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Partners |
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La
mostra, la più ampia mai organizzata in Italia, intende
ricostruire il percorso dell’artista in tutte le sue
fasi essenziali |
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Galleria Civica
Modena
sino al 12 febbraio 2012
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Caravaggio, Courbet,
Giacometti, Bacon |
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Il percorso della mostra si articolerà in diverse sezioni dedicate ai vari periodi della storia dell'arte studiati dal critico milanese e agli artisti da lui amati |
Museo d'arte della Città
dall'11 febbraio 2012
al 17 giugno 2012
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itinerari
d'arte |
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la palermo
normanna |
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Alessandro di Mariano Filipepi, meglio noto
come Sandro Botticelli (Firenze 1 marzo 1445 - 17 maggio 1510) fu un
pittore della scuola fiorentina.
Fu influenzato nella sua arte da artisti importanti come Filippo Lippi e
Antonio Pollaiuolo. I suoi ripetuti contatti con la famiglia dei Medici
furono indubbiamente utili per garantirgli protezione politica e creare le
condizioni ideali per la sua produzione di numerosi capolavori.
Botticelli scelse la grazia, cioè l'eleganza intellettuale e la squisita
rappresentazione dei sentimenti, per dare forma alla nuova visione del
mondo proposta dalla corte neoplatonica di Lorenzo il Magnifico, dei cui
ideali fu il massimo interprete, negli ultimi anni della sua attività la
sua produzione è caratterizata dall' inquietudine, perché Firenze vive un
momento di crisi sia politica che religiosa, con la morte del Magnifico e
l'avvento di Girolamo Savonarola, profeta dell'eclisse degli ideali
umanistici, Botticelli nelle sue composizioni fa entrare il dolore pieno
di pathos, in modo da coinvolgere maggiormente lo spettatore, nella
Natività Mistica abbandona la prospettiva compiendo una consapevole
regressione, verso un gusto arcaizzante. L'unico suo vero erede fu
Filippino Lippi, che condivise con lui l'iquietudine prersente nelle sua
ultima produzione.
Nato a Firenze nel rione popolare di Ognissanti, fu un apprendista di
Andrea del Verrocchio, assieme a Leonardo da Vinci.
Nel 1458 finiti gli studi viene assunto come apprendista della bottega
orafa di uno dei suoi fratelli. Passa alla bottega di Fra Filippo Lippi a
Prato dal 1464 al 1467 e qui comincia gli studi come pittore, da quest'ultimo
Botticelli prese spunto per le su figure femminili di ideale malinconica
bellezza.
La Madonna con Bambino e due angeli del Museo di Capodimonte a Napoli,
databile tra il 1468 e il 1469 dovrebbe appartenere alla serie di Madonne,
realizzate fra il 1465 e il 1470, in essa sono presenti i tratti tipici
del Lippi quali l'uso della linea per costruire la figura e il volume
espanso degli angeli, rilette attraverso l'influenza della costruzione
monumentale del Verrocchio.
Torna a Firenze nel 1467 e viene ammesso nella bottega del Verrocchio,
dove resta fino all'apertura di un proprio studio indipendente(1470);
nello stesso anno ebbe l'incarico da Tommaso Soderini di dipingere la
tavola con La Fortezza, per cocludere il ciclo delle Virtù per il
Tribunale del Palazzo dei Mercanti, in essa costruisce la figura secondo
la monumentalità appresa dal Verrocchio e racchiusa da una linea nervosa,
appresa dal Pollaoiolo, che crea contorni evidenti e marcati, tipici di
tutta la sua produzione.Nel 1472 entra a far parte della Compagnia di San
Luca che era una confraternita di carità gestita da artisti.
Negli anni seguenti Botticelli divenne sempre più famoso tanto da essere
chiamato a Pisa per dipingere un affresco nel Duomo, andato perduto.
Prima del 1475 realizza il desco da parto con l'Adorazione dei Magi,
esempio di anamorfi, poichè per vederlo bisogna metterlo in posizone
orizzontale, questa è una delle sue prime sperimentazioni volte a
snaturare la prospettiva come si era venuta a configurare col
quattrocento, rifiutando questa si rifiutava anche la visione del mondo
che essa portava una visione cambiata con l'avvento del Magnifico e della
sua corte neoplatonica, dove è il mito e non più la prospettiva a creare
il racconto.
Nel 1475 dipinge l' Adorazione dei Magi, innovando la tradizione
iconografica dell'Adorazione a Firenze, essa era formata dai tre re,
rappresentanti dei potenti della terra, identificati per consuetudine nei
Medici, a cui fanno seguito uno sfarzoso corteo, che ricordava l'annuale
cavalcate dei Magi, rappresentazione sacra che si teneva per le vie
fiorentine, Botticelli non rinnega la tradizione infatti, anche per volere
del comittente Gaspare del Lama, cortigiano dei Medici, nei Magi si
riconoscono Cosimo il Vecchio e i suoi figli Piero e Giovanni, mentre
Lorenzo il Magnifico, Giuliano de' Medici e altri personaggi della corte
medicea sono ritratti tra gli astanti, ma elimina lo sfarzoso corteo, e
pone su un ripiano del terreno la Vergine col Bambino e san Giuseppe,
entro un edificio diroccato, gli astanti si dispongono ai lati a formare
due quinte, raccordate dalle figure dei due Magi in primo piano al centro,
da questa impostazione iconografica partirà Leonardo per la sua Adorazione
dei Magi, grazie alla tavola viene notato dalla famiglia Medici, godendo
della loro protezione, soprattutto di Lorenzo di Pier Francesco (cugino di
Lorenzo il Magnifico) che gli affidò la decorazione della sua splendida
residenza "Villa Adorazione (Leonardo)i Castello", qui Botticelli realizzò
due tra le sue opere più conosciute, La Primavera (1477-78 ca) e la
nascita di Venere (1484 circa).
Tra il 1481 e il 1482 partecipa alla decorazione della Cappella Sistina
accanto a Pietro Perugino, Domenico Ghirlandaio, Cosimo Rosselli e ai loro
collaboratori; per queste opere i pittori si attennero a comuni
convenzioni rappresentative in modo da far risultare il lavoro omogeneo,
quali: una comune scala dimenssionale, una comune struttura ritmica e una
comune rappresentazione paesaggistica, inoltre utilizzarono accanto ad
un'unica gamma cromatica le rifiniture in oro in modo da far risplendere
le pitture con i bagliori delle torce e delle candele. Botticelli realizzò
tre riquadri: il riquadro con la Punizione di Core, Datan e Abiram,
raffigura la punizione dei sacerdoti ebrei che negavano a Mosè e Aronne
l'autorità civile e religiosa sul popolo eletto, questi e le loro famiglie
furono inghiottiti dalla terra e consumati dal fuoco, qui l'allusione è
alla punizione di tutti coloro che si oppongono all'autorità dei
pontefici, autorità derivata da Dio attraverso Mosè e Aronne, uno
rappresentante dei poteri civili, l'altro di quelli sacerdotali, autorità
riunificate nel Cristo, nuovo legislatore, guida e sacerdote massino, e da
questi passate all Chiesa attraverso Pietro, il dipinto va letto da destra
verso sinistra: a destra Giosuè salva Mosè dalla lapidazione dei ribelli;
al centro, sullo sfondo dell'Arco di Costantino, Mosè alza la verga ed il
fuoco divino disperde ed uccide i sacerdoti ribelli, infine, la terra si
apre ed inghiotte i Leviti, ad eccezione di due giovani sollevati su
piccole nubi. Il riquadro con Fatti della vita di Mosè, raffigura vari
episodi della giovinezza di Mosè tratti dall'Esodo da destra: Mosè uccide
l'egiziano che aveva maltrattato un israelita e fugge nel deserto, in
quest'episodio Mosè può essere visto come prefigurazione di Cristo che
sconfigge il demonio; il successivo è l'episodio in cui combatte i pastori
che volevano impedire alle figlie di Ietro, tra cui è la sua futura moglie
Sefora, di abbeverare il gregge al pozzo ed attinge per loro l'acqua dal
pozzo, il terzo con in alto a destra quando si toglie i calzari, poi si
avvicina al roveto ardente e riceve da Dio la missione di tornare in
Egitto e liberare il suo popolo, infine in basso a sinistra, egli guida il
suo popolo verso la Terra Promessa; a questo episodio fa riferimento il
titulo: "TEMPTATIO MOISI LEGIS SCRIPTAE LATORIS". Il riquadro con le le
Tentazioni di Cristo, è sormontato dalla scritta "TEMPTATIO IESU CHRISTI
LATORIS EVANGELICAE LEGIS", esse sono raffigurate nella parte alta dello
sfondo: in alto a sinistra Cristo incontra il demonio, sotto le sembianze
di un eremita, e lo invita a tramutare in pane le pietre, al centro Cristo
e il demonio, sulla sommità del frontone di un tempio, ispirato
dall'Ospedale di Santo Spirito, che sfida Gesù a gettarsi nel vuoto e ad
essere salvato dai suoi angeli, infine, a destra, Cristo fa precipitare il
demonio nudo da una rupe dopo il rifiuto di Cristo di dominare il mondo;
in primo piano, è un rito sacrificale, interpretato come quello offerto
dal lebbroso dopo essere stato risanato da Cristo, in questa scena si può
identificare il sommo sacerdote con Mosè, visto che nella parete di fronte
vi sono le scene della sua vita, e il giovane con Cristo, che sarà lui
stesso sacrificato per redimere l'umanità intera.
Tra il 1483 e il 1485 realizza il tondo con la Madonna del Magnificat,
secondo André Chastel cerca qui di coniugare il naturalismo classico con
lo spiriatualismo cristiano; la Vergine al centro, riccamente abbigliata e
con la testa coperta da veli trasparenti e stoffe preziose, i suoi capelli
biondi si intrecciano con la sciarpa annodata sul petto, essa sta
scrivendo le parole del "Magnificat" su un libro di pergamena, retta da
due angeli, abbigliati come paggi insieme al calamaio con l'inchiostro, da
ciò è derivato il titolo del tondo, in braccio ad essa è il Bambino, che
osserva la madre, mentre con la mano sinistra afferra una melagrana,
simbolo della resurrezione, nello sfondo una veduta campestre attraverso
una finestra di forma circolare, la cornice di pietra di essa schiaccia le
figure in primo piano, che assecondano il movimento circolare della
tavola, in questo modo le figure sembrano emergere dalla superficie del
dipinto, come se l'immagine fosse riflessa in uno specchio convesso, la
composizone è resa ariosa grazie alla disposizione dei due angeli
reggilibro in primo piano che consucono attraverso un'ideale diagonale
verso il paesaggio sullo sfondo.
Nel 1505 fece parte della Comitato Fiorentino istituito per decidere la
collocazione del Davide di Michelangelo.
Giorgio Vasari affermava che fosse stato un seguace di Girolamo
Savonarola, ma anche se questo non è vero, nelle sue ultime opere venne
influenzato dal clima di crisi politica e religiosa che viveva la città
fiorentina durante gli anni del frate domenicano, in esse l'intonazione
dolorosa e dramattica sollecita un maggiore partecipazione dello
spettatore. Tra il 1490 e il 1495 realizza la Calunnia di Apelle, un
dipinto allegorico tratto da Luciano, e riportato nel trattato dell'Alberti,
alludeva alla falsa accusa, di cui fu vittima il pittore antico Apelle
(pittore), di aver cospirato contro Tolomeo Filopatore, rivoltagli da un
rivale. In essa al centro la Calunnia trascina per i capelli l'Innocente,
guidata dall'Invidia e aiutata da Inganno e Tradimento, davanti al Giudice
sulla destra, consigliato da Ignoranza e Sospetto, mentre il Rimorso a
sinistra guarda la nuda Verità che indica il cielo, la scena è inserita in
una loggia aperte con tre archi a tutto sesto su un paesaggio di cielo e
mare, l'achitettura è completamente rivestita di statue e rilievi, che
accentuano il tono drammatico e concitato della scena. Degli stessi anni è
il Compianto su Cristo morto di Monaco, con figure dai gesti patetici e il
corpo di Cristo al centro che si arcua a semicerchio.
Del 1501 è la Natività Mistica, dove il Botticelli procede ad un
consapevole regressione formale, con figure in attitudini sforzate e
innaturali e le dimensioni dei personaggi date dalla loro importanza
devozionale, nell'iscozione in greco è l'anno e un versetto
dell'Apocalisse. |
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