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Partners |
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La
mostra, la più ampia mai organizzata in Italia, intende
ricostruire il percorso dell’artista in tutte le sue
fasi essenziali |
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Galleria Civica
Modena
sino al 12 febbraio 2012
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Caravaggio, Courbet,
Giacometti, Bacon |
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Il percorso della mostra si articolerà in diverse sezioni dedicate ai vari periodi della storia dell'arte studiati dal critico milanese e agli artisti da lui amati |
Museo d'arte della Città
dall'11 febbraio 2012
al 17 giugno 2012
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itinerari
d'arte |
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la palermo
normanna |
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lista
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Pierre Bonnard nacque il 3 ottobre 1867 a
Fontenay-aux-Roses a sud di Parigi.
Il padre era a capo del dipartimento al Ministero francese della guerra
mentre la madre, Elisabeth Mertzdorf, proveniva da una modesta famiglia
dell'Alsazia.
Oltre a Pierre ebbero altri due figli: Charles che divenne un chimico e
Andrée che divenne una musicista.Spinto dal padre, Pierre frequentò i più
prestigiosi licei parigini, interessandosi particolarmente alla
letteratura ed alla filosofia; in seguito si iscrisse all'Università di
Parigi per studiare legge.
Nel 1887 decise di dedicarsi alla pittura: a Parigi seguì i corsi
dell'Accademia Julian e dell'Ecole des Beaux-Arts.
Fu in questo periodo che conobbe artisti come Paul Sérusier, Maurice
Denis, Paul Ranson, Edouard Vuillard e Xavier Roussel, con i quali formò
il gruppo dei Nabis (dall'ebraico nabiim, che significa profeti, ispirati)
e con i quali esporrà al Salon des Indépendants a partire dal 1891.
Il gruppo degli artisti Nabis nacque ufficialmente nell'ottobre del 1888,
quando Paul Sérusier mostrò un piccolo olio, un paesaggio dipinto a
Pont-Aven sul coperchio di una scatola di sigari (conservato oggi al Musée
d'Orsay di Parigi), eseguito secondo i consigli di Paul Gauguin: venne
considerato il "talismano" e diventò il simbolo del gruppo.Bonnard venne
soprannominato "il nabi molto giapponese" per la sua passione per le
stampe giapponesi.
Al pari degli altri artisti Nabis, Bonnard trasse costante ispirazione
dalle scienze occulte e dalla magia: le ricerche esoteriche lo
allontanarono progressivamente dal realismo e dal naturalismo
impressionista e lo avvicinarono ad una pittura simbolista, destando
l'ammirazione del poeta Guillaume Apollinaire.
I suoi modelli stilistici furono le opere del periodo bretone di Paul
Gauguin e le stampe giapponesi, da cui assimilò il tentativo di deformare
la realtà enfatizzando gli elementi suggestivi e carichi di significati
simbolici; la sua reazione all'impressionismo si basò su una pittura più
meditata ma con un uso più incisivo del colore
Nel 1899 Bonnard vinse una gara per una campagna pubblicitaria su
manifesti; questa vittoria convinse definitivamente il padre ad appoggiare
il figlio nella vita artistica a costo di abbandonare gli studi di legge.
Negli ultimi anni del diciannovesimo secolo, Bonnard si dedicò anche alle
arti applicate: le scenografie teatrali, le litografie e le illustrazioni
del periodo sono caratterizzate da figure con ritmi sinuosi che si rifanno
ai modelli giapponesi e all'art nouveau; il suo stile suscitò ammirazione
e colpì molto Henri de Toulouse-Lautrec, che vi trovò motivi di
ispirazione per i suoi manifesti.
Durante questi anni fortunati conobbe Maria Boursin, una ragazza di povere
origini che cambiò nome in Marthe de Méligny per sembrare più
aristocratica; Bonnard scoprì la sua vera identità soltanto trentadue anni
dopo, al momento di sposarla. La donna divenne la modella del marito e la
sua musa (soprattutto nei nudi) ma fu anche un problema perché la sua
salute cagionevole e la mancanza di un'adeguata educazione la facevano
sentire a disagio nei circoli culturali frequentati dal marito; per questo
pian piano la coppia si isolò.
Dal 1900 in poi Bonnard continuò a esporre con crescente successo e a
compiere numerosi viaggi alla ricerca di nuovi soggetti.
La coppia si trasferì in campagna, lungo la valle della Senna; in questo
periodo l'artista attraversò un nuovo ripensamento dell'impressionismo:
alla presa diretta della realtà si affianca un'atmosfera di malinconica
lontananza.
I temi centrali della sua arte continuano ad essere paesaggi, nature
morte, nudi, ma ora si fanno più gioiosi e al contempo strazianti.
Nel 1912 cambiò ancora casa andando a vivere a Giverny, stringendo
amicizia con Claude Monet. Nello stesso anno ricevette la Legione d'onore,
ma la rifiutò; sempre in questo periodo realizzò alcuni viaggi in Europa
ed in Nord Africa.
Negli anni seguenti la coppia ebbe una crisi in quanto Bonnard intraprese
una relazione con una sua modella, Renée Monchay; la storia finì in
tragedia, dato che l'amante si suicidò: il pittore decise di stare per
sempre insieme alla moglie e nel 1925 i due si sposarono.'anno successivo
i suoi dipinti cominciarono ad essere venduti anche all'estero e per
questo si recò negli Stati Uniti.
Nel 1927 si trasferì a Le Bosquet un paese vicino a Le Cannet nel sud
della Francia.Il 26 gennaio 1942 la moglie morì; anche Bonnard non godeva
di buona salute ma continuò ugualmente a dipingere.Bonnard morì a Le
Cannet, nelle Alpi Marittime, il 23 gennaio 1947.
Attività artistica
Verso la fine dell'Ottocento Bonnard si dedicò alle arti grafiche
realizzando manifesti pubblicitari. Per realizzarli si ispirò soprattutto
alle xilografie giapponesi. Realizzò anche paraventi, ventagli e vetrate:
la sua prima opera decorativa fu un gruppo di quattro pannelli decorativi
intitolati "Donne in un giardino". Il tema preferito dal pittore per i
suoi dipinti erano i nudi.
La sua modella preferita era la moglie Marthe, che dipingeva in diversi
momenti della giornata: mentre dormiva sul letto oppure mentre si
preparava per fare un bagno. Un altro soggetto pittorico molto amato da
Bonnard erano i paesaggi.
I primi paesaggi ritraggono il Delfinato dove il pittore trascorreva le
vacanze con la famiglia; poi si dedicò nuovamente a questo soggetto negli
anni trascorsi a Le Bosquet Bonnard dipinse pochi ritratti, soprattutto di
amici intimi e di altri pittori. Con questi quadri non intendeva far
percepire allo spettatore l'introspezione psicologica, dato che erano
solamente delle immagini e secondariamente delle rappresentazioni; questa
fu una caratteristica tipica dei nabis. Tra questi ritratti troviamo anche
alcuni autoritratti in diversi periodi della sua vita, da giovane
apprendista pittore ad anziano malato. |
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