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Cappella
Palatina |
Ingresso:
Piazza Indipendenza 1
Tel 0917051111
Visite lun-ven-sab
08:30-12:00 /
14:30-17:30
dom 08:30-14:00
Tickets:
Visita del palazzo e della cappella Palatina
€ 7 ridotto € 3,50 |
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La Cappella Palatina, incastonata all’interno del Palazzo Reale,
fu edificata a partire dall'anno di incoronazione a primo re di
Sicilia di Ruggero II nel 1130. Il periodo di costruzione durò 13
anni. Vi si fondono insieme le espressioni architettoniche più
importanti della Sicilia: l'europeo, il siciliano, il bizantino,
l'arabo.
La cappella ha la forma di basilica a tre navate sorrette da
colonne di granito con capitelli corinzi riccamente decorati.
I mosaici, gusto bizantino, sono tra i piu' belli esistenti.
Di
particolare bellezza il Cristo Pantocratore della cupola, gli angeli
che lo circondano, gli Evangelisti assorti nei loro studi, che sono
i mosaici piu' antichi. Fu consacrata nel 1140 e dedicata ai santi
Pietro e Paolo da Ruggero II (si dice palatina una chiesa o una
cappella riservata ad un regnante e alla sua famiglia. Il termine
latino palatinus deriva infatti da palatium, "palazzo imperiale";
nel medioevo l’aggettivo ha preso il significato di “appartenente al
palazzo La Cappella è stata definita un vero miracolo d’armonia
spaziale e decorativa, quest’ultima frutto di una felice fusione tra
impianto centrale bizantino (presbiterio) e schema basilicale latino
(navata). La decorazione a mosaico fu ispirata nei temi da Ruggero
II e, in un magico connubio di stili e capacità tecniche, in essa
convivono esperienze culturali differenti comprese quelle in
purissimo stile islamico, quali il soffitto ligneo a lacunari –
elementi realizzati in differenti materiali che ornano i soffitti –
e
muqarnas,
o la serie di vivacissimi dipinti (del quarto decennio del XII
secolo), raffiguranti i piaceri della vita di corte e gli svaghi del
principe (giocatori di scacchi, danzatrici, dromedari e bevitori)
che costituiscono il più vasto ciclo pittorico islamico pervenutoci.
È un universo profano e gioioso che convive, artisticamente
parlando, con le immagini sacre e dottrinali del grandioso complesso
musivo.
Ecco come Augusto Schneegans (in La Sicilia nella natura, nella
storia e nella vita, 1890): “Tutto è diverso nel castello reale,
dove il custode conduce i visitatori con una specie di timore
religioso fino alla porta della Cappella Palatina. Quivi giunto,
apre con solennità la cappella avvolta in una oscurità mistica, e
poi si ritira silenzioso, come se nessun profano dovesse mettere
piede sul sacro suolo. Ed infatti questa cappella meravigliosa pare
che sia una cosa sacra. Vi entriamo come in un regno di favole,
trasferito qui dall’Oriente: l’oscurità crepuscolare di quei
corridoi con alte colonne è inondata dal dolce e carezzevole
splendore del sole; le mura scintillano come di oro e splende dalle
cupole una luce dorata. I santi e il grande Cristo bizantino
guardano meravigliati il forestiero che ardisce mettere il piede in
questa soglia consacrata. Con un sordo rumore la porta si chiude
dietro di noi; una tranquillità ed un silenzio divini ci circondano;
rimaniamo sbalorditi e guardiamo attorno come ammaliati. All’altare
maggiore celebra un sacerdote coi capelli argentei e con un rosso e
ondeggiante indumento, negli alti stalli seggono altre figure
venerabili; grandi volumi di pergamena stanno
aperti sui leggii di quercia le cui pagine giallastre sono via via
voltate dai cantori. Un raggio di sole colorito, attraverso le
dipinte vetrate del soffitto, scherza sopra gli abiti sacerdotali
gallonati d’oro e scintilla sui vecchi guarnimenti d’argento dei
libri corali. Lento e con modulazione uniforme, risuona il canto dei
preti per le gallerie; dalla profondità del coro rispondono le voci
argentine dei chierici: si sente il suono fine e chiaro del
campanellino tra il ronzio ed il canto: a quel suono le teste canute
s’inchinano e le ginocchia si piegano. Sebbene il forestiero non sia
entrato come un credente, in questa cappella, pure in mezzo a quell’atmosfera
piena di misticismo, china anch’egli il capo e piega le ginocchia
come un credente. Solamente, dopo che quel primo sentimento di
stupore si è dileguato, guarda attorno e rimane come estatico;
perché in nessun altro luogo ha mai veduta cosa più bella. In quel
recinto angusto, ma alto, arioso e illuminato dal sole, egli si
trova in mezzo all’opera più perfetta che l’arte cristiana abbia mai
prodotta. Svelte colonne sostengono sugli ampii capitelli gli archi
acuti normanni, alquanto più larghi dei saraceni; più grossi della
colonna e del capitello s’innalzano i pilastri e piegandosi
leggermente con lento slancio ed elegante, s’uniscono da ambedue le
parti nella pietra di chiusura, terminando in punta, ma
rotondeggiata artisticamente. Poche colonne sostengono l’alta volta
della piccola cappella; perché questa casa di Dio è veramente una
miniatura, un prezioso cofanetto di scintillanti gioielli! Dal
pavimento fino al soffitto; dalle colonne, dai muri, dagli altari,
dai confessionali fin sotto alla gradinata che conduce nel coro, fin
negli angoli più remoti dei corridoi laterali avvolti nell’oscurità,
tutto ride e risplende di mosaici. I fatti della storia sacra vi
sono dipinti in figure vive; sulle colonne stanno gli apostoli e i
santi nella loro attitudine ieratica; nelle pareti è rappresentata
la storia del vecchio e del nuovo Testamento; cori d’angioli volano
intorno all’eccelsa cupola colle finestre traforate, dalla quale
scende la chiara e dolce luce del sole, meravigliosamente smorzata e
come disciolta in un morbido ondeggiamento. E su in alto, occupando
tutta la volta della cupola, sta la colossale la colossale mezza
figura del Salvatore in una quiete solenne, colla destra alzata in
atto di benedire, col sacro volume nella sinistra, con la chioma
lunga e ondulata, con la barba bionda: ha tre grandi raggi attorno
al capo e i suoi grandi occhi guardano così intensamente, da
sembrare che ne esca una vita celeste che empie ed avviva di una
luce misteriosa la semioscurità di quel santuario”.
esegesi e ricerca storica : Antonio Cocilio - Palermo 2006 |