stessa".
Caratteristiche abbastanza ricorrenti nelle opere pittoriche manieriste, più
o meno apprezzate nei tempi successivi, furono:
# una costruzione della composizione complessa, molto studiata,
fino ad essere artificiosa, talvolta con distorsioni della prospettiva,
talvolta con eccentricità nella disposizione dei soggetti, tipica è la
figura serpentina, cioè realizzata come la fiamma di un fuoco o una s;
# un uso importante della luce, finalizzato a sottolineare espressioni
e movimenti, a costo di essere a volte irrealistico; grande varietà di
sguardi ed espressioni, normalmente legate al soggetto e alla situazione
rappresentata: talora intense, dolorose, a volte assenti, metafisiche, a
volte maestose, soprannaturali;
grande varietà nelle pose, che come quelle di Buonarroti intendono suggerire
movimenti, stati d'animo, e quando richiesto la soprannaturalità del
soggetto; uso del drappeggio molto variegato fra i vari artisti, ma di
solito importante e caratteristico, fino a diventare innaturale; anche i
colori delle vesti, ma talvolta anche degli sfondi, consentono di staccarsi
dalle tinte più comuni in natura e portare l'effetto di tutta l'opera su
coloriture più artefatte e insolite. |
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Il Neoclassicismo, in letteratura, fu un movimento artistico-letterario che
si sviluppò in Europa tra la seconda metà del Settecento e il primo
decennio dell'Ottocento, manifestando un orientamento del gusto e delle
predilezioni culturali verso la civiltà antica, soprattutto greca, scelta
come modello da emulare.
Neoclassicismo e arti figurative
Nata nell'ambito delle arti visive, tale tendenza ricevette un forte
impulso dagli importanti ritrovamenti archeologici di Ercolano e Pompei,
effettuati nell'ultimo trentennio del secolo. Tali rinvenimenti furono
fondamentali per l'organizzazione dell'archeologia in scienza moderna e
contribuirono alla nascita di un "turismo" aristocratico diretto verso i
luoghi della classicità, soprattutto in Italia e in Grecia. Cominciarono
così a moltiplicarsi le testimonianze di viaggio. Nell'ambito delle arti
figurative, la riflessione teorica, trovò la sua formulazione nell'opera di
due tedeschi, il pittore Anton Raphael Mengs e l'archeologo e storico
dell'arte Johann Joachim Winckelmann, che aveva visitato Pompei e Paestum
intuendone per primo l'importanza archeologica. Winckelmann propugnò
l'ideale di un'arte equilibrata e composta, priva di passionalità, capace
di rievocare la naturale semplicità dei tempi remoti della civiltà nell'età
di Pericle (Atene, 461 - 429 a.C). L'imitazione dei modelli dell'antichità
corrispose alla volontà di recuperare non soltanto le antiche forme di
bellezza, ma anche la razionalità e l'equilibrio morale che quelle forme
esprimevano, partecipando in questo degli ideali tipicamente illuministici.
La classicità, soprattutto greca, fu vista come una mitica età dell'oro, in
cui l'umanità viveva in armonia con la natura ed il bene coincideva con la
bellezza. Il neoclassicismo vagheggiò un "bello ideale" nitido, raffinato,
lontano dalla passione. L'esigenza di creare un punto di riferimento e
d'ordine fra i grandi sconvolgimenti dell'epoca, generò un neoclassicismo
scenografico, di composta bellezza, largamente adottato in epoca
napoleonica, che divenne moda e improntò anche l'architettura,
l'arredamento, l'abbigliamento.
Neoclassicismo e letteratura
In ambito letterario, il neoclassicismo si tradusse nel ricorso alla
mitologia e, se il riferimento era al presente, all'allegoria. La lingua,
modellata su quella dei classici greci e latini, è artefatta, lontana da
quella corrente. Fuori d'Italia, soprattutto in Francia con André de
Chénier, i principi neoclassici si legarono al presente e, in particolare,
alle istanze rivoluzionarie. In Italia, centro del classicismo fu la
capitale del Regno all'epoca di Napoleone, Milano, dove lavorava lo
scultore Antonio Canova e dove fu avviata l'edizione della Collezione dei
classici italiani (1802-1814), che raccoglieva gli autori maggiori della
tradizione italiana fornendo un canone ben preciso di letterarietà.
I generi letterari più coltivati furono quelli tradizionali della
classicità: Vittorio Alfieri fece rivivere la tragedia, ambientando le sue
storie nel mondo antico. Il maggiore scrittore neoclassico italiano fu
Vincenzo Monti, che tradusse in endecasillabi sciolti l'Iliade di Omero,
completata nel 1810. Sempre in Italia Ugo Foscolo scrisse, oltre a un
romanzo che manifestava una sensibilità preromantica come Le ultime lettere
di Jacopo Ortis (1802), due odi allegoriche neoclassiche (A Luigia
Pallavicini caduta da cavallo, del 1799, e All'amica risanata, del 1802) e,
a conclusione della sua carriera poetica, le Grazie, poema rimasto
frammentario, dedicato a tre divinità minori che secondo la mitologia
classica sono al seguito di Venere. Nelle Prose e poesie campestri (1788 e
1817), Ippolito Pindemonte celebrò "piaceri eruditi e tranquilli" sullo
sfondo di uno scenario campestre. L'autore ricorda la tradizione pastorale
che risale a Teocrito, ma, invece del distacco neoclassico, compare una
vena melanconica. Il neoclassicismo sfumò nel romanticismo ed è
interessante il fatto che l'articolo di Madame de Staël Sull'utilità delle
traduzioni in Italia, destinato a scatenare nel 1816 la polemica tra
classicisti e romantici, apparve sulla rivista La Biblioteca italiana
proprio nel periodo in cui Monti era condirettore. A tradurlo fu un
"classicista illuminato", Pietro Giordani. Il classicismo fu una scelta
formale che influì anche sulla nuova sensibilità patetica e sentimentale
manifestatasi verso la fine del secolo e che in Italia assunse il
significato di una tradizione nazionale che rallentò la diffusione del
romanticismo e ne modificò alcuni tratti. |
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La corrente artistica denominata Pop Art si manifesta soprattutto negli
Stati Uniti alla fine degli anni Cinquanta e in seguito (inizialmente) in
Gran Bretagna, confermando gli stretti rapporti tra i paesi
capitalisticamente più avanzati e questa manifestazione artistica che
prende spunto soprattutto dagli oggetti quotidiani e comuni (per l'appunto
"popular").
La sua nascita è comunque fortemente segnata da un moto di ribellione alle
correnti astratte ed informali che segnavano in modo deciso il dibattito
intellettuale e artistico caratteristico della "vecchia" Europa.
Quest'arte si impadronisce dello spazio circostante sostituendo l'immagine
dell'oggetto con l'oggetto stesso ed accentuando la dimensione grottesca
della realtà americana dove la prepotenza martellante dei media annulla
ogni giudizio autonomo. È un'arte aperta alle forme più popolari di
comunicazione: i fumetti, la pubblicità i quadri riprodotti in serie;
nell'era della riproduzione meccanica dove la ripetibilità è l'unico valore
riconosciuto, la ripetizione seriale è fondamentale. La differenziazione si
gioca soprattutto su quella che si può definire "nuova oggettualità"
contrapposta alla astrazione e all'informalità. L'assunto di mettere sulla
tela o in scultura oggetti quotidiani elevandoli a manifestazione artistica
si può idealmente collegare al movimento svizzero Dada, ma completamente
spogliato da quella carica anarchica e provocatoria dei Dada. La critica
alla società dei consumi, degli hamburger, delle auto, dei fumetti si
trasforma presto in merce, in oggetto che si pone sul mercato (dell'arte)
completamente calato nella logica mercantile.
Ciononostante gli artisti che hanno fatto parte di questo movimento hanno
avuto un ruolo rivoluzionario introducendo nella loro produzione l'uso di
strumenti e mezzi non tradizionali della pittura, come il collage, la
fotografia, la serigrafia, il cinema, il video. Sul piano dell'evoluzione
del costume la Pop Art ha segnato fortemente campi adiacenti all'arte come
l'arredamento, la moda, il gusto estetico diffuso. Alcuni degli esponenti
più importanti del movimento sono (in ordine alfabetico): Basquiat, Richard
Hamilton, Jasper Jones, Roy Lichtenstein, Ernesto Paolozzi, Robert
Rauschenberg, Frank Stella, Andy Warhol, Tom Wesselman. |
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Al post-impressionismo si rifanno tutti quegli orientamenti artistici che
si svilupparono in Francia nell'ultimo ventennio dell'Ottocento. Non si
trattò di una vero e proprio movimento riconosciuto, ma di un momento nuovo
di ricerca e di assimiliìazione di ciò che avevano fatto gli
Impressionisti. Dopo l'impressionismo occorreva un processo di ricerca
quasi infinito che divenne sempre più personale. Caratteristiche comuni ai
post-impressionisti furono il rifiuto della sola impressione visiva, la
tendenza a cercare la solidità dell'immagine, la sicurezza del contorno, la
certezza e la libertà del colore.
Fra i più importanti post-impressionisti vanno ricordati Paul Cézanne, Paul
Gauguin, Harry Lachman, Henri Rousseau, Georges Seurat, Henri de
Toulouse-Lautrec e Vincent van Gogh, che influenzeranno significatamente
tutta l'arte pittorica del Novecento, ed il movimento divisionista
italiano. |
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Il termine Rectoversion è formato dalle parole "recto" (fronte) e "version"
(versione). È basato su un neologismo francese che significa letteralmente
"rotazione del lato frontale (recto)" e corrisponde alla tecnica pittorica
che l'artista Michel De Caso utilizzò in Rectoversion (1991). Un dipinto "rectoversato"
viene realizzato dipingendo su entrambi i lati del supporto pittorico che
viene prima di tutto traforato. Questa proposizione artistica apre
numerose questioni artistiche e filosofiche completamente legate al nostro
tempo. Soprattutto tira in ballo la nozione di dipinto come "finestra
aperta" che ha origine in particolare dal rinascimento. Alcuni artisti
sono interessati al concetto di "Rectoversion". Essi si sono recentemente
raggruppati attorno a Michel De Caso, formando il "movimento rectoversion,
dall'anno 10 al 10.000". Tutti gli artisti di questo movimento hanno delle
affinità con la Rectoversion, ma ognuno di essi porta la propria
sensibilità, creatività e differenza. La Rectoversion non funziona con
modalità volta alla fusione e basata sull'identità, ma si apre verso
un'altra sfera, molteplice e contraddittoria. Ci sono stati rari esempi di
dipinti a doppia faccia nel corso della storia dell'arte, ma il dibattito
su quale sia il fronte (recto), il retro (verso) e la loro relazione
reciproca, non è mai stato spintò così in la come nella Rectoversion. |
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Il termine "romanticismo" venne applicato per primo da Friedrich von
Schlegel (1772) alla letteratura da lui considerata "moderna" e
contrapposta a quella "classica".
Il termine, utilizzato in modo sempre più ampio ed esteso, venne
applicato, già nell'Ottocento, dapprima ad una nuova tendenza della
sensibilità basata sull'immaginazione e in seguito a un orientamento più
diffuso del pensiero filosofico, parlando, via via, non solamente più di
arte romantica, ma anche di scienza o filosofia romantiche.
Gli atteggiamenti interpretativi degli studiosi riguardo al termine
romantico sono stati molto vari e ciò crea problemi a chi voglia definire
con maggior precisione questo termine.
Il Wellek restringe il Romanticismo solamente a quei movimenti letterari
europei che nella prima metà dell'Ottocento si rifecero a questo nome.
Il Praz collega il romanticismo ad un cambiamento della sensibilità
avvenuto nel Settecento e vivo ancora oggi. Filosofi come Schlegel e
Nietzsche considerano il romanticismo come uno dei due cardini sul quale
ruota continuamente la spiritualità dell'uomo, distinguendo il primo fra
classico e romantico, il secondo tra apollineo e dionisiaco. Le opinioni
divergono non solo sul termine ma anche sulla omogeneità europea del
fenomeno sostenendo una sostanziale omogeneità come Wellek o sulla
diversità delle sue manifestazioni nazionali come il Lovejoy.
Ancor oggi nel linguaggio comune le differenze sono molteplici, infatti
mentre in tedesco romantisch evoca immagini letterarie di paesaggi e di
ricordi medievali, in inglese romantic si collega con il sentimento e
l'amore. Nel considerare il termine solo per indicare alcuni precisi
fenomeni letterari bisogna in ogni caso tener presente che essi si
svilupparono in date differenti (tra il 1800 e il 1830) nei diversi paesi
europei. Il romanticismo nacque infatti dapprima in Germania, poi in
Italia e in Inghilterra e infine in Francia. I tratti comuni dei diversi
movimenti romantici sono stati comunque molti: l'ideale della libertà
creativa e della spontaneità; la concezione di una letteratura e di una
poesia come espressione del sentimento; una polemica vivace contro i
generi, le regole; una esaltazione della fantasia; uno spiccato interesse
per il mito e i simboli; l'esplorazione del sogno e di altre
manifestazioni dell'inconscio; la tendenza ad abolire le distinzioni tra
poesia e prosa.
Il vocabolo "Romanticismo" deriva dal francese "roman" designante un
racconto di avventure, in prosa o in versi. Nella seconda metà del '700,
in Inghilterra, l'aggettivo "romantic" ebbe una connotazione negativa e fu
adoperato per indicare cose fantastiche ed irreali evocanti motivi ed
ambienti medievali.
Rousseau usò l'aggettivo "romantique" privato di ogni intendimento
negativo, per indicare uno stato dì abbandono sognante dell'anima.
Anche in Germania il termine "romantisch", indicante il romanzesco ed il
patetico della letteratura medioevale, perse, gradatamente, l'accezione
negativa, senza però acquisire un preciso significato semantico. Solo nel
1798 Schlegel, nella rivista Atheneum, definì lo "stato d'animo romantico"
e la poesia che ne era emanazione: essa doveva combinare poesia e prosa,
critica e genialità, arte e spontaneità, doveva essere sociale, viva,
pregna delle istanze contemporanee e l'arbitrio del poeta non doveva
subire costrizioni. Nella stessa rivista Novalis e Schleiermacher
chiarirono tali concetti, contrapponendo Romanticismo e Classicismo.
Il romanticismo tedesco
Il movimento romantico europeo ebbe origine nell'opera di alcuni letterati
e ideologici tedeschi della fine del Settecento tra i quali Hamann
(1730-1788) e Herder (1744-1803) studiosi della poesia popolare e
dell'arte primitiva.
Herder faceva una netta distinzione tra la poesia naturale, "Naturpoesie",
quella che esprime subito, con il sentimento, le caratteristiche di una
nazione, e la poesia riflessa o d'arte che è quella che non nasce
spontanea, ma nasce dalla imitazione dei modelli stranieri.
Per Herder la sola vera poesia è la prima e gli esempi sono da ricercare
nella Bibbia, in Omero, in Sofocle, in Shakespeare, in Ossian, nei canti
popolari.
Egli sostiene che ogni nazione ha la sua poesia, diversa per forma e
lingua dalle altre, pertanto è assurdo che la poesia tedesca voglia
rifarsi a quella dei greci o dei romani. Essa deve trovare una poesia
nuova e spontanea che sia conforme alla sua storia e alla sua natura.
Queste idee, esposte da Herder nei Frammenti sulla letteratura tedesca,
nelle Selve critiche e nelle Idee sulla filosofia della storia, trovarono
largo consenso ed ebbero una prima manifestazione programmatica nell'opera
di alcuni poeti che formarono il gruppo chiamato "Sturm und Drang"
(Tempesta ed assalto) dal nome di un dramma di Max Klinger.
Le caratteristiche degli scrittori di questo gruppo furono il disprezzo
per tutte le forme dell'arte classica, l'idea di una poesia intesa come
immediata adesione alla natura, l'ammirazione verso le fonti primitive
dell'arte germanica, l'esaltazione di un tipo di eroe appassionato e
ribelle ad ogni legge.
Da costoro prenderanno lo spunto i romantici veri e propri, cioè i
redattori della rivista berlinese dell'Athenaeum fondata nel 1799, i
critici e filologi August Wilhelm von Schlegel e Friedrich von Schlegel, i
poeti Guglielmo Wackenroder, Novalis, Ludovico Tieck.
Gli Schlegel, nella loro opera Storia della letteratura antica e moderna
(1815) illustrano la differenza tra il mondo poetico dei classici e quello
delle moderne nazioni europee e dopo un profondo studio sostengono che la
poesia moderna non può essere che romantica, cioè romanza, sorta dalla
sensibilità medievale e cristiana.
Il
romanticismo inglese
Contemporaneamente, in Inghilterra, si manifestò un analogo movimento
letterario e poetico di cui i primi esponenti furono Wordsworth e
Coleridge.
La prefazione di Wordsworth alle Ballate liriche costituì uno dei rari
testi teorici del Romanticismo inglese (1798-1830), nel quale dominarono
immaginazione e sensibilità, interesse per il medioevo e per i paesaggi
esotici.
I romantici inglesi crearono opere di grande valore nelle quali,
implicitamente, erano presupposte le nuove concezioni letterarie basate
sugli ideali di libertà politiche e morali conseguenti alla Rivoluzione
Francese. Byron fu assai apprezzato in Italia per il suo Romanticismo
morale, come anche Scott per i suoi romanzi di ambientazione medievale.
Meno conosciuti nel nostro Paese furono Keats e Shelley.
Il romanticismo francese
Il Romanticismo francese si distinse dagli altri per essere essenzialmente
e consapevolmente anticlassico, rinnovando profondamente temi, forme ed
estetica della letteratura.
Rousseau fu il precursore dei romantici francesi come Madame de Stäel e
Chateaubriand ne furono gli apostoli. Grande importanza ebbero, per lo
stabilirsi delle nuove idee, la Rivoluzione Francese e l'impero
napoleonico e non fu mera coincidenza che i testi fondamentali del
romanticismo teorico, il De l'Allemagne della de Stäel e la traduzione Del
corso di letteratura drammatica dello Schlegerl, siano stati pubblicati
quando l'astro napoleonico era ormai al tramonto (1813).
I romantici si opposero ai classicisti e tale contrasto fu indice di una
profonda crisi della letteratura e dell'arte in genere. Madame de Stäel
aveva affermato che l'arte deve educare l'uomo, esprimendone le esigenze e
facendolo partecipe della vita sociale. Tale concezione della letteratura
come creazione originale e nazionale, popolare e moderna, espressione
della società, fu fondamentale e tipica dei romantici francesi. In Francia
la fioritura di opere romantiche fu successiva alla formulazione teorica
del nuovo indirizzo letterario e si sviluppò tra il 1820 ed il 1840. In
tale periodo Hugo espose la teoria del dramma romantico. Il romanticismo
francese ebbe un carattere eminentemente letterario, scevro da fattori
filosofici, morali, sociali e senza un preciso indirizzo estetico.
La pittura di paesaggio
francese
La pittura di paesaggio francese, codificata da Valenciennes e rinnovatasi
nel Romanticismo, si avvale da un lato della rappresentazione "en plein
air" (dal vero) e dall'altro di paesaggi di composizione o storici. A
queto movimento appartengono Corot e la scuola di Barbizon. Il primo cerca
il "vero" fotografico per mezzo di pennellate sintetiche, tinte argentee,
forme sfocate e fuggenti (come accade in "Le Cop De Vent") e accordi
tonali armonici. La scuola di Barbizon cerca nella rappresentazione
sincera del vero, l'espressione del sentimento e di valori etici
arrivando, come risultato, alla raffigurazione di paesaggi lirici, più
profondi ed inquieti, spinti da un irrefrenabile desiderio di conoscere i
meandri della natura in T.Rousseau o più drammatici ed indefiniti come
nelle pitture di Duprè, dove è così facile "naufragar" e perdersi
nell'infinita piccolezza e differenza tra l'orizzonte terrestre e la parte
di cielo che lo accarezza
Il romanticismo italiano
In Italia, invece, uno stato d'animo vagamente romantico precedette il
romanticismo teorico. Nel nostro paese il romanticismo fu accolto come
aspirazione alla libertà in ogni sua forma, non solo letteraria, ma anche
morale e politica. Il movimento nacque in Lombardia (1816) subito dopo il
Congresso di Vienna (1815) come reazione alla Restaurazione e all'accademismo
letterario.
Il nostro Romanticismo, che ebbe le sue radici nel preromanticismo di fine
'700, non fu estraneo all'Illuminismo e, d'altra parte, questo riferimento
fu un fattore costante di tutte le scuole romantiche europee. Infatti
l'illuminismo fu bruscamente interrotto dalla Rivoluzione Francese, senza
aver potuto portare a compimento i suoi ideali. Passata la bufera, un
nuovo tipo di uomo emerse per realizzare quelle esperienze lasciate
incompiute, quindi romantico non fu solo chi reagiva con nuovi canoni
estetici e religiosi alle teorie illuministe, ma anche l'illuminista che,
pur mantenendo un atteggiamento polemico verso alcuni valori tradizionali,
riesaminava le proprie posizioni.
il Romanticismo italiano si ricollegò al moto dì rinnovamento della
seconda metà del secolo. Il suo orizzonte spirituale e filosofico fu
indubbiamente più ristretto di quello del Romanticismo tedesco, ma ebbe
una fisionomia ben precisa di fervore e di ideale patriottico ed una ben
definita coscienza dei propri scopi e dei mezzi per perseguirli. Il
Romanticismo italiano va quindi considerato come fenomeno nazionale; suo
testo fondamentale fu la Lettera semiseria di Grisostomo del Berchet
(1816), nella quale si ha la riaffermazione del concetto di letteratura
come fattore storico, che deve esprimere le tradizioni cristiane e
nazionali, abbandonando l'imitazione degli antichi e la ricerca delle
belle forme e che deve essere mezzo di rinnovamento sociale e morale.
Tutti i nostri primi romantici subordinarono la pura letteratura alle
ragioni educative ed incivilitrici, facendo delle loro opere
un'espressione di libertà e di propaganda per l'indipendenza nazionale.
Alle origini del Romanticismo italiano ci fu la coscienza risorgimentale,
tale esigenza fu accolta dalla rivista Il Conciliatore il cui fine era di
scuotere il Paese dal suo torpore mentale.
Al Conciliatore collaborarono Tommaseo e Mazzini. Manzoni stesso, pur non
collaborandovi, ne abbracciò le tesi, considerando anch'egli che la
letteratura dovesse essere mezzo di incivilimento, espressione nazionale e
popolare e schietta nella lingua e nello stile.
Del Romanticismo il Manzoni accolse il rifiuto della mitologia pagana,
come espressione di una moralità e di una mentalità aliene da quelle
cristiane.
La poesia, secondo Manzoni, deve avere per oggetto il vero della storia e
delle vicende umane, senza contaminazioni tra storia e fantasia. Per tale
ragione il Realismo, apparentemente in antitesi con il Romanticismo, ne fu
in realtà uno sviluppo.
Infatti l'esigenza di realismo sostenuta dal Manzoni fu presente in tutta
la migliore letteratura romantica nei propositi di adesione all'attualità
dei fatti e nell'esigenza di renderla popolare ed interprete delle
aspirazioni nazionali, nonché nella negazione della normativa
classicistica. Il realismo romantico trovò voce nella poesia dialettale
del Porta e del Belli.
Il vigore poetico del primo Romanticismo si stemperò in una vena
malinconica e sentimentale, della quale i maggiori esponenti furono il
Prati e l'Aleardi.
La spiritualità romantica, già viva nel Foscolo, fu "situazione
sentimentale" nel Leopardi, pur dichiaratamente antiromantico, tanto che
tali poeti possono essere, a ragione, considerati esponenti del nostro
Romanticismo neoclassico, avendo essi ammantato di classicità "pensieri
nuovi con versi antichi" secondo la tesi di Chénier. Con il Tommaseo ebbe
inizio quella linea del pensiero romantico che si dissolse nel
Decadentismo e nel Verismo.
Ricavato da "http://it.wikipedia.org/wiki/Romanticismo" |
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La secessione viennese è un movimento artistico riconducibile all'Art
Noveau.
Tra i suoi maggiori esponenti
Gustav Klimt
Egon Schiele
Koloman Moser |
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Il Simbolismo, come scuola letteraria ed atteggiamento del gusto e dello
spirito, fu un momento del decadentismo, ma fu anche la tendenza più
valida della letteratura di fine Ottocento, destinata ad un'ampia fortuna
anche nel Novecento. Il movimento si distinse dal Decadentismo per una più
accentuata ricerca della musicalità e per un uso accentuato dell'analogia.
Il movimento ebbe origine in Francia, nel 1886, con il manifesto di Jean
Moréas, apparso sul Figaro. Moréas, l'anno precedente, in un articolo
apparso sul XIXme Siècle aveva definito "Simbolisti" Verlaine, Mallarmé ed
i loro seguaci. I poeti simbolisti riconobbero il loro maestro in
Baudelaire, e più tardi in Verlaine, Rimbaud, Mallarmé, che di questa
tendenza rappresentarono l'espressione più alta; diedero vita a numerose
riviste. Non mancarono i manifesti. Il movimento ebbe vasta risonanza
europea, con seguaci inglesi, tedeschi, russi, spagnoli. In Italia furono
legati al Simbolismo Pascoli, D'Annunzio e, in genere, i poeti della prima
metà del secolo. Il nome del movimento deriva da un'idea del mondo come
una rete di simboli (le cose) mediante la quale il poeta evoca una realtà
più profonda, ricostruendola e reinventandola su una trama di analogie e
corrispondenze. Tale visione del mondo produce nell'arte una rivoluzione
totale, del contenuto e delle forme. Ammessa l'impossibilità di conoscere
la realtà vera mediante l'esperienza, la ragione, la scienza, si pensa che
soltanto la poesia, per il suo carattere d'intuizione non razionale ed
immediata, possa esprimere le rivelazioni dell'ignoto. La poesia diviene
dunque la più alta forma di conoscenza, l'atto vitale più importante:
coglie le misteriose analogie che legano le cose, scopre la realtà che si
nasconde dietro le loro apparenze esteriori, esprime i presentimenti che
affiorano nell'animo. Per questo la poesia è concepita come messaggio che
giunge da lontano, come espressione simbolica di ciò che è inesprimibile.
La poesia non rappresenta più immagini o sentimenti concreti, rinuncia al
racconto, alla proclamazione di ideali. La parola non è più usata come
elemento del discorso logico, ma per la sua capacità evocativa e
suggestiva. La struttura espressiva tradizionale è abbandonata, insieme
con ogni forma di costruzione intellettuale e sintattica. Nascono la
poesia del frammento illuminante, ricco di significati simbolici, e una
nuova metrica, sciolta dagli schemi della tradizione, intesa a rendere il
ritmo della vita interiore. La nuova poesia non si rivolge all'intelletto
o al sentimento del lettore, ma al suo inconscio. La poesia si propone di
offrire non dei concetti, ma un'esperienza dell'ignoto. Il poeta non è più
il Vate romantico che rivela la verità delle cose, guida e coscienza dei
popoli: è il veggente che interpreta la realtà. La vera novità di questa
poetica si verifica a livello di linguaggio e di espressione. Si
prediligono le metafore che alludono alla complessità del mondo e ne
riflettano la cangiante metamorfosi, le analogie fra le cose come
manifestazione d'una profonda e segreta unità. Di qui, ad esempio, l'uso
frequente del passaggio, nell'immagine, da un tipo di sensazioni a un
altro (es.: l'impressione visiva è sostituita da quella tattile, per
indicare la simultaneità di tutte le spinte emotive della coscienza).
La poesia è, per i simbolisti, una creazione del mondo attraverso il
linguaggio, una prova della creatività dell'Io. La ricerca d'una
musicalità verbale, data dal verso libero, evocativa ed impressionistica,
rivela in tali poeti la volontà di raffigurare in forma unitaria
l'apparente diversità della vita. |
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Il Suprematismo è un movimento artistico russo creato dal pittore Kazimir
Malevic intorno al 1913 e teorizzato dapprima sul manifesto dal 1915
(scritto da Malevic in collaborazione con il poeta Majakovskij), poi nel
suo saggio del 1920 Il suprematismo, ovvero il mondo della non
rappresentazione. Malevic sosteneva che l'artista moderno doveva guardare
a un'arte finalmente liberata da fini pratici e estetici e lavorare
soltanto assecondando una pura sensibilità plastica. Il suprematismo resta
legato essenzialmente al nome del suo iniziatore, anche se i riflessi
della sua poetica al di là dei dipinti e modelli architettonici
dell'artista.
Alcune opere famose:
Quadro nero su fondo bianco - Malevic (1913, Leningrado, Mus. Statale
Russo)
Quadro bianco su fondo bianco - Malevic (1919, New York, Mus. of Art)
Un uomo inglese a Mosca - Malevic (1913-14, Amsterdam, Stedelijk Museum |
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Il surrealismo è una corrente pittorica diffusa in Europa nel XX secolo.
La produzione artistica della prima metà del ‘900 è stata determinata dalla
nascita della psicologia moderna, dalle teorie di Sigmund Freud.
Sempre da Freud, i pittori che dettero vita al surrealismo presero un altro
elemento che diede loro la possibilità di esaminare ed far emergere
l’inconscio: il Sogno.
I primi studi sul sogno risalgono al 1900, con la pubblicazione di Freud de
“L’interpretazione dei sogni”, secondo cui il sogno è la via regia verso la
scoperta dell’inconscio. Nel sogno, l’uomo perde il controllo della
coscienza e fa emergere il suo inconscio con immagini simboliche.
Il sogno è quella produzione psichica che ha luogo durante il sonno ed è
caratterizzata da immagini, percezioni, emozioni che si svolgono in maniera
irreale o illogica, e quindi difficile da tradurre in parole, ossia un
linguaggio logico. Può quindi risultare più semplice rappresentare un sogno
mediante immagini. Da qui nasce la teoria del surrealismo. Fu André Breton
a dirigere, nel 1924, il Manifesto del Surrealismo. Secondo Breton, bisogna
giungere ad una realtà superiore (surrealtà) in modo da poter conciliare i
momenti principali del pensiero dell’uomo: quello della veglia e quella del
sogno. Al surrealismo aderirono diversi pittori europei, come Max Ernst,
Joan Miró, René Magritte e Salvador Dalí.
Surrealismo (cinema) Nel periodo compreso tra il 1924 e il 1930, il
movimento surrealista poté contare anche su registi cinematografici quali
Luis Buñuel, René Clair, Jean Cocteau e Germaine Dulac. |
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