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Da Caravaggio a Bacon

Miseria e splendore della carne. Giovanni Testori e la grande pittura europea", omaggio all'estro interpretativo e meditativo di Testori

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 Un viaggio nell'arte americana sotto il marchio doc dei Guggenheim. Quando New York rubò la scena a Parigi e ad un'Europa infestata di deliri nazisti e furie belliche
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Acquaviva delle Fonti

la torre dell'orologio

chiesa di sant'angelo

 

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TORRE DELL'OROLOGIO

 La Torre dell'Orologio di Acquaviva rappresenta la testimonianza storica dell'identità civica dei suoi cittadini. Il monumento si pone come fondale di piazza di una strada in pendenza,all'interno del centro antico della città,nel nucleo più antico che costituisce la fase insediativa di età normanna;a questo periodo risalgono gli edifici principali:la Cattedrale e il Palazzo De Mari(Municipio),all'epoca castello normanno,cinto ai lati da quattro torri ottagonali e circondato da mura e fossati;in XVII sec.diventerà residenza principesca della famiglia genovese De Mari,che qui imporrà il suo potere politico ed economico. Entrambe le strutture si affacciano sulla via discendente che si allarga su Piazza dei Martiri dove si trova la Torre. L'edificio fu realizzato nei primi anni del Cinquecento su commissione di Andrea Matteo Acquaviva,duca d'Atri e Marchese di Acquaviva,con funzione di palazzo del Sedile dove nobili e borghesi si riunivano per coadiuvare il feudatario nella amministrazione della città. La Torre dell'Orologio è stata ricostr uita ex novo nel 1824 dall'architetto Memmola(che ottenne in seguito l'incarico di primo cittadino di Acquaviva)che ritenne oneroso il restauro del monumento e deliberò che fosse ricostruito totalmente mediante l'utilizzo dello stesso materiale. Dai documenti dell'epoca rileviamo che nel 1821 la Torre rischiava di crollare a causa di lesioni molto profonde. La sua ricostruzione fu inizialmente avversata dai cittadini,che rivendicavano proprio la funzione di rappresentanza dell'edificio,ma la precaria situazione di stabilità convinse gli abitanti ad un intervento tempestivo. La sua riedificazione si inserisce in un momento di particolare tensione politica,in cui le classi borghesi locali aspiravano all'autonomia amministrativa dal Regno di Napoli,e il monumento si ergeva così, a simbolo di una maggiore libertà politica. Il campanile a vela posto sulla sommità della Torre ha mantenuto la campana antica datata al 1559 che riporta lo stemma del duca d'Atri della famiglia Acquaviva d'Aragona. La Torre si affaccia a sud,nel suo prospetto principale,su Piazza dei Martiri(1799),la facciata est si affaccia sulla stradina antica del Sedile,mentre le facciate nord ed ovest si trovano a ridosso di edifici sottostanti adiacenti. La struttura dell'edificio si presenta tripartita da cornicioni aggettanti e la facciata principale ci è giunta immutata:infatti,èvisibile identica sullo sfondo di una stampa ottocentesca. La prima fascia comprende un basamento in bugnato bucciardato,e un ampio portone centrale, profilato da una cornice in pietra levigata. Il registro centrale è realizzato con intonaco e riporta un grande stemma reale con croce Sabauda sormontata dalla Corona Reale(inserita nel 1861 quando fu proclamata l'Unità d'Italia)al centro,e due stemmi laterali della città di Acquaviva di dimensioni più piccole;i conci in pietra sono qui ripresi sugli spigoli. La parte superiore accoglie l'orologio,rachiuso in una cornice quadrangolare;lateralmente si inseriscono due coppie di colonnine che sostengono il cornicione aggettante superiore su cui si erge la vela, delimitata ai lati da due grossi vasi etruschi. Sulla sommità è rappresentata una piccola scultura di un angelo. La parete est è in tufo intonacato e accoglie un piccolo portoncino,una finestra con balconcino al primo piano,e ancora più su una piccola finestra. Al piano terra si apre un vano coperto da volta a crociera,e un piccolo corridoio che conduce al piano superiore. Il piano superiore è invece coperto da un solaio in legno;il secondo livello,a cui si accede mediante scalette in legno ripide,comprende un unico vano cieco con pavimento e solaio in legno. Il terzo livello,con pavimento in tavole di legno,ospita la macchina dell'orologio.
Antonella Colaninno
 

CHIESA DI SANT'ANGELO

Chiesa di Sant'Angelo o della Madonna della Libera.

La chiesetta di Sant'Angelo o Madonna della Libera è la più antica delle chiese presenti in Acquaviva delle Fonti,cittadina di circa 22.000 abitanti a sud di Bari. La chiesa è così denominata perchè era situata nell'antico "borgo"o "casale"omonimo.Risale all'età normanna secondo alcune fonti;infatti,il borgo viene menzionato in documenti dell'epoca. Questo borgo detto "casale sant'Angelo"era situato su un piccolo colle a nord ovest del centro storico,ed era ritenuto il primo nucleo urbano di Salentium,antica denominazione della città(il borgo è citato anche in documenti di XV e XVII sec.come "borgo Sant'Angelo"). Per la sua vicinanza al centro cittadino fu incorporato all'abitato,alla "civita"e si contribuì alla formazione di Acquaviva. Per questo si è pensato che intorno all'anno mille la chiesa potesse aver coperto il ruolo di cattedrale,come dimostrerebbe un rudimentale battistero(secondo il Selvaggi)o più semplicemente un lavabo in pietra. La chiesa si ergeva al centro del borgo che doveva essere cinto da mura o da abitazioni vicine l'una all'altra, unite fra loro (forse su modello di un'architettura longobarda"a corti",ricorrente nella Bari altomedioevale). La chiesa presenta un'architettura molto semplice e si articola su dimensioni modeste. Il suo interno si presenta ad aula unica terminante con un coro sottolineato da un grande arco,s u cui si apre una volta a mezza crociera. Qui si trova l'altare maggiore in pietra,sopraelevato su tre gradini,su cui poggia il quadro ad olio della Madonna della Libera,chiuso da un vetro,con cornice lignea intagliata e dorata in oro zecchino, e dipinta d'azzurro nella fascia interna.L'altare riporta in basso un rosone centrale,ed è ornato da due volute laterali e da due angeli. Sulla parete di fronte all'altare è collocata una tela di grande dimensione raffigurante San Michele risalente al XVII sece in condizioni tali da richiedere un accurato restauro. Ai lati dell'altare maggiore si aprono due passaggi che portano nella piccola sagrestia che si caratterizza per la presenza di un genuflessoio a parete in legno intagliato,e per un armadio di XIV sec.sempre in legno intagliato. Nella sagrestia è presente anche una tela del 1650 raffigurante la natività di Cristo,e un lavabo a muro molto antico in cui è inserita una formella in cotto decorata con foglie. Antichissimo è anche il pavimento di questo piccolo ambiente,realizzato in formelle di cotto in delicate tonalità pastello. I muri laterali sono scanditi da due arconi profilati da cornice che si aprono in corrispondenza dell'arco di sostegno delle mezze crociere. Questi archi scaricano su quattro semipilastri molto rustici distaccati da una mensola. Sulle pareti laterali ci sono quattro piccole finestre e quattro dipinti di XVII sec.,di cui due sono inseriti all'interno delle arcate. Le tele rappresentano rispettivamente:"Il matrimonio di Maria","L'annunciazione",la "Visita di Maria a sua cugina Elisabetta",e il "Battesimo di Gesù". Sulla parete sinistra c'è un piccolo ingresso laterale,mentre sulla parete destra c'è un 'antica mensola in pietra,e una statua di San Michele. Sulla retrofacciata è appesa una tela del 1600 raffigurante la Madonna di Costantinopoli,icona presente e venera ta nella cattedrale della città. Infatti,a questa icona è collegata la costruzione della stessa cattedrale,che fu eretta come chiesa palatina dal Serguglione(Gurguglione),in seguito al ritrovamento di questa immagine sacra sulle coste di Bari. Secondo una tradizione che unisce storia e folklore,l'icona sarebbe giunta sulle nostre coste dall'oriente,dove sarebbe stata buttata in mare da una devota che l'avrebbe così salvata dalla condanna dell'iconoclastia. La copertura della chiesa è costituita da un'unica volta a botte,mentre il pavimento è composto da piccole piastrelle rinascimentali in maiolica,provenienti dal presbiterio della cattedrale e che hanno sostituito quello in cotto più antico. L'esterno della chiesa presenta un profilo semplice a capanna,sormontato da un timpano triangolare con cornicione,ai cui lati si stagliano due gugliette terminanti con sfere. In alto a sinistra si erge un campaniletto,aggiunto successivamente alla chiesa verso il 1600. La facciata è bipartita in due ordini:quello inferiore presenta un unico portale molto semplice e di modeste dimensioni sormontato da una mensola,su cui è posta una nicchia che conteneva la statua del santo;quello superiore comprende un'unica finestra con mensola. Sul perimetro sinistro della chiesa vi è un piccolo portone e una finestra. L'esterno è in pietra intonacata di bianco. Sappiamo con certezza(da antichi registri della cattedrale)che nella chiesetta si celebrarono i matrimoni fino alla metà del 1600,quando furono trasferiti nella chiesa madre,e che si seppellivano i "mortini",cioè i bambini sottoil pavimento,per affidarli alla protezione dell'angelo(non si menzionano sepolture di adulti). Sappiamo,sempre da fonti,che furono fatte numerose donazioni per il decoro della chiesa,da parte dell'arcivescovo di Bari mons.Antonio Puteo,tra il 1571 e il 1578(per rifare il tett o,per imbiancare la struttura e la statua del santo...) Siamo a conoscenza che la chiesa fu attiva fino al 1600;si celebrava messa di domenica e nelle altre festività. La chiesetta ebbe un primo restauro importante nel 1714,dopo un crollo parziale;il lavoro fu commissionato da Don Giovanni Annecchino,nipote di un altro prelato che aveva fatto costruire nella città il Monastero delle Cappuccinelle nel 1629. L'Annecchino fece dipingere il grande quadro di San Michele. Dopo il restauro furono fatti lasciti anche di immobili da parte dei devoti. Nel 1799 la chiesetta fu sottoposta ad uno storico saccheggio,e nel 1880 fu effettuato un altro restauro,in cui si sostituì il pavimento in cotto con quello in ceramica di reimpiego, proveniente dal presbiterio della cattedrale. In questo secondo restauro fu realizzata la copertura a botte,in sostituzione della capriata in legno(come si evince da un antico registro di un'altra cappella). E'probabile che nel corso dei lavori di restauro fu demolito un piccolo altare della Madonna della Libera e collocato sull'altare maggiore il quadro a lei dedicato.                   [ top ]

Antonella Colaninno