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"Il Paradiso del Gran
Consiglio" - un concorso del 1582
Venezia, nella storica sede di Palazzo Ducale
ha ospitato, dal 9 settembre al 3 dicembre una particolare mostra ; quasi una
riedizione del concorso tra artisti che la Serenissima bandì nel 1582 per la
realizzazione della più grande tela del mondo: il "Paradiso" del Maggior
Consiglio. Grazie alla collaborazione delle istituzioni che oggi li
conservano, tra cui il Louvre e il Museo Thyssen-Bornemisza di Madrid, è
stato possibile riunire di nuovo, dopo oltre quattro secoli, alcuni dei
dipinti presentati alla gara. Capolavori creati per l'occasione da Paolo
Veronese, Francesco Bassano, Jacopo Palma il Giovane, e naturalmente dal
vincitore del concorso: il Tintoretto.
La mostra ha
offerto ai visitatori la possibilità di osservare come la
personalità di ogni artista abbia saputo offrire approcci ed esiti assai
diversi a un tema rigidamente definito dai committenti e di esplorare quindi
le sensibilità, le preferenze compositive, i riferimenti politici,
dottrinali ed estetici di ciascuno. Esposti proprio nella Sala del Maggior
Consiglio, i dipinti sono stati, per la prima volta in quest’ occasione,
confrontati non solo con l'opera vincitrice, ma anche con il loro
predecessore: il "Paradiso" trecentesco realizzato da Guariento di cui
vengono esposti i resti recuperati.
Figlio di un tintore da cui il nome con il quale è generalmente conosciuto,
Tintoretto fu, diciassettenne, allievo di Tiziano, che abbandonò ben presto
per diversità di carattere, anche se gli fu sempre legato per quanto
riguarda il sentimento del colore, anche se plasticamente non rimase
insensibile agli insegnamenti dell'arte di Michelangelo. Le sue opere più
importanti sono, a partire dal 1544, le grandi tele per la scuola di S.
Marco, per la Trinità, ma soprattutto per la scuola di S. Rocco, alla cui
decorazione si dedicò per 23 anni dipingendo scene del Vecchio e del Nuovo
Testamento (tra queste è da ricordare, per la profonda drammaticità, una
Crocifissione).
Numerosi i suoi ritratti, la Donna in lutto di Dresda, il Sansovino degli
Uffizi, il Vecchio di Brescia, il Soranzo dell'accademia di Venezia, il
Giovane dei civici musei di Milano, accanto ai quali sono da citare anche le
grandi composizioni del palazzo ducale, le allegorie dell'anticollegio del
1578, le sale del Collegio e dello Scrutinio, i soffitti delle sale del
Senato (con il Trionfo di Venezia) e del Gran Consiglio, e infine, a partire
dal 1588, l'immensa tela, la più grande che mai sia stata dipinta, del
Paradiso per la sala del Gran Consiglio. Altre sue opere da ricordare sono
la Susanna al bagno (1561) del museo di Vienna, la Danae (1555-60) del museo
di Lione, le tele per la chiesa della Madonna dell'Orto e infine, le ultime
sue fatiche, nello stesso anno della morte, i dipinti per S. Giorgio
Maggiore, la Sepoltura di Cristo, l'Ultima Cena e la Manna. Furono artisti
anche i suoi tre figli. Di Marco (m. nel 1637) e di Marietta detta la
Tintoretta (1550-1590), per mancanza di opere sicure, non è possibile
stabilire la vera personalità artistica.
Numerose invece le opere di Domenico (Venezia, 1562 - 1635), aiuto del padre
in diverse composizioni, ma specialmente nel Paradiso di palazzo ducale, e
fu incaricato, per testamento, di portare a termine le opere lasciate
incompiute. Suoi dipinti originali, profondamente legati allo stile paterno,
sono, oltre ad alcuni ritratti, le Crocifissioni in S. Trovaso e in S.
Giovanni Evangelista, il cartone per il mosaico degli Eletti in cielo (S.
Marco) e la Maddalena della pinacoteca capitolina (Roma). |