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Bari ha ospitato nella
prestigiosa sede della Galleria d’arte Adriatica della famiglia Macinagrossa
una mostra in memoria di Domenico Cantatore (1908-1998),l’artista nato a
Ruvo di Puglia che ha dato calore e poesia alla terra del sud. Pittore
autodidatta si trasferisce a Milano dove,insieme ad altri
intellettuali,sperimenta un modo alternativo di fare arte,capace di dare
voce alle inquietudini di una generazione “di mezzo”. Il suo soggiorno
parigino degli anni trenta lo porta a contatto con le avanguardie e con
quegli artisti come Modigliani,Picasso e Matisse che hanno dato un volto
nuovo all’arte del XX sec. Da questa esperienza parigina Cantatore sviluppa
un linguaggio artistico fortemente espressionista,nei volumi e nel
colore,sintesi delle influenze avanguardiste;le sue figure riassumono la
raffinata linearità di Modigliani, il colore di Matisse e l’esotismo di
Gaugain. Ritornato a Milano nel 1934,dove già nel 1929 aveva tenuto la sua
prima personale alla Galleria omonima,espone i suoi disegni del periodo
parigino alla Galleria il Milione. A Milano ottiene la cattedra al Liceo
artistico e nel 1950 la cattedra di pittura all’Accademia di Belle Arti di
Brera. Cantatore è un pittore figurativo che ha reso il sud e la sua gente
argomento dominante della sua pittura:la terra,la tradizione,il dolore, la
religione sono i valori profondi che legano l’artista alla sua terra. Donne
anziane dal viso rugoso e dal profilo spigoloso animano le sue tele,in un
silenzio antico che sa di tradizione e di mistico raccoglimento;le mani
grandi e i capelli raccolti sotto un fazzoletto scuro di chi conosce il
lavoro e l’asprezza di una vita dura ma semplice,trascorsa senza slanci tra
l’abitudine e il pregiudizio. “Le sorelle”( le zie dell’artista) olio su
tela del 1991 hanno mani corpulente,abiti scuri,calze pesanti a rig he,scarpe
da casa e copricapi neri;così come la donna in “Controra”è vestita di scuro
con il capo coperto di nero su uno sfondo neutro che appiattisce
l’immagine,quasi a sottolineare la lentezza e la monotonia che scandiscono
le sue giornate. Il tema della religiosità è un altro degli aspetti
ricorrenti in Cantatore e che caratterizza la cultura contadina del
sud,legata alle credenze popolari in cui si intrecciano storia e leggenda.
Di grande fascino è la tela “Donna che prega”del 1970 in cui su uno sfondo
rosso che esprime calore ed intimità si inseriscono gli unici due elementi
della narrazione:le candele accese a sinistra,di cui quasi percepiamo il
lento consumarsi della cera,e la donna in nero in preghiera seduta a
destra,la cui spiritualità si legge nella pennellata chiara che contorna il
suo corpo in un alone di luce fioca. “Il Cristo”,olio su tela, è una figura
robusta dai piedi grandi e dalla muscolatura vigorosa,che connota più un
aspetto umano che sacro;il suo viso è spigoloso e duro come quello degli
uomini del sud che dimorano nelle sue tele;è un Cristo sofferente che
patisce e dunque ha il capo che ricorda il Christus patiens dell’iconografia
religiosa duecentesca. L’influenza di Matisse porta Cantatore ad animare la
materia di luce e calore e a creare una serie di figure femminili di
odalische distese,dalle voluminose rotondità e dal cromatismo acceso,che
oggi rappresentano un’icona della vasta produzione dell’artista pugliese. A
questa serie di odalische si aggiungono figure di donne come “Dadè Lacroix”,dal
viso solare e sorridente e la “Donna col ventaglio”ispirata al Goya.
Antonella Colaninno |