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REALIDAD

Potenza:Galleria di Palazzo Loffredo

 

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  - L'arte spagnola della realtà -

Realidad,arte spagnola della realtà ha coronato le manifestazioni per il Bicentenario di Potenza capoluogo. Allestita presso la Galleria di Palazzo Loffredo dal 22 settembre fino al 14 gennaio,la mostra ha raccolto un centinaio di opere di quella generazione di artisti che si sono formati all’Accademia di San Fernando a Madrid. La loro ricerca pittorica ha guardato alla realtà con sguardo retrospettivo,attraverso l’arte dei grandi maestri spagnoli del passato,ma anche con particolare attenzione verso le istanze della modernità. Negli anni sessanta del Novecento Madrid è stata il centro culturale di questa nuova ricerca artistica,in cui lo studio della realtà e dell’illusionismo dell’immagine rappresenta un punto di partenza attraverso cui raggiungere la realtà intima delle cose. La mostra vuole essere anche l’anello di un ricongiungimento culturale di due aree del Mediterraneo,la Spagna e le regioni del sud dell’Italia,legate storicamente da un antico dominio. Questo Spiega la forte connotazione mediterranea nelle influenze,ma il carattere propriamente ispanico di questi realisti che hanno seguito un indirizzo di ricerca personale di forte identità madrilena,ma basato anche sui grandi movimenti del Realismo contemporaneo francese e americano di Balthus e di Hopper,come afferma Lopez Garcia,esponente di punta del movimento. La mostra segue una linea cronologica ed è organizzata in due sezioni:quella dei” realisti storici”;e quella dedicata alla “continuità del realismo”,con la presenza di artisti di due generazioni successive. All’interno di questa seconda sezione sono compresi gli artisti nati negli anni quaranta,che sono in stretta relazione con il gruppo storico,e gli artisti più giovani,la cui preparazione accademica si sposa con i moderni linguaggi della tecnologia,dell’arte cinematografica e della fotografia. Una piccola sezione raccoglie poche opere di arte del passato antecedenti al Realismo,su una linea cronologica che va dal 1600 al 1900 e che non è in relazione con le opere della mostra poiché gli artisti del Realismo storico creano i loro primi lavori dopo il 1950. Questa sezione rappresenta solo una linea ideale,un punto di continuità di quel cammino inesauribile che l’arte compie da tempi a noi lontanissimi.Tra gli “Antecedenti”ricordiamo tra i tanti:Pedro de Orrente(1580-1645);Josè de Ribera(1591-1652);Francisco de Zurbaran(1598-1664;Juan de Zurbaran(1620-1649);Francisco da Goya(1746-1828);e molti altri. Il gruppo dei realisti storici presenti nella prima sezione comprende :Amalia Avia, Julio Lopez Hernandez,Francisco Lopez Hernandez, Maria Moreno, Carmen Laffon, Antonio Lopez Garcia e Isabel Quintanilla. Le opere di Amalia Avia sono energiche e silenziose;la sua arte è attenta agli aspetti sociali e formali della realtà,come la strada,gli interni semplici delle case,le facciate dei negozi,una realtà che si fa memoria ma anche denuncia sociale. Il realismo è uno strumento di conoscenza in cui lo studio della luce e dei punti d’ombra crea atmosfere di rarefatta bellezza e di mistero,sospese tra illusionismo e realtà. E’ un’artista figurativa che sperimenta il suo realismo pittorico negli interni e nelle vedute urbane di Madrid dove la figura umana è una presenza marginale e sono le architetture ad assumere un ruolo di protagonismo. L’olio su tavola del 1988 “Ministerio de Fomento”si svela come un frammento di vita fissato sulla tela, sospeso in una atmosfera surreale che cattura l’immediatezza di un momento come in una fotografia.E’ una veduta silenziosa della quale però,percepiamo gli umori grigi e umidi di una piovosa giornata autunnale. L’attenzione per gli spazi interni è un altro aspetto della pittura dell’Avia. Il dipinto “Comedor” un olio su tavola del 1988,ritrae uno scorcio di una sala da pranzo;la luce è filtrata da un panneggio chiaro e crea un delicato gioco di ombre sull’angolo della parete di fondo mentre irradia di luce la superficie del tavolo. C’è l’assenza di figure umane che vengono evocate dagli oggetti domestici; la macchina da cucire sullo sfondo è un indizio che ci svela un aspetto della personalità di quest’ abitatore misterioso. La pittura dell’Avia è quasi monocromatica,con tonalità spente e fredde:dai grigi alle terre agli avori. Julio Lopez Hernandez è uno scultore realista,il cui realismo esasperato traccia nel gesto,nella ponderatezza e nella rigidità dell’espressione un profilo intimo e psicologico. La sua pittura vuole sottolineare l’oggettività della realtà che nasconde aspirazioni più profonde. “Parte de sua familia”(poliestere originale,1972),”El alcade”(bronzo,1972),”Marcela agachada”1967,”La Primavera”,sono figure vibranti che esprimono pensieri e paure. La gravità e la ponderatezza Di El alcade rappresentano il vissuto di quest’uomo,un venditore di carbone ex sindaco della città,una persona familiare all’artista il cui ricordo rivive nel realismo della materia.Le sue sculture sono surrealiste,metafisiche e denotano una forte religiosità,si osservino “Dormitorio,Almagro28” del 1978 e”Metro Tetuan-Vallecas”1970. Francisco Lopez Hernandez(fratello di Julio)ritrae sempre persone a lui molto vicine e si ispira a temi ricorrenti quali nature morte,figure umane,scorci urbani ed interni. La austerità delle sculture di Julio, data dalla monocromia della materia plasmata,è superata dalla maggiore plasticità e morbidezza delle figure di Francisco che usa anche materiali più duttili,come l’argilla e il legno d’abete che rendono le figure più lisce e levigate. Le sue sculture perdono la severità e diventano più leggere e più plastiche.Se confrontiamo la Primavera di Julio con la Nina escribendo di Francisco rileviamo subito una figura più morbida;le braccia e le gambe incrociate ora si distendono,le gambe si divaricano quasi non avessero peso ed il corpo si distende come se perdesse la sua gravità. Anche per Francisco la ricerca del vero vuole evocare il mistero,l’impenetrabilità della vita,come si evidenzia nel busto di Carmen Lopez del 1979. Un’aurea metafisica avvolge la realtà che si fa essenziale,minimalista,come in “Las das ventanas”(Le due finestre)del 1972, e nell’”Interior del estudio”del 1972. Il bassorilievo “Bodegon”(natura morta),un bronzo del 1964 crea l’ìllusionismo prospettico della sovrapposizione dei piani,richiamando l’effetto stiacciato di Donatello di ascendenza romana. Maria Moreno è un’artista di grande femminilità;la natura è la sua fonte di ispirazione e di seduzione ed emana un senso di purezza nei bianchi luminosi che si disperdono nell’atmosfera e nella freschezza dei verdi che rimandano ad una natura”arcadica”. Nei suoi scorci la materia sembra diluirsi sulla tela,smaterializzarsi per diventare pura emanazione di luce,come in “Cocina de Tomelloso” del 1972,in “Jardin de los frutales”dello stesso anno,e in “Jardin de Ponente”,un’opera di grande raffinatezza cromatica e compositiva del 2006. “Rosas”(2005)è una perla dell’artista che gioca sulle delicate cromie degli avori e dei rosa;le rose sono raccolte in un vaso di vetro la cui trasparenza si confonde nella sinfonia degli accordi cromatici. Queste sono al centro di un piano orizzontale appena percettibile che annulla la proiezione nello spazio. In “Entrada de casa” del 1980 lo sguardo converge su uno scorcio che si apre tra le stanze di un appartamento. L’intimità della composizione è giocata sulle tonalità pastello e sulla impercettibile linea d’ombra che lascia in primo piano sulla visuale tagliata di destra una credenza d’altri tempi su cui poggia un piccolo scrigno e una composizione di fiori. Tra le zone d’ombra si apre sullo sfondo una parete di un fumoso color turchese che allarga lo spazio reale ma che assume anche una grande forza evocativa. Non c’è una passiva percezione del dato reale ma una commossa partecipazione. La realtà non implica valori sociali ed è una visione disincantata della natura e delle cose. Carmen Laffon ha sperimentato un realismo che si pone come superamento del dato reale fino alla pura smaterializzazione dell’oggetto che diventa puro colore. Il punto limite di questa ricerca pittorica è la serie di “El Coto”,un lembo di spiaggia familiare all’artista, rimasto nella sua memoria. El Coto è un punto di osservazione speciale,dipinto in quattro diversi momenti di luce: El Coto desde Sanlucar,atarceder(all’imbrunire);El Coto desde Sanlucar,nocturno(notturno);El Coto desde Sanlucar,bajamar(bassa marea);El Coto desde Sanlucar,tarde(pomeriggio),tutti del 2005. Antonio Lopez Garcia approda al realismo solo negli anni sessanta del Novecento,dopo un primo periodo classico(1950)ed una fase successiva più vicina al Surrealismo. Negli anni della sperimentazione realistica,Garcia è ossessionato dallo studio della luce che supera la dimensione del reale ed illumina lo spIrito e la psiche. I suoi soggetti sono le nature morte,i ritratti dei familiari,gli oggetti della quotidianità,scorci e vedute di città. “Madrid sur”(1965-1985)è una veduta della città dall’alto,e nella profondità della prospettiva l’orizzonte si perde e la città si unisce al cielo,fondendosi in un macrocosmo onnicomprensivo. La sua pittura non suggerisce atmosfere visionarie ma persegue la ricerca del vero;è un esistenzialista per la vitalità vibrante di sfondi e figure,e per la peculiare attenzione all’analisi descrittiva e psicologica. I suoi dipinti sono fortemente realistici,e i soggetti non sono un fondale indefinito o un’evocazione suggestiva di luce e colore,ma una presenza incontrastata,sospesa in una fissità e in una tensione metafisica;la tavolozza quasi monocroma contribuisce ad evidenziare e a congelare i soggetti. Il suo realismo è freddo e contemplativo come in “Taza de water y ventana”(1968-1971)(tazza di water e finestra), in “Vaso con flores y pared”del 1965(vaso di fiori e parete),in “Josefina leyendo”del 1953,o in “Carmencita fugando en la terrazza”del 1960. Più esistenzialiste sono le tele “La cena”(1971-1980),di un notevole rigore compositivo e cromatico, in cui il grigio della parete di fondo contrasta con il candore del tovagliato bianco su cui sono poggiati gli avanzi dei pasti consumati ;l’unica nota di eleganza sono le due figure che siedono al tavolo delle quali soltanto la bambina è rappresentata con realismo poetico,mentre la donna ha il volto incompleto,appena abbozzato,benché nel bozzetto sia stato disegnato perfettamente. Il dipinto “Emilio y Angelines”(1961-1965)pone in primo piano le due figure sullo sfondo di un paesaggio urbano;la loro staticità contrasta con una tensione interiore resa con superba maestria attraverso il realismo degli sguardi,la tensione delle labbra e del collo. Lopez Garcia ha realizzato anche opere scultoree come “Maria de pie”del 1963,una piccola figura di bambina di un realismo sorprendente,capace di rappresentare la tensione vitale della figura,ma anche la sua emotività. La ponderatezza della bambina ha in sé uno slancio “metafisico”. Altra scultura è l’imponente “Figura de ombre”(2001),una figura energica,di grande forza ed equilibrio;anche qui il realismo evidenzia una tensione interiore e la virilità del fisico contrasta con la durezza di un viso maturo. La materia non trascende lo spirito ma lo svela,e il realismo esprime i significati essenziali delle cose umane. In lui è presente il senso del tempo,della morte incombente che avvalora l’esaltazione della vita,e anche dove c’è un messaggio di tragica drammaticità si svolge sempre un inno alla vita;è la forza della materia l’energia primigenia che spinge avanti l’esistenza. La luce da vita alle forme e svela la verità delle cose,e la materia pittorica si fa specchio della spiritualità. Isabel Quintanilla è l’ultima tra le donne del realismo storico;nel 1960 sposa Francisco Lopez e tra gli anni sessanta e settanta del secolo scorso riscuote un notevole successo in Italia e nel nord Europa. Anche la sua ricerca si caratterizza per una forte aderenza al dato reale,in un equilibrio tra materia,colore e luminosità. E’una pittura colta e raffinata in cui si coglie l’amore per l’artista per certa pittura del passato tra cui Vermeer. Le sue composizioni sono semplici,razionali e fortemente evocative,e giocano sulla simmetria,sui piani inclinati che spostano in alto il punto di vista,e sui colori freddi. “Mis flores favoritas”(2003)è una composizione di raffinata eleganza,in cui l’austerità del damasco blu del tovagliato contrasta con il bianco delle rose,a cui si uniscono sullo sfondo un orologio ed un paio di guanti in un perfetto equilibrio cromatico e compositivo. “Bodegon con ajas”(2004)(natura morta con agli)realizza un’eleganza formale di grande effetto luministico. La luminosità del bodegon in primo piano è tagliata dal muro grigio di fondo. C’è una razionalità compositiva resa dai colori freddi,dai ricami del tovagliato,perpendicolari all’asse di appoggio. Ogni oggetto rifulge di una luce quasi metafisica e diventa un prezioso gioiello della quotidianità;di ognuno se ne percepisce la materia,come la brillantezza e la trasparenza del piatto di porcellana. Nella sezione dedicata alla continuità del realismo si inserisce la scultura di Rafael Muyor che realizza opere scultoree di grandi dimensioni ingrandendo inverosimilmente frutti e ortaggi;arance e angurie diventano larve informi costrette nell’involucro della materia. Joan Mora è anche lui uno scultore che indirizza la sua ricerca sugli oggetti della quotidianità. La materia non costringe le forme ma le modella,conferendo loro una certa leggerezza. Un esempio magistrale di realismo scultoreo in cui si inseriscono capolavori come “Diumenge”(domenica)del 1990,”Capsa de sabates”(scatola di scarpe)(2000),”Paquet amb corda”(pacco con spago)(2003),e “Pelota”del 2005. Matias Quetglas è una scultrice pittrice di grande fascino. I suoi soggetti sono sospesi in una dimensione metafisica,sono figure compenetrate nella realtà ma assorte in una quotidiana meditazione;il suo realismo può essere definito un “surrealismo metafisico”. Tra le sue opere vogliamo ricordare “Juegos de playa”(1993),”El aliento del dragon”(2006),”Joven flautista”(1992),”Maria con espero”(1979),”Mria en tamburate”(1980)

Antonella Colaninno

Bibliografia: catalogo della mostra..