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Dal
20 gennaio al 27 maggio 2007 Palazzo Zabarella di Padova ospita una mostra,
che definiamo evento, dedicata a Giorgio De Chirico(Volos 1888 – Roma 1978)
mai vista e nemmeno immaginata. In rassegna avremo modo di “vedere” una
selezione di capolavori di altissima forza evocativa e poetica che
certamente lasceranno una traccia nella eterogenea platea di visitatori. In
esposizione notevoli opere risalenti al periodo metafisico dei primi anni
venti. Alcune opere vengono presentate per la prima volta al pubblico
italiano. Altre, invece non compaiono in mostre pubbliche o private da prima
della seconda guerra mondiale. Per questa mostra, i curatori, Paolo Baldacci
e Gerd Roos, hanno attentamente selezionato oltre cento capolavori di
altissima forza evocativa e poetica. Sarà una occasione unica per ammirare,
oltre alla più ampia selezione mai offerta nel nostro paese di opere
metafisiche e dei primi anni ’20, molti dipinti straordinari che non
compaiono in mostre da prima della seconda guerra mondiale. Del Comitato
Scientifico della Mostra fanno parte, oltre che Paolo Baldacci e Gerd Roos,
Maria Vittoria Marini Clarelli, Fernando Mazzocca, Jürgen Pech, Wieland
Schmied, Pia Vivarelli.
Prestiti provenienti da prestigiosi musei, quali Tate di Londra,
Philadelphia Museum of Art, Nationalgalerie di Berlino, Galleria Nazionale
d’Arte Moderna di Roma e il Musée de la Ville di Parigi, saranno disponibili
per questa grande mostra.
Giorgio de Chirico (Volos 1888 – Roma 1978) con la sua pittura “metafisica”,
sviluppatasi tra la fine del 1909 e la fine del 1918, anticipò molti aspetti
di movimenti come il Dadaismo, il Surrealismo e il cosiddetto Realismo
Magico, e fu un punto di riferimento stilistico fondamentale per il
“Novecento” pittorico e architettonico e per le correnti artistiche europee
ad esso affini. Ma la sua opera non cessò di esercitare un largo fascino
anche nel secondo dopoguerra influenzando in modo determinante la Pop Art
con la concezione metafisica dell’irrazionalità dei linguaggi e stimolando
il ritorno della “memoria” e delle pratiche della citazione nell’estetica
post moderna.
La portata rivoluzionaria dell’ arte di de Chirico degli anni ’10 si
manifesta proprio nell’ampiezza dell’influsso esercitato su tendenze di
segno addirittura opposto tra loro. Nonostante questo, la pittura metafisica
ha una sua specificità concettuale che la rende un fatto a sé stante, non
assimilabile nel profondo a nessuno dei movimenti che ad essa si richiamano.
Questa caratteristica, che sorge da un particolarissimo amalgama di pensiero
classico e di nostalgia romantica, si perpetua in differenti gradazioni
anche negli altri “stili” praticati dall’artista dopo il 1918 e costituisce
come il filo conduttore di tutta la sua opera.
La carriera artistica di de Chirico è segnata da frequenti e improvvise
inversioni di rotta: il passaggio dal simbolismo romantico alla pittura
metafisica tra il 1909 e il 1910; l’abbandono della metafisica e il ritorno
a una figurazione classica nel 1919; la riedizione in forme nuove dello
stile metafisico tra il 1925 e il 1926; la svolta verso il naturalismo nel
1930,
interrotta
tuttavia da intermezzi di pittura d’invenzione; la svolta barocca tra il
1938 e il 1940 e, infine, il ritorno senile alla neometafisica nel 1966-68.
Questa libertà d’espressione che si concreta nella pratica, talvolta anche
contemporanea, di stili diversi, è stata da molti biasimata come la
deplorevole inclinazione al voltafaccia di un artista che aveva perso la sua
ispirazione. La morte artistica di de Chirico è stata infatti proclamata più
volte, senza però mai trovare un accordo sulla data: chi la poneva nel 1919,
chi nel 1929, chi nel ’35, e così via.
Questa mostra, dando un particolare rilievo alle opere storiche degli inizi,
della metafisica e degli anni ’20, si propone, attraverso un percorso visivo
di alta qualità corredato di spiegazioni e commenti, di condurre il
pubblico, da un lato, alla scoperta della rivoluzione operata da de Chirico
nel campo delle arti visive ed enunciata nella famosa formula: “bisogna
dipingere ciò che non si vede”, dall’altro alla comprensione di quel filo
conduttore di tutta la sua opera di cui abbiamo parlato all’inizio,
concentrandosi, anche attraverso i saggi in catalogo, proprio sulle tante
svolte della sua carriera.
Il percorso si articolerà dunque in diverse sezioni corrispondenti ai vari
“momenti” artistici di de Chirico.
Dalle prime opere simboliste influenzate da Böcklin e da Klinger, via via
fino alla scoperta della muta poesia delle piazze e delle torri,
architetture dell’invisibile e dell’infinito, tra il 1909 e il 1913, per
approdare nel 1914 a quella che l’artista chiamava “la solitudine dei segni”
e che rivela il “non senso” insito in ogni forma di comunicazione. E poi,
dal 1914 al 1918, il teatro esaltante e fantastico di una lucida follia che
sconfina nella chiaroveggenza e in una forma superiore di conoscenza
poetica.
Alla svolta del primo dopoguerra, nel 1919, forse esacerbato dallo scarso
riconoscimento critico riservatogli in Italia, e mentre a Parigi e in tutta
Europa si guardava alla sua pittura metafisica come a un punto di
riferimento essenziale, de Chirico sorprende tutti tornando a forme di
rivisitazione classica permeate di romanticismo. E’ l’epoca dei grandi
quadri allegorici conosciuti col nome di “Ville Romane”, delle sontuose
nature morte e degli autoritratti densi di metafore e di simboli. Di questo
periodo, che dura fino alla metà del 1925, la mostra offrirà la più ampia
selezione finora vista. Il rientro a Parigi, alla fine del ‘25, comporta un
ritorno a forme stilistiche più affini all’antica metafisica, tanto che quei
suoi anni sono stati talvolta erroneamente definiti come “surrealisti”. In
realtà de Chirico rimane legato a una sua disincantata visione del mondo
permeata di nostalgia del classico, ma lontana da qualsiasi forma di
accademismo e anzi densa di sensibilità filosofica attuale e concepita in
pieno spirito di modernità. A questo periodo, che dura fino alla fine del
1929 e che è tra i suoi più noti, sarà riservata una rigorosa selezione di
capolavori illustranti i principali soggetti da lui allora trattati: mobili
nella valle, interni, manichini archeologi, cavalli, gladiatori, trofei,
ecc.
Gli anni ’30 segnano una crisi e vedono il Maestro in bilico tra una strana
forma di naturalismo, forse praticato anche per compiacere i gusti del
pubblico italiano, e altissime punte di fantasia metafisica, come nella
serie dei “Bagni misteriosi” e nelle composizioni ispirate ai “Calligrammes”
di Apollinaire. Pochi esempi di alto livello mostreranno soprattutto questo
secondo aspetto della sua arte, che troverà sbocco in quegli anni anche in
una rilevante attività di illustratore e scenografo.
La svolta verso un ridondante gusto “Barocco”, che si manifesta nella
pittura di de Chirico a partire dal suo rientro dal lungo viaggio in America
(agosto 1936 – gennaio 1938) sarà rappresentata, per decisione dei curatori,
solo da un’ampia selezione di autoritratti. E’ infatti attraverso gli
intenti auto-apologetici e auto-mitografici sottesi alla pratica del
ritrarre se stesso per centinaia di volte, e nella loro motivazione psichica
remota, che si dipana al meglio la delirante fantasmagoria tecnica e
pittorica dell’ artista, incamminato ormai verso uno scontro frontale con
l’arte moderna.La mostra si concluderà con una scelta di opere
neo-metafisiche, nelle quali il vecchio pittore, dopo la metà degli anni
’60, rivisita con spirito vivo e ironico figure e temi del suo passato in
una nuova giovinezza creativa ravvivata da un ancor fresco anche se
nostalgico soffio poetico. Questa grande mostra dedicata a Giorgio de
Chirico, dovrebbe essere il primo importante evento artistico del prossimo
anno; si dice che potrebbe riuscire a dissipare, finalmente, il mistero
costituto dalla doppia personalità di quel genio spregiudicatissimo che dopo
essere entrato d’imperio, all’inizio del secolo scorso, nella storia
dell’arte moderna con quella trovata leggendaria che fu la creazione della
“pittura metafisica”, volle in seguito assicurarsi un posticino anche in
quella del raggiro e dell’impostura trasformandosi nel beffardo e
malinconico gestore del mercato dei suoi falsi. Ufficialmente la " pittura
metafisica ", nasce a Ferrara dall'incontro di Carrà con De Chirico che vi
prestava servizio militare dal 1915. Tuttavia essa esisteva già, anche se
indubbiamente al suo ulteriore sviluppo può aver contribuito sia l’incontro
tra i due pittori, sia l'aspetto della città, un tempo capitale fiorente
dell'importante stato degli Este, in quegli anni invece " la più metafisica
di tutte le città " per le grandi piazze ornate di monumenti dalle lunghe
ombre portate, per la perfetta simmetria geometrica dell"addizione erculea
", per la solitudine innaturale di vie e piazze sulle quali si affacciano
nobili palazzi inutilizzati come in una "città morta " dalla quale per
ragioni misteriose, gli abitanti fossero improvvisamente scomparsi . Il
perché dei falsi e del suo fiorente mercato è un enigma che nessuna
esposizione potrà mai riuscire a chiarire. Il problema dei “falsi” De
Chirico resta in realtà l’intricato garbuglio che Raissa Gourevich, la sua
bella e triste prima moglie, definì con la sua celebre ripartizione del
campo in quattro distinti settori. I quadri di Giorgio de Chirico – disse
discorrendo con Luisa Spagnoli, che riferì il giudizio nella sua deliziosa
Lunga vita di Giorgio De Chirico (Longanesi, 1971) – si dividono in quattro
categorie: autentici, quasi autentici, falsi e quasi falsi. “Autentici”,
ovviamente, sono tutti i quadri dipinti dal maestro. “Falsi”, quelli dipinti
dai falsari operanti sia in Italia che in Francia e anche in America. “Quasi
autentici” tutti i quadri dipinti da lui ma che lui stesso, per poterli
spacciare come risalenti al periodo “metafisico”, firmava con l’aggiunta di
una data falsa (per esempio, dipinti negli anni Cinquanta ma datati 1913).
“Quasi falsi”, infine, tutti i quadri dipinti da un nègre, con la firma del
maestro autenticata da un notaio su sua richiesta.

Gli stessi primi “falsi” furono probabilmente dei “quasi falsi”, dipinti da
De Chirico e da lui retrodatati. Così almeno assicurava Raissa, che durante
i suoi colloqui con la Spagnoli, succhiando una sigaretta infilata in un
lungo bocchino, rivelò che il primissimo “falso” spuntò a Parigi 1925. Il
che a suo parere dimostrava che quell’anno l'ispirazione e il genio di De
Chirico erano omai già sfumati. A parte la complicata faccenda dei “falsi”,
resta in ogni caso assodato che forse nessun artista italiano o europeo
esercitò, sull’arte del Novecento, un’influenza paragonabile a quella che De
Chirico ebbe all’inizio del secolo. E questa influenza la esercitò appunto
coi lavori del periodo “metafisico”, coi quali, com’è noto, si propose di
dipingere “ciò che non si può vedere”. Lui stesso infatti chiamò
“metafisica” la sua pittura di quegli anni perché il suo obbiettivo era la
rivelazione di ciò che di strano e di estraneo si cela nell’apparente
normalità della realtà quotidiana. Osservare il mondo che ci circonda come
un enorme museo di stranezze e guardare tutto come chi tutto “vede” per la
prima volta cogliendo appunto la fondamentale estraneità di ciò che ci si
offre come prossimo e familiare.
Queste le regole che governarono la sua arte in quella straordinaria ma
breve stagione creativa della sua parabola creativa. Quello venne dopo fu
solo la storia di un lungo, malinconico tramonto. Questo almeno è il parere
degli studiosi più seri dell’opera dechirichiana. Compreso Paolo Baldacci,
che ha concepito la mostra di Padova e ne ha curato l’impianto con Gerd Ross.
Ragion per cui egli spera, comprensibilmente, che essa riesca stabilire una
volta per sempre che il solo De Chirico che conti veramente è per l’appunto
quello del periodo metafisico. Di qui il fiducioso entusiasmo con cui giorni
fa ha dichiarato che questa mostra (una selezione di cento dipinti quasi
tutti appartenenti appunto a quella fase) guiderà il visitatore "passo per
passo alla scoperta della più emozionante avventura intellettuale e poetica
dell’arte del XX secolo". Dopodiché non ha esitato ad assicurare che i
quadri da lui scelti permetteranno di scoprire "un de Chirico mai prima
d’ora visto e nemmeno immaginato, insomma il 'vero' de Chirico: quello che
sta all’origine del surrealismo e di tutto ciò che di magico e inquietante
vi è nell’arte del novecento". Molto giusto. Ma davvero nessuno, prima di
Paolo Baldacci, aveva osato sollevare il velo su questi reconditi nessi fra
la pittura metafisica di De Chirico, la poetica del Surrealismo, le antiche
arti magiche e l’indagine di Freud sul "perturbante”?
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Vita e percorsi della vita di Giorgio De
Chirico |
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1888
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Da famiglia italiana,
nasce Giorgio de Chirico, a Volo, capitale della Tessaglia. Il padre era
un ingegnere palermitano incaricato di costruire la rete ferroviaria
locale. La madre, Gemma, era una nobildonna genovese.
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1891
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Nasce il fratello
Andrea, che assumerà per la sua attività di musicista, scrittore e
pittore lo pseudonimo di Alberto Savinio. |
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1900
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Si iscrive al
Politecnico di Atene, dove frequenta per 2 anni la scuola di disegno e
pittura. Fin da bambino aveva dimostrato una prepotente disposizione per
la pittura, copiando immagini da varie riviste. Ebbe le prime lezioni
private dal pittore greco Mavrudis |
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1905
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Muore il padre.
Rientra con la famiglia in Italia, poi vanno a Monaco di Baviera,
visitando velocemente Venezia e Milano. |
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1905-1909
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Frequenta per 2 anni
l'Accademia di belle arti di Monaco.
Influenza della cultura artistica, letteraria e filosofica tedesca.
Legge Schopenauer, Nietzsche. Conosce e studia l'arte di Arnold Bocklin
e Max Klinger, sui quali successivamente scriverà acuti saggi critici
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1909
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Arriva a Milano dove
dipinge quadri di forte ispirazione bockliniana. Spesso colto da crisi
di cupa malinconia |
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1910
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Si trasferisce con la
madre a Firenze. Inizia a dipingere soggetti ove cerca di tradurre quel
sentimento misterioso e potente scoperto nei libri di Nietzsche: la
malinconia delle belle giornate d'autunno, i pomeriggi nelle città
italiane. E' il preludio alle più tarde Piazze d'Italia |
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1911
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Raggiunge con la madre
il fratello a Parigi (passa anche per Torino dove viene profondamente
suggestionato dall'ambiente architettonico cittadino) |
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1912
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Espone le prime 3
opere al Salon d'Automne. Conosce P. Valèry e G Apollinaire. Rimane
tuttavia estraneo al cubismo ed alle esperienze d'avanguardia in genere.
Va cercando un suo linguaggio, dipinge soggetti vari, con base comune la
visione onirica |
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1913
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Espone 3 opere al
Salon des Independants e poi altre 4 al Salon d'Automne |
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1914
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Primi articoli su di
lui da parte di Apollinaire e Soffici.
In questi anni, De Chirico inventa ed elabora con straordinaria fantasia
temi di misteriosa magia poetica: visioni architettoniche, piazze
d'Italia, statue solitarie, oggetti assurdamente avvicinati da
inquietanti suggestioni, manichini |
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1915
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Richiamato in Italia
per l'inizio della guerra. Riconosciuto inabile, può continuare a
dipingere |
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1916-1917
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L'impressione prodotta
dall'ambiente urbano ed architettonico di Ferrara è fondamentale per lo
sviluppo della sua visione.
dipinge opere come: "Le muse inquietanti" e "Ettore ed Andromaca" ed "Il
Trovatore".
l'influenza del suo mondo poetico è determinante per l'opera di Carlo
Carrà, suo compagno d'ospedale militare nella primavera del 1917.
Partecipa a frequenti discussioni artistiche con Filippo De Pisis |
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1918-1919 |
Si trasferisce a Roma.
Dipinge 2 autoritratti ed il ritratto della madre. Frequenta i musei
d'arte antica: effettua copie ed ha la grande rivelazione di fronte ad
un quadro di Tiziano. Collabora alla rivista "Valori Plastici",
frequenta letterati ed artisti della rivista "La Ronda". Vengono
pubblicate sia sue opere pittoriche che suoi scritti di notevole
interesse |
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1920-1924 |
Alterna i suoi
soggiorni tra Roma e Firenze. Nella sua pittura si fa sempre più sentire
una originale e romantica interpretazione della classicità ed un
interesse per la grande tecnica degli antichi maestri rinascimentali.
Il pittore russo Locoff lo inizia ai segreti della tempera grassa
verniciata. Dipinge le serie delle Ville romane, dei Figliol prodigo, e
degli Argonauti. Partecipa a varie importanti esposizioni |
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1925
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Torna a Parigi. La sua
nuova pittura è attaccata dai surrealisti |
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1926
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Espone alla galleria
Guillaume, dove un collezionista americano acquisterà molte sue opere |
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1927
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Dipinge sui temi degli
Archeologi, Cavalli in riva al mare, Gladiatori, Bagni Misteriosi, |
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1928
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Personale a Londra.
L'arte di De Chirico è riconosciuta dai massimi esponenti surrealisti e
dadaisti (Ernst, Magritte, Dalì,..) come la fonte delle loro ricerche e
creazioni. Anche vari artisti tedeschi sono da lui fortemente
influenzati |
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1929
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Pubblica il libro "Hebdomeros,
le peintre et son gènie chez l'ècrivain" |
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1930
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partecipa a molte
mostre internazionali ed incontra Isabella Far. Negli anni successivi è
un susseguirsi di esposizioni sia in Italia che in Europa che negli
Stati Uniti. Ha vissuto a Parigi, New York, Milano, fino a risiedere
negli ultimi anni della sua vita a Roma, dove è morto nel 1978 |
“DE CHIRICO”:
Padova, Palazzo Zabarella (via degli Zabarella,14) , 20 gennaio – 27 maggio
2007.
Mostra a cura di: Paolo Baldacci e Gerd Roos.
Promossa da: Fondazione Bano, Comune e Provincia di Padova in
collaborazione con la Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma e con il
sostegno di Fondazione Banca Antonveneta e Corriere della Sera.
Orario: tutti i giorni: 9,30 – 19,30.
Biglietti: intero euro 10, ridotto speciale euro 8, ridotto di legge
euro 5.
Catalogo Marsilio
Informazioni e prenotazioni: tel. 049.8753100 info@palazzozabarella.it
sito della mostra: www. palazzozabarella.it
Ufficio Stampa: Studio ESSECI – Sergio Campagnolo tel. 049.663499
-info@studioesseci.net
www.studioesseci.net
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