|
Partners |
|

 |
|
La
mostra, la più ampia mai organizzata in Italia, intende
ricostruire il percorso dell’artista in tutte le sue
fasi essenziali |
|
Galleria Civica
Modena
sino al 12 febbraio 2012
|
|
Caravaggio, Courbet,
Giacometti, Bacon |
 |
Il percorso della mostra si articolerà in diverse sezioni dedicate ai vari periodi della storia dell'arte studiati dal critico milanese e agli artisti da lui amati |
Museo d'arte della Città
dall'11 febbraio 2012
al 17 giugno 2012
|
|
|
|
|
itinerari
d'arte |
|
 |
|
la palermo
normanna |
|
|
 |

|
|
|
|
[
lista
] |

|
|
|
Renato Guttuso nasce il 26 Dicembre 1911 a
Bagheria.
Il padre Gioacchino, agrimensore di professione ma acquarellista per
diletto e la madre Giuseppina d'Amico, preferiscono denunciarlo a Palermo
il 2 Gennaio 1912, in seguito a un contrasto con la città a causa delle
loro idee liberali.
La città natale è molto importante nella formazione del pittore, perché
lì, giovanissimo, entrò in contatto con il mondo della pittura, come
racconta lui stesso: "tra gli acquarelli di mio padre, lo studio di
Domenico Quattrociocchi, e la bottega del pittore di carri Emilio Murdolo
prendeva forma la mia strada avevo sei, sette, dieci anni...".
Ma
Bagheria è importante anche perché continuerà a fornirgli per tutta la
vita uno straordinario repertorio di immagini e colori. Già dal 1924,
appena tredicenne, comincia a firmare e datare i propri quadri. Sono
piccole tavolette dove per lo più copia i paesaggisti siciliani
dell'ottocento. Tra queste vanno ricordate Golfo di Palermo (1925), dove
usa le venature del legno per raccontare le onde del mare. I suoi modelli
sono comunque più vari, i francesi come nel caso dell'Angelus di Millet
(1926), realizzata su una tavolozza che mantiene ancora la forma
originale, e i pittori contemporanei di cui poteva procurarsi le
illustrazioni., come Carrà nel Pino marittimo (1929). In questi anni
dipinge anche dei ritratti come quello di Graziella e il Negli anni
seguenti comincia a frequentare l'atelier del pittore futurista Pippo
Rizzo e l'ambiente artistico palermitano.
Nel 1928 partecipa a Palermo alla sua prima mostra collettiva. Nel
1931 partecipa con due quadri alla Quadriennale Nazionale d'Arte Italiana
a Roma e ha occasione di vedere dal vivo le opere dei più grandi artisti
italiani che lo impressionano profondamente. Una mostra di Guttuso e di
altri pittori siciliani, alla Galleria del Milione nel 1932, suscita
grande interesse nella società artistica milanese. Per vivere a Roma
esegue alcuni lavori di restauro alla Pinacoteca di Perugia e alla
Galleria Borghese di Roma. In questo periodo ha modo di legarsi ad artisti
come Mario Mafai, Francesco Trombadori, Corrado Cagli, Pericle Fazzini,
Mirko e Afro. Dal 1929 collabora con giornali e riviste e già dalla scelta
dei suoi primi soggetti critici si delineano le sue scelte in favore di
una pittura impegnata. Il suo primo articolo su Picasso, scritto nel 1933,
causa l'intervento della censura fascista e la sospensione della
collaborazione con il giornale l'Ora di Palermo.
Espone per la seconda volta a Milano, alla Galleria del Milione con il
"Gruppo dei 4" che aveva fondato a Palermo con Giovanni Barbera, Nino
Franchina e Lia Pasqualino Noto in aperta polemica con il primitivismo di
"Novecento", allora dominante. La mostra viene recensita da
Carrà, in quel
momento il pittore più autorevole che ci fosse in Italia.A causa del
servizio militare trascorre il 1935 a Milano, dove ha occasione di
stringere grandi amicizie con artisti come Birolli, Sassu, Manzù, Fontana
con cui dividerà lo studio, ed intellettuali come il poeta Salvatore
Quasimodo, Raffaele de Grada, Elio Vittorini, il filosofo Antonio Banfi,
Raffaele Carrieri, Edoardo Persico. Malgrado queste amicizie, che saranno
fondamentali per l'esperienza politica e culturale di Corrente, il periodo
milanese è contrassegnato da una profonda depressione testimoniata dalle
poesie scritte in quegli anni, causata probabilmente anche dalle durissime
condizioni economiche che lo opprimono nel capoluogo lombardo.
Sono anni tra i più importanti della sua vita. Si trasferisce
definitivamente a Roma, i suoi studi, a cominciare da quello in piazza
Melozzo da Forlì, saranno spesso al centro di sue composizioni pittoriche
e diverranno uno dei centri intellettuali più vivaci ed interessanti della
vita culturale della capitale. In questi anni nasceranno le amicizie con
Alberto Moravia, Antonello Trombadori e Mario Alicata che avranno un ruolo
determinante nella sua adesione al partito comunista, nel quale si
iscriverà nel 1940. La sua prima personale a Roma viene presentata dallo
scrittore Nino Savarese.
Sono gli anni delle straordinarie nature morte, della Fucilazione in
campagna (dedicata a Federico Garcia Lorca), della Fuga dall'Etna, che
riceverà il premio Bergamo, in quel momento il più importante premio di
pittura in Italia. Nella stesso anno conosce Mimise Dotti che sarà sua
compagna per tutta la vita.
Collabora come critico a Le Arti, Primato e Il Selvaggio, diretto da Mino
Maccari che dedica un intero numero ai suoi disegni (1939), proseguendo
con impegno e vigore l'attività di critico che durerà tutta la vita.
Continua la straordinaria produzione artistica dipingendo nudi, paesaggi,
nature morte e realizza la Crocefissione (1940-41), la sua opera più
famosa ed uno dei quadri più significativi del Novecento. Lui stesso
chiarisce il significato dell'opera: "questo è un tempo di guerra. Voglio
dipingere questo supplizio del Cristo come scena d'oggi. ... come simbolo
di tutti coloro che subiscono oltraggio, carcere, supplizio per le loro
idee".
Il
quadro, presentato al premio Bergamo nell'autunno del 1942, dove riceverà
il secondo premio, suscita un grande scandalo e il Vaticano proibisce ai
religiosi di guardare l'opera. Nel 1940 al Teatro delle Arti di Roma,
diretto da Anton Giulio Bragaglia, Renato Guttuso fa il suo esordio nella
scenografia musicale, firmando scene e costumi per l'Histoire du Soldat.
Nel 1943 lascia Roma per motivi politici e partecipa attivamente alla
resistenza antifascista. Della lotta partigiana ha lasciato una struggente
testimonianza artistica nella serie di disegni realizzati con inchiostri
delle tipografie clandestine intitolati Gott mitt Uns . A Parigi con Pablo
Picasso stringe una amicizia che durerà tutta la vita. In Italia assieme
ad alcuni artisti ed amici tra i quali Birolli, Vedova, Marchiori, il
gallerista Cairola fonda il movimento Fronte Nuovo delle Arti, un
raggruppamento di artisti molto impegnato politicamente con l'obbiettivo
di recuperare le esperienze artistiche europee che a causa del fascismo
erano poco conosciute in Italia.
Nella sua pittura sono presenti temi sociali e di vita quotidiana:
picconieri della pietra dell'Aspra, zolfatari, cucitrici, manifestazioni
di contadini per l'occupazione delle terre incolte.
Nel '47 trasferisce il suo studio a Villa Massimo. Nello stesso anno a
Venezia con le scene e i costumi per Lady Macbeth di Sostakovic, in prima
assoluta per l'Italia, prosegue la collaborazione con l'opera e con il
coreografo Aurele Millos.
Nel 1950 ottiene a Varsavia il premio del Consiglio Mondiale per la Pace,
nello stesso anno tiene la sua prima personale a Londra.
A Roma al Teatro dei Satiri curerà le scenografie e i costumi per "Madre
Coraggio e i suoi figli" di Bertolt Brecht, in prima assoluta per
l'Italia. E' sempre presente alle Biennali di Venezia con grandi quadri,
nel '52 con la Battaglia di Ponte dell'Ammiraglio, nel '54 con Boogie
Woogie, nel '56 con la Spiaggia suscitando discussioni e dibattitti.
Sposa Mimise; Pablo Neruda, che gli ha dedicato una sentita poesia, sarà
testimone delle loro nozze.
Collabora alle più importanti riviste italiane e internazionali con
scritti di teoria e critica d'arte, prendendo posizione nel dibattito sul
realismo. Dipinge La Discussione che verrà acquistato dalla Tate Gallery
di Londra. Lavora all'illustrazione della Divina Commedia che sarà
pubblicata nel '61 da Mondadori. Elio Vittorini scrive un'importante
monografia sul pittore mentre l'amico Pasolini scriverà un'introduzione
per un suo libro di disegni.
A New York, la Aca-Heller Gallery gli dedica un'importante mostra.
Il Museo Puskin di Mosca gli dedica un'importante retrospettiva nel '61.
Il Museo Stedelick di Amsterdam gli dedica un'antologica di grande
successo che sarà poi ospitata anche al Palais de Beaux Arts di Charleroi
mentre nel '63 si apre a Parma una sua ampia mostra antologica, presentata
da Roberto Longhi. Sempre a Parma, nello stesso anno, curerà scene e
costumi per il Macbeth di Verdi.
Nel '65 elabora il tema del lettore di giornale e quello dell'Edicola che
lo porterà a realizzare la sua unica grande scultura.

Si trasferisce a Palazzo del Grillo dove continuerà ad abitare e lavorare
fino alla morte. Nel '66 realizza il grande ciclo dell'Autobiografia, una
serie di dipinti che costituiranno il nucleo di importanti antologiche
ospitate in vari museieuropei. A questo ciclo Werner Haftmann dedicherà
un'importante monografia. Tra quadri più belli e significativi Gioacchino
Guttuso Agrimensore (1966), omaggio al padre ritratto nell'erba dietro il
teodolite. Collabora alla realizzazione delle scene teatrali per il
Contratto di Eduardo de Filippo, suo grande amico. Nel '71 riceve
dall'Università di Palermo, la laurea Honoris Causa e gli sono dedicate
due importanti antologiche: una a Palermo al Palazzo dei Normanni con
testi di Leonardo Sciascia, Franco Grasso e una al Musee d'Art Moderne de
la Ville di Parigi.
Nel 1972 riceve il premio Lenin e gli viene dedicata una grande mostra
all'Accademia delle arti di Mosca. Una grande mostra retrospettiva
percorre l'Europa orientale toccando Praga, Bucarest, Bratislava,
Budapest. Dipinge il grande quadro La Vucciria (1974) che affida
all'Università di Palermo e nel '76 dipinge il Caffè Greco (ora Collezione
Ludwig di Colonia.) Illustra i Malavoglia di Verga nel 1978 e l'Eneide di
Virgilio nel 1980. Viene eletto Senatore, nelle liste del PCI, nel
collegio di Sciacca. Nel 1973 Guttuso sceglie un importante nucleo di
opere, sue e di altri artisti, che costituiranno la base per istituire a
Bagheria la Galleria civica.
Giuliano Briganti scrive la presentazione per la sua mostra a Roma sul
ciclo delle Allegorie, della Malinconia e della Visita della Sera.
Il centro di cultura di Palazzo Grassi di Venezia gli dedica una
importante mostra antologica nell'82, a cura di Maurizio Calvesi, Cesare
Brandi e Vittorio Rubiu.
Nel 1983 affresca una cappella del Sacromonte di Varese con la Fuga in
Egitto. Vengono pubblicati, a cura di Enrico Crispolti, i primi tre volumi
del catalogo generale dei suoi dipinti.
Nel 1985 intraprende un'opera monumentale, affrescando l'intera volta (
più di 120 mq. di pittura) del soffitto del teatro lirico Vittorio
Emanuele di Messina, rappresentando la leggenda del Cola Pesce.
Nel 1986 dipinge un ciclo di opere dedicato al tema del gineceo che
culmina nel quadro "Nella stenza le donne vanno e vengono...", ultimo
grande sforzo del pittore che resterà incompiuto.
Il 18 gennaio del 1987 muore lasciando alcune opere, tra le più
importanti, alla Galleria Nazionale d'Arte Moderna di Roma. Altre opere e
una ricca raccolta documentale le ha già affidate al museo che la sua
città natale, Bagheria, gli ha intitolato. Il Museo Guttuso, che ha sede
nella settecentesca Villa Cattolica, raccoglie così la più ampia
collezione di opere, quadri, disegni e grafica dell'artista, e nel
giardino della Villa conserva la grande Arca funebre dedicatagli dal suo
amico Giacomo Manzù, dove egli riposa. Subito dopo la morte viene
organizzata dal Museo Guttuso di Bagheria, a cura di Maurizio Calvesi, con
il contributo dei più importanti critici italiani, la mostra "Dagli esordi
al Gott mitt Uns" Dopo la sua morte, il figlio adottivo Fabio Carapezza
Guttuso fonda gli Archivi Guttuso, cui destina lo studio di Piazza del
Grillo, e integra la collezione del museo di Bagheria. Gli Archivi
organizzano numerose mostre, tra queste due antologiche del pittore, una
in Germania nel '91 e l'altra nel '96 a Londra e Ferrara; il
completamento, in collaborazione con Enrico Crispolti, del Catalogo
Ragionato Generale dei Dipinti di Renato Guttuso; e nel decennale della
morte, una grande mostra, incentrata sulla collaborazione tra Guttuso e il
teatro musicale, al teatro Massimo di Palermo. Infine curano, per la
Rizzoli nel 1999, una completa, monografia dedicata all'Artista. Archivi
Guttuso - p.zzo del Grillo, 5 - 00184 - Roma - tel:fax 06/6788461 |
|