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Miseria e
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Un viaggio nell'arte americana sotto il marchio doc dei Guggenheim. Quando New York rubò la scena a Parigi e ad un'Europa infestata di deliri nazisti e furie belliche |
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700
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Collezione Peggy Guggenheim,
Palazzo Venier dei Leoni - Venezia
Questa esposizione è stata dedicata a due serie preziose e poco manifestate di Lucio
Fontana: il ciclo delle Venezie e la serie di opere in metallo chiamata New
York riunite per l'occasione e presentate insieme per la prima volta.
Lucio Fontana nel 1961 dipinge, in pochi mesi, una serie di tele considerate
uniche: un suo momento di grande rarità conosciuto dagli studiosi come le
Venezie. Dopo aver per lungo tempo intitolato le sue opere Concetto Spaziale
o Attese, Fontana ora adotta per la prima volta titoli poetici dedicati in
maniera esplicita a una città. Venezia era tutta d’oro o Notte d’amore a
Venezia sono solo alcuni dei dipinti che saranno esposti alla Collezione
Peggy Guggenheim nell’attesissima mostra Lucio Fontana. Venezia / New York
dal 4 giugno al 24 settembre 2006 a cura di Luca Massimo Barbero.
L’esposizione, che gode del patrocinio della Fondazione Lucio Fontana,
Milano, è dedicata al ciclo delle Venezie e alla serie di opere in metallo
chiamata New York qui riunite e presentate insieme per la prima volta.

Nello stesso anno espone questo ciclo di dipinti a New York, alla galleria
di Martha Jackson: è la prima mostra personale di Fontana negli Stati Uniti
e lo consacrerà nuovo maestro dell'avanguardia internazionale. Fontana è
affascinato dalla città americana e, in un curioso gioco geografico ed
estetico, mentre espone le venezie a New York prepara alcuni bozzetti
dedicati alla metropoli che, al suo rientro in Italia, eseguirà in una serie
indimenticabile di metalli: le new york.
Lucio Fontana nasce nel 1899 a
Rosario di Santa Fé (Argentina).
Si trasferisce molto presto in Italia. Nel 1927 si iscrive all'Accademia di
Brera e segue i corsi di Adolfo Wildt.
Nonostante la lontananza, continua a mantenere intensi contatti con il
Sudamerica, dove effettua frequenti viaggi e dove ha aperto uno studio di
scultura.
Partecipa a numerose esposizioni e concorsi, in Italia e all'estero.
Realizza monumenti funerari e commemorativi.
Stringe rapporti con il gruppo degli architetti razionalisti, collaborando
ai loro progetti con sculture e rilievi. Un'attività che porterà avanti per
buona parte della sua vita.
Nel 1934 Fontana entra in contatto con l'ambiente dell'astrattismo lombardo
legati alla galleria milanese Il Milione. L'anno dopo, si lega al gruppo
parigino "Abstraction-Création". Alterna opere astratte, come le tavolette
graffite o le sculture in ferro filiformi, con le ceramiche "barocche", che
realizza presso le fornaci di Albisola e Sèvres.
Nel 1939 prende parte alla "Seconda mostra di Corrente".
Nel 1940 è di nuovo a Buenos Aires, dove frequenta i gruppi d'avanguardia e
partecipa alla stesura del Manifesto Blanco (1946), che segna la nascita
dello spazialismo.
Nel 1946 Lucio Fontana torna in Italia. Qui riunisce subito attorno a sé
numerosi artisti.
Nel 1947 elabora il Primo Manifesto dello Spazialismo.
Nel 1949 realizza i primi ambienti spaziali. Del 1951 è il grande arabesco
al neon per la Triennale di Milano.
Parallelamente nascono le prime carte con i "Buchi". È l'inizio della grande
stagione dei Concetti spaziali.
Tra il 1951 e il 1957 elabora diversi cicli di opere, basate sulla
perforazione del supporto (tela, tavola, carta) e la sovrapposizione di
materiali vari: pietre, pezzetti di vetro, gesso, sabbia, payettes. Passa
poi alle tele dipinte all'anilina e alle sculture spaziali su gambo.
Sul finire del 1958 realizza le prime opere con i "tagli", che riproporrà
nel 1959 su tela, con il titolo Concetto spaziale. Attese. Una variante è
costituita da I Quanta, insieme di 9 tele poligonali, recanti un taglio
ciascuna.
Del 1959 sono anche le sculture in bronzo Natura. Nel 1960, parallelamente
alle tele con i tagli, avvia il ciclo di tele con i cosiddetti "Crateri",
squarci prodotti nella tela, spalmata di colore ad olio. Nel 1962 è la volta
dei "Metalli", lastre di ottone o acciaio squarciate.
Nel 1963 appare la notissima serie della Fine di Dio, grandi tele ovali
verticali monocrome, recanti squarci. Nel 1964 è la volta dei cosiddetti
"Teatrini", tele con buchi, incorniciate da bordi sagomati in legno che
simulano una quinta teatrale.
Rientrano nell'intensa attività espositiva di questi anni, la retrospettiva
del Walker Art Center di Minneapolis e il Gran Premio per la pittura della
Biennale di Venezia, entrambi del 1966. Dell'anno seguente sono le
"Ellissi", le sculture in metallo verniciato e le scenografie del Ritratto
di Don Chisciotte per la Scala di Milano.
Lucio Fontana muore nel 1968, dopo essersi trasferito nella casa di famiglia
a Comabbio, in provincia di Varese.
Nel 1982 Teresita Rasini Fontana, moglie dell'artista dà vita alla
Fondazione Lucio Fontana. Ancora oggi la Fondazione costituisce una delle
iniziative meglio gestite nel campo della valorizzazione e della tutela del
lavoro di un artista |
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