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Aldo Pecoraino
 

 
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  aligi sassu CENNI

Aligi Sassu nasce a Milano il 17 luglio 1912, da padre sardo e madre emiliana.
Il padre Antonio, spirito indipendente e dotato di notevole curiosità intellettuale, scappa di casa a soli sedici anni: gira la Sardegna e si stabilisce a Sassari, dove nel 1894 è tra i fondatori del Partito Socialista della città. Nel 1896 si trasferisce a Milano: per vivere, tra l'altro, circola per la provincia con uno dei primi cinema ambulanti. Dopo i moti popolari del 1898, repressi dal generale Bava-Beccaris, fugge in Svizzera, a Lugano, dove rimane fino al 1900, quando torna a Milano e avvia una piccola casa editrice. Militante del Partito Socialista, stampa opuscoli di propaganda politica. Nel 1911 sposa Lina Pedretti: per difficoltà economiche, nei primi anni Venti si trasferisce con la famiglia in Sardegna, a Thiesi, dove apre un negozio di tessuti. Dopo circa tre anni la famiglia Sassu torna nuovamente a Milano, stabilendosi in piazza Oberdan. In compagnia del padre il giovane Aligi comincia a visitare esposizioni di pittura, tra cui una mostra futurista al Cova. Appena dodicenne acquista nella bancarella di un libraio ambulante Pittura scultura futuriste (dinamismo plastico) di Umberto Boccioni: frequenta assiduamente le biblioteche milanesi, entusiasmandosi nella lettura di riviste e testi futuristi (La Ronda e Mafarka). Conosce il futuro designer Bruno Munari e insieme decidono di presentarsi a Filippo Tommaso Marinetti, che li accoglie con benevolenza.
Nel 1925 entra come apprendista a "La Presse", un'officina litografica in viale Piave: qui apprende la tecnica della litografia e conosce il pittore Natoli, collaboratore della "Domenica del Corriere" e autore di locandine cinematografiche. Contemporaneamente frequenta i corsi serali di Brera, in una situazione resa difficile dai debiti e dalla persecuzione del padre, perché antifascista.
1927-28
Nel 1927 si reca a casa di Fedele Azari, figura eminente del movimento futurista milanese, dove ha modo di vedere numerosi dipinti, disegni e sculture di Boccioni. In occasione della Mostra futurista ordinata presso la Galleria Pesaro di Milano, Marinetti espone alcune opere di Sassu, che con Munari avrebbe firmato, l'anno successivo, il Manifesto della pittura "dinamismo e riforma muscolare".
Nel 1928, nel corso di una riunione futurista svoltasi al Teatro lirico, durante la quale è presentato tra l'altro il "rumorarmonio" di Russolo, Marinetti sostiene i futuristi locali, tra i quali il sedicenne Aligi Sassu, indicandolo come una promessa dell'arte italiana. Lo stesso anno, sempre Marinetti invita il giovane pittore alla Biennale di Venezia, dove espone due opere: Nudo plastico e L'uomo che si abbevera alla sorgente.
1929-33
Frequenta l'Accademia di Brera, dove conosce tra gli altri Lucio Fontana, Nino Strada, Candido Grassi, Luigi Grosso, Fabrizio Clerici. Ma presto deve abbandonare gli studi per motivi economici. Comincia allora a frequentare l'Accademia libera, istituita da Barbaroux (direttore della Galleria Milano) su suggerimento del pittore Carpanetti, sita in un grande locale in corso Monforte 15: oltre a Sassu, vi affluiscono anche Renato Birolli, Giacomo Manzù, Adriano Spilimbergo, Fiorenzo Tomea, i quali, in cambio di un quadro al mese alla Galleria Milano, potevano disporre gratuitamente di cavalletti e modelle. Tale accademia durò, però, solo pochi mesi: nonostante ricevesse molte opere, Barbaroux non era soddisfatto dei risultati commerciali.
Con Manzù affitta un abbaino in piazza Susa, per farne uno studio: "Faceva un freddo terribile - ricorda Sassu - e per scaldarsi si doveva lavorare. L'arredamento consisteva in un cavalletto e qualche sgabello e l'illuminazione era costituita da mozziconi di candela rimediati da un conoscente sacrestano". Per vivere dovevano arrangiarsi: Sassu vendeva qualche opera ad architetti presentatigli da Eduardo Persico; qualcosa compravano anche la famiglia dello scultore Grosso, il vecchio Tosi e Giorgio Nicodemi.
Nella primavera del 1929 Sassu organizza una mostra collettiva nei locali di un dopolavoro in via Piero della Francesca; nello stesso periodo espone, sempre in una collettiva, nel ridotto del Teatro Arcimboldi, diretto dall'ex-attore e futuro gallerista Ettore Gianferrari.
In questi anni, in antitesi alla poetica di Novecento, avvia le serie degli Uomini rossi e dei Ciclisti. Nel 1930, alla Galleria Milano, in una collettiva con Grassi, Manzù, Occhetti, Pancheri, Strada espone dipinti di paesaggio e di figura. La mostra, presentata da Raffaello Giolli, riscuote un buon successo ed è recensita tra gli altri da Carrà sull'"Ambrosiano".
Il gusto per la velocità ma anche per la fatica e per il gesto atletico, ampiamente testimoniato dalla serie dei Ciclisti, non è per Sassu un'adesione astratta al tema del movimento, ma si fonda sulla sua profonda passione per la bicicletta (si era iscritto alla società sportiva "Bonservizi Tonoli", partecipando a varie corse, e successivamente al Ciclo Club Lombardo). "Da ragazzo - ricorda - correvo in bicicletta (...) adoravo il fruscio delle gomme leggere sull'asfalto, l'odore acre di fumo, di bagnato, di terra che assorbivo, la testa incassata nelle spalle, chino sul manubrio attraverso i paesi, le campagne, gli acciottolati sconnessi di volata. Le salite allora erano polverose ed estenuanti sotto il sole. Solo chi ha lungamente lottato sulle strade può comprenderne tutta la poesia. Ricordo quegli anni come un susseguirsi di lunghe volate nella polvere delle strade di campagna, nella pioggia e nel freddo, perché uscivo anche d'inverno tanta era la passione".
Nel febbraio del 1932 espone alla Galleria del Milione, con Birolli, Cortese, Grosso, Manzù e Tomea. L'esposizione suscita molto interesse, tanto che Sandro Bini, allora giovane critico in servizio militare a Firenze, dedica a Sassu una pubblicazione (Aligi Sassu, fisime e nostalgie della critica) che costituisce il primo studio sul lavoro del pittore. Per incontrare Bini, Sassu parte per Firenze in bicicletta, dove visita il convento di S. Marco e gli Uffizi, rimanendo impressionato soprattutto dalla Battaglia di San Romano di Paolo Uccello, un'opera che avrà notevoli influenze sulla sua pittura.
1934
Nell'autunno parte per Parigi (nella valigia porta tele dipinte arrotolate, disegni e persino un martello e una tenaglia per montare i quadri). È ospite, in rue Elisée de Beaux Arts, di un operaio montatore meccanico, fratello del pittore Facchinetti. Durante il soggiorno, di circa tre mesi, frequenta la biblioteca Sainte-Geneviève, dove legge i Diari di Delacroix, e naturalmente i grandi musei: studia l'opera di Géricault, di Renoir e quella degli impressionisti; alla Galleria Paul Guillaume visita una mostra di Matisse, rimanendo colpito dal modo di usare il colore, che gli rammenta gli affreschi di Delacroix in Saint-Sulpice, dove si recava "come in pellegrinaggio" ogni settimana, mentre le ricerche surrealista e astrattista - all'avanguardia in quel periodo - sembrano non interessarlo.
Amico del pugile Cleto Locatelli - campione europeo dei pesi leggeri -, spesso frequenta le palestre di boxe, sport cui dedica numerosi quadri e disegni. Conosce tra gli altri Magnelli, San Lazzaro, De Pisis, Campigli, Leonor Fini, Léger, Severini e il critico Lionello Venturi, al quale mostra alcune opere tra cui Iciclisti. Lo scrittore Antonio Aniante, autore in Francia di una biografia di Mussolini, organizza per Sassu, Tomea e Francis Gruber una mostra alla Galerie des quatre chemins ma nessun quadro è venduto. In questo periodo comincia a dipingere i primi Caffè, tema suggeritogli anche dalla catena di caffè Chez Dupont da poco inaugurata a Parigi.
Una testimonianza significativa di questo primo soggiorno a Parigi - vi ritorna l'anno successivo, quando, tra l'altro, ha l'occasione di vedere una grande retrospettiva di Cézanne - è una lettera che Sassu indirizza a Raffaele De Grada, in cui il giovane artista riassume, in termini "pittorici", le sue impressioni sulla capitale francese: "Ti scrivo per riattaccarmi a qualche animo simile da questa lontananza. Paris soir. Per la strada buia sento urlare tra i suoni delle macchine nella città, ma il ricordo dei posti usati è mordente. Per quanto una strana voluttà mi morda l'animo all'essere solo in questo deserto di pietra e di uomini, immerso in un tramonto viola e nel nero dominante della romantica città. Veramente romantica! Nulla è razionale qua, a cominciare dal pensiero, o forse l'apparenza è tale che spinge a comprendere solo la superficie; ad ogni modo qua la realtà non la vedo che come un miraggio. Strano miraggio in cui s'immergono le cose e gli uomini, naviganti fra un cumulo di convenienze e di modi di fare très usée: mi sembra di essere immerso in un morboso e morbido Ottocento. Percorro la città, ma la città è piccola. Il paesaggio lo riconosco ad ogni passo. Ma dove troverò la città babelica, la città degli uomini, delle folle immense, la città dei Farisei divorata dall'ansia e dall'agitazione, dalla velocità e dalla potenza, la città sconfinata ove gli uomini si scontrano faccia a faccia, il genio e l'idiota, il pazzo e il savio[?] La città dell'ebbrezza panica, la città divina dionisiaca in cui il secolo si esprima e l'universo si confonda, in cui la realtà diventi sogno, immersa in atmosfere elettriche, violentemente colorate, in cui la natura sia libera, come una giungla tropicale. In cui ti assalga la febbre della paura d'essere assalito e di assalire, di essere belva e cacciatore. I cieli trascoloreranno un giorno in fiamme azzurre, celesti e rosso di fuoco, con cavallini di nuvole bianche nei tramonti freddi delle città sconosciute".
1935-36
In questa fase la sua ricerca pittorica - distante dai valori imperanti di Novecento - si dibatte tra romanticismo (attenzione al senso costruttivo del colore) e spirito d'azione (eredità del futurismo ma anche senso di disagio verso la realtà), tra classicismo (attenzione alla tradizione) e spirito realista. È proprio il problema del "realismo" che prevale nella sua riflessione, non tanto, o non solo, in termini di linguaggio ma soprattutto in termini "sociali", come ricerca di un nuovo rapporto tra artista e pubblico. "Sento con intensità sempre maggiore - scrive Sassu al critico Giuseppe Marchiori - che i problemi della pittura, oggi, non si possono assolutamente risolvere sul piano di un'esperienza metafisica, o neoclassica, o neonaturalistica (...). Le esigenze delle masse allontanate dall'arte da più di un secolo di continuo ed esasperato slittamento, proprio in quel senso snobistico ed intellettuale della quasi totalità degli artisti moderni, ha[nno] portato a questa scissione; scissione non solo del gusto, ma proprio dell'ambiente sociale. Questa scissione del gusto fra il pubblico e l'artista pone all'ordine del giorno, primo fra tutti, un problema, quello del Realismo, fra i tanti".
Una prima risposta a tali problemi è rappresentata, in questo stesso anno, da opere come La morte di Patroclo e La strada, i cui soggetti, uno classico e l'altro realista, sono svolti con un analogo spirito critico nei confronti dei valori pittorici e della realtà del regime. Più diretta e graffiante è la Fucilazione nelle Asturie, sempre del 1935, che - ispirata a uno sciopero di minatori delle Asturie represso dall'esercito comandato da Francisco Franco - costituisce una sorta di manifesto dell'opposizione europea al fascismo. Contemporaneamente inizia l'attività clandestina antifascista: il suo gruppo, di cui facevano parte anche De Grada, Grosso e Guttuso, è in collegamento con altri formatisi in Italia (Roma, Sicilia) e all'estero (Lugano, Parigi). Si incontrano nei caffè o in casa di De Grada e di Gabriele Mucchi: ricevono giornali clandestini e materiali di propaganda. Durante la guerra civile spagnola Sassu e compagni svolgono un'intensa attività, diffondendo manifestini e organizzando dimostrazioni in Valtellina, nel Novarese, in fabbriche e locali pubblici di Milano e di Sesto San Giovanni.
1937
In occasione del successo delle brigate internazionali contro le truppe volontarie fasciste, comandate dal generale Roatta, nella battaglia di Guadalajara, Sassu e De Grada preparano un testo inneggiante all'insurrezione. La mattina del 6 aprile, la polizia dell'OVRA compie una perquisizione nello studio del pittore, trovandovi il manoscritto per il manifesto e la carta per stamparlo. Sassu è accusato di complotto e rischia 24 anni di reclusione. Nei giorni seguenti vengono arrestati anche Franchina, Grosso, Joppolo, Migneco e Birolli; altri arresti sono compiuti a Genova e in diverse città italiane. Due giorni dopo l'arresto Sassu scrive alla famiglia: "Il mio dolore è accentuato dal fatto che hanno arrestato anche i miei amici che sono innocenti di tutto. Io credo che si tratterà di confino, ad ogni modo io aspetto con pazienza la mia sorte, ma quello che vi scongiuro è che voi non ve la prendiate e cerchiate di superare questa fatalità". Dopo l'interrogatorio viene deferito al Tribunale Speciale di Roma. Come testimoniano le lettere, la detenzione mette a dura prova la sua resistenza fisica e psicologica, soprattutto per l'impossibilità di dipingere, argomento su cui spesso riflette. Il 13 aprile scrive: "Cosa sarà di me? (...) Questo interrogatorio mi ossessiona come l'attesa, ma il tempo porrà la sua ombra anche su ciò. Dopo un periodo di tempo così spiritualmente brutto e vuoto per me, come è stato quest'inverno, anche questa prova è dura. Quando stavo superando un periodo di insoddisfazione morale, di tormenti spirituali e di inattività artistica, e cominciavo a dipingere e a riordinare le esperienze delle opere viste l'anno passato, e di ciò che la natura mi aveva insegnato, è duro trovarsi d'un tratto troncata ogni attività dello spirito per una lotta bestiale con la materia. Ma forse quella umanità, quel senso dell'umano che sin ora mancava alla mia opera, da questa prova uscirà alla luce purificata dalle sue scorie di gusto e d'imparaticcio da museo. Solo ora capisco in modo vero quale sia l'anelito dell'uomo e la sua aspirazione ad una libertà dello spirito e al dominio della materia.
Non so che cosa vi posso dire, da questa cella nuda, in cui l'uomo non diventa che un automa, dotato di pochi movimenti".
Il distacco forzato dalla pittura e l'intenso desiderio di riprendere a lavorare sono espressi con grande amarezza nella lettera del 20 aprile: "La prigione è veramente qualcosa per i nervi, come la tempra per l'acciaio. Penso con nostalgia e con tristezza ai due quadri incompiuti dei caffè che ho lasciati e del paesaggio con i due cavalli in cui avevo cercato il giorno prima del mio arresto di mettervi tutto ciò che potevo di aspirazione alla libertà e a dei fatti umani come nel caffè. Quando riprenderò quei quadri voglio portarli ad un punto veramente alto; sento con certezza che potrò fare molto quest'anno se potrò dipingere; era da quando avevo fatto i ciclisti che non sentivo, con una simile intensità, l'esigenza di un fatto nuovo e concreto per l'arte italiana così triste, inumana, lontana dalla vita e dalla realtà". Il peso dell'inattività torna in una nota del 1° giugno: "Quello che più tortura è il fatto di non poter neppure lavorare, disegnare; far nulla, non è nelle mie abitudini stare con le mani in mano". Sette giorni dopo scrive ai genitori: "Ho avuto un collasso nervoso nei giorni passati, ma era prevedibile e giustificabile per tutto ciò che ho passato nell'attesa dell'ignoto".
Verso la fine di giugno è trasferito al carcere di Regina Coeli, a Roma: il Tribunale Speciale conduce sommariamente l'istruttoria, procedendo nell'interrogatorio di Sassu e degli altri imputati. Giornali e stazioni radio di Parigi e Londra chiedono di poter inviare loro corrispondenti ad assistere al processo; Mussolini acconsente e, tra il 12 e il 13 ottobre, viene celebrato il solo processo politico di quel periodo che abbia pubblicità in Italia e all'estero. Per Sassu, difeso dall'avvocato Maurizio Ferrara, l'accusa è di sovvertimento dell'ordine dello Stato; il processo si conclude con la condanna del socialista Sassu e di altri imputati comunisti (accusati di preparare la dittatura della classe operaia) a dieci anni di reclusione.
1938-40
Trasferito nel carcere di Fossano, in Piemonte, passa i primi quindici giorni in cella d'isolamento, due piani sotto il livello stradale. Nei mesi successivi, dal novembre del 1937 al luglio del 1938, vive in camerata, tra altri detenuti politici. Con sua grande soddisfazione gli sono concessi quaderni per scrivere e album per disegnare. Gli appunti, oltre a rilevare interessi filosofici (l'Estetica di Croce è tra i suoi libri preferiti), testimoniano stati di angoscia. Vi si legge tra l'altro: "Disperazione (...) senza passione e desiderio del nulla e morte (...). Non ho nessuna volontà (...). Morte è meglio di vivere". Tra queste note si trovano anche degli schizzi, tra cui quelli di un impiccato, dal viso stravolto e contratto, di nudi femminili classici, di battaglie e di paesaggi. Più elaborati i disegni degli album, per lo più volti fissati con realistica precisione; nei 400 e più disegni eseguiti negli otto mesi passati a Fossano si trovano, inoltre, soggetti a lui cari, come ciclisti, scene storiche e allegoriche e qualche autoritratto.
Benché condannato a dieci anni di reclusione, il 27 luglio del 1938 il re gli concede la grazia, continuamente richiesta e sollecitata dal padre Antonio.
Uscito dal carcere, pur se "sorvegliato speciale" e col divieto di esporre in pubblico, continua a dipingere opere di opposizione, in cui la metafora politica emerge chiaramente: Spagna 1937 e La morte di Cesare (quest'ultima tela, presentata alla Triennale di Milano del 1941, per ragioni di "sicurezza" fu esposta in una sala secondaria dedicata alla Sardegna) e diverse Crocefissioni. Contemporaneamente riallaccia i rapporti con il gruppo di artisti e intellettuali (De Grada, Treccani, Migneco, Bo, Quasimodo, Vigorelli, Anceschi, Sereni, De Micheli, Marchiori) che daranno vita al movimento di Corrente.
1941-45
In marzo espone alla Bottega degli Artisti - una piccola galleria aperta da Ernesto Treccani in via della Spiga 9 - presentando 41 opere realizzate tra il 1928 e il 1934, tra cui Giocatori di dadi, Ciclisti, Dioscuri, Argonauti. Introducendo la mostra Luciano Anceschi parla dei dipinti di Sassu come di "liriche (...) un canto estremamente intenso, alto, assoluto". L'esposizione è visitata, tra gli altri, da Curzio Malaparte, che acquista una tempera. Un'altra personale alla Galleria Genova a Genova è interamente venduta a un affarista del porto, mentre la mostra con Tomea alla Galleria del Cavallino, a Venezia, non riscuote un analogo successo di vendite.
Per sei mesi, tra Milano e Cogoleto - dove risiede con la moglie e la figlia - lavora intensamente a Battaglia di tre cavalieri, una grande tela (2 x 3 metri) da presentare al Premio Bergamo: ma per ragioni politiche il quadro è respinto dal segretario del Premio con la scusa che non passava dalla porta: sono comunque ammesse altre due sue opere, un Caffè e una Deposizione.
Nel 1943 conosce l'industriale Primo Minervino, il quale lo invita sul lago d'Iseo, a Zorzino, per realizzare un affresco nella sua villa. Insieme a Minervino e ad altri, svolge attività antifascista e antinazista: è incaricato, tra l'altro, dei collegamenti tra la V Armata e la 53° Brigata Garibaldi sul lago d'Iseo. Nei giorni della Liberazione si trova a Lovere, presso il Comando della 53° Brigata Garibaldi: la sorella lo informa che una lettera anonima lo accusa di aver rivelato nomi di antifascisti, durante gli interrogatori subiti a San Vittore nel 1937. Si reca a Milano armato presentandosi al comando delle Brigate Matteotti, dove consegna le armi e gli viene riconosciuta la concreta attività antifascista.
Il 30 settembre 1945 la Galleria Ciliberti pubblica una sua monografia; il 4 ottobre si inaugura una sua mostra personale alla Galleria Santa Radegonda, allora una delle più importanti di Milano. L'avvenimento è recensito nel "Corriere Lombardo", dove si legge: "Sotto il portone numero 10 una folla di pittori, poeti, scrittori, signore (ahimè) intellettuali e belle ragazze aggrediva il traballante ascensore verso il "piccolo cielo" d'un terzo piano. C'era la inaugurazione - e sia abolita la parola "vernice"! - della mostra di Aligi Sassu: 15 quadri dal '29 al '45; 55 tempere; litografie, sanguigne. Carlo Bo, jeratico come Mallarmé nel suo salotto, ha presentato Sassu, che al braccio della moglie accompagnò i visitatori attraverso il suo bel labirinto rosso, violetto, verde, blu".
Risalgono a questo periodo numerose Maison Tellier, soggetto tratto da un racconto di Maupassant.
1946-50
Alla fine della guerra apre in Valganna una piccola officina di ceramica che chiude prestissimo. Tullio d'Albisola lo ospita per alcuni mesi nella sua casa, dove Sassu trasferisce il suo mondo pittorico nella ceramica: cavalli, cavalieri, ma anche scene di caffè ispirate alla serie di Maison Tellier. Attento ai problemi tecnici studia gli smalti, sperimenta nuove emulsioni per esaltare le diverse velature. Fin da queste iniziali prove, certi suoi lavori preludono, sia per materia sia per struttura, all'informale. La prima produzione di ceramiche è esposta nel 1948 alla Galleria dell'Illustrazione Italiana, in via della Spiga a Milano, e recensita da Leonardo Borgese, che sul "Corriere della Sera" scrive: "Aligi Sassu ceramista, sorpresa fino a un certo punto. Portato al colore acceso e intenso, portato all'arabesco, portato alla macchia, portato agli accostamenti decorativi, era logico che questo pittore a un certo momento trovasse sfogo nell'arte del fuoco e dello smalto. Sfogo è la parola che ci vuole. Sassu come artista è un indemoniato, è un sensuale, è un torbido: la pittura comune in sostanza non gli bastava. Ha bisogno di stringere la materia, di palparla, di scavarla e di gonfiarla. Ha bisogno che il caso lo aiuti e collabori, magnifico artista, all'arte. Ha bisogno di giocare. Ha bisogno di osare. Ma occorre anche che le audacie vengano contenute, fuse, internate nella materia. Occorre una giustificazione (...). Ed ecco così giungere a proposito lo smalto ceramico che rende prezioso ed esatto ogni colore, che permette qualsiasi sfogo e lo intona, che giustifica, depura, cristallizza, chiarifica ogni bizzarria, ogni tentativo, ogni audacia. Che fa tollerare perfino il cattivo gusto (...). Abbiamo dunque il miglior Sassu vendibile. Nei vasi, nelle statuette, nelle mattonelle appaiono più lucide e brillanti (è il caso di dirlo) tutte le belle qualità del pittore sardo-milanese senza che appaiano o incombano i difetti".
Comincia a dedicarsi anche alla scultura. Nel 1948 espone per la terza volta alla Biennale di Venezia, dove presenta Cristo davanti al Sinedrio.
Nel 1950 realizza il grande affresco sul tema del lavoro, nella foresteria delle miniere di Monteponi (Iglesias).
1951-60
Ordina un'ampia rassegna di oli, tempere e ceramiche nel Museo Caccia, a Lugano.
Nella primavera del 1952 espone alla Galleria La Colonna, a Milano, diretta da Renata Usiglio.
Nell'autunno del 1953 espone alla Colonna una serie di paesaggi e immagini del porto di Savona. Nell'estate del 1954 partecipa per la quarta volta alla Biennale di Venezia, dove presenta tra l'altro I martiri di Piazzale Loreto, opera acquistata in quell'occasione da Giulio Carlo Argan per la Galleria Nazionale d'Arte Moderna di Roma.
Continua a lavorare la ceramica. Nel 1954 giungono ad Albisola i giovani "nucleari", Baj e Dangelo. Insieme a Fontana, Sassu è il protagonista della vita artistica di Albisola: qui decora, in una trattoria, una grande parete con le Cronache d'Albisola, ciclo in cui sono raffigurati il paesaggio, la vita e i personaggi di Albisola. Parte del grande dipinto (35 metri di masonite), ultimato nel 1962, è stata tagliata in piccoli pezzi. Inoltre realizza un mosaico della passeggiata a mare e, nella vicina Savona, un pannello di ceramica sulla facciata della scuola Mameli. Albisola gli concede la cittadinanza onoraria (con Fabbri, Fontana e Jorn) e la "Rosa d'oro". Nel 1956 compie un viaggio in Cina a capo di una delegazione di artisti italiani, di cui fanno parte Antonietta Raphael Mafai, Agenore Fabbri, Giulio Turcato, Tono Zancanaro e Ampelio Tettamanti: visita Pechino e Shanghai (dove tra l'altro espone), Hangchow, Seyang, Canton e altri piccoli centri. Durante il viaggio prende appunti e schizzi dai quali trae in seguito incisioni; inoltre ispirandosi al paesaggio cinese svolge una serie di opere (tra cui il grande quadro La nuova Cina) che presenta alla Galleria La Colonna.
L'anno successivo espone alla Galleria San Fedele di Milano una Via Crucis e partecipa alla Mostra internazionale della ceramica a Nizza. In Sardegna, dopo trent'anni di lontananza, realizza nella chiesa del Carmine di Cagliari un vasto ciclo a mosaico raffigurante la storia dell'Ordine carmelitano. Nel 1958 esegue un affresco sul tema della Pace nella Casa del Popolo di Valenza, in provincia di Alessandria.
Intensa l'attività espositiva anche nel 1959-60, sia in Italia, sia all'estero. In occasione della sua mostra alla Galleria delle Ore di Milano, Renato Guttuso rievoca gli anni Trenta passati con Sassu: "La questione essenziale per Sassu giovane era decidere la sua oscillazione tra mito e realtà, era "vestire" quei suoi uomini nudi. Tutto il periodo è dominato in Sassu da quella oscillazione, tra spinta verso una generalizzazione atemporale e la necessità di parlare chiaro sulla vita e la realtà (a cui non era estranea la convinzione socialista). Ed ecco che di tanto in tanto i suoi nudi giocatori di dadi, i suoi nudi concertisti, i suoi Dioscuri, vestono i panni dei ciclisti, calzano le scarpe dei pugili, oziano vestiti in giacchetta e cravatta, nei caffè milanesi o parigini. I fondi di terra rossa diventano specchi, lampadari, velluti, gli smeraldini delle foglie dei boschi d'amore, un velenoso "menta al selz" nel bicchiere a forma di calice.
Discutevamo, allora, a Roma e a Milano di dentro-il-tempo e fuori-del-tempo, di simboli e di sangue, di uomini e di semidei. Non s'era spenta ancora nell'aria l'eco del "sonante mare" De-Chirichiano: erano gli anni di Persico, Pagano, di Bontempelli, di Ciliberti, di Giolli; dell'"airone morto" di Quasimodo; del "Garofano rosso" di Vittorini. Gli anni del nostro primo socialismo libertario, e delle nostre prime romantiche cospirazioni. Non distinguevamo scienza da utopia, né Cristo da Marx. In questo clima nascono le opere di Sassu, più di tutte le altre indicative della nostra passione e forse anche della nostra confusione".
1961-70
Nel 1962 esegue a Thiesi l'affresco di tema storico I moti angioini; nell'ambiente - oggi denominato "sala Aligi Sassu" - la stessa parete ospita una grande figura in pietra a mosaico, tecnica che ricorrerà in altre opere quali il Monumento al Corpo di Liberazione dell'Esercito Italiano, a Sant'Angelo in Vado (Pesaro), realizzato nel 1970 in collaborazione con il fratello architetto Francesco Sassu.
Compie un breve viaggio nel Nordamerica; a New York visita, tra l'altro, una mostra di Fontana. Al ritorno svolge una serie di opere sul mondo degli oppressi ispirate agli spirituals: spesso fa da modella la colombiana Maria Helena Olivares y Medina, soprano assai apprezzato. Nel 1963 acquista villa Helenita a Las Quigaloas nell'isola di Maiorca. Il contatto con la natura e la cultura dell'isola spagnola, oltre ad accendere ulteriormente la sua tavolozza, allarga i suoi orizzonti tematici: nasce così la serie delle Tauromachie, esposte tra il 1965 e il 1966 in molte città italiane (Milano, Verona, Udine, Venezia, Firzrchine Dino Buzzati, con elegante e garbata ironia, scrive: "Per Aligi Sassu la nuova giovinezza si chiama Palma di Maiorca: un sole terribile e speciale, colori terribili e speciali (non troppo dissimili dalla sua patria Sardegna), chiese fiammeggianti nel delirio meridiano, corride, tori, toreri, tori, tori, toreri, vino, sangue, febbre, morte. Come se avesse subito una trasfusione di sangue violento e rigoglioso. Chiuso, per restauri, l'allevamento di cavalli. Messo su un allevamento di tori. I quali sono cateratte nere, purpuree e fumiganti di muscoli, carne e furore. E ardono nei suoi quadri con la disperazione, l'ira e il terrore dell'ora fatale. Bene. Se fossi El Cordobés o El Viti, avrei una sola paura: che il toro da combattere questo pomeriggio porti la firma di Aligi Sassu". Mentre il premio Nobel Salvatore Quasimodo - amico del pittore fin dai tempi di Corrente - presentando una sua mostra a Palermo sottolinea il carattere di fondo della cultura mediterranea alla base della scelta di Sassu: "La solitudine di Sassu non è dunque nell'isola, cioè nella Sardegna dell'infanzia o nella Maiorca della sua felicità presente: come in un altro poeta francese e come in Gauguin è in lui forte la spinta alla "fuga". Fuga dagli errori e dagli schemi della meccanica realtà - che pure egli ha, in un tempo non remoto, cercato di affrontare e di assimilare dipingendo i gruppi di ciclisti, che ha voluto negare nelle surreali sequenze dei cavalli viola e verdi, e che oggi riesce a dimenticare nel ritiro mediterraneo. A Maiorca Sassu non trafigge le arcadiche membrane di un labirinto di fattura romantica ma sale i contrafforti aspri del Sud, un Sud intenso non per il vigore faulkneriano dove il senso e la specie lottavano per una coloniale sopravvivenza. Il Sud di Aligi Sassu arriva fino alle spiagge dell'altro emisfero, scorre sulla crosta del pianeta fino alle Amazzoni".
Nel 1967 si trasferisce a Monticello, in Brianza. In questo periodo dedica buona parte della sua attività a opere murali: tra queste si ricordano una stazione della Via Crucis e una Crocefissione (1961) affrescate ad Arcumeggia; l'affresco San Nicola esaltato vescovo dal popolo (1963) eseguito nella chiesa parrocchiale di Nughedu San Nicolò, in provincia di Sassari; il mosaico nell'abside del duomo di Lodi (1964). Nel 1969 con una scena di battaglia ottiene il primo premio alla Biennale del "muro dipinto". Compie anche le prime esperienze di scenografo, prima per il teatro di prosa (Il muro del silenzio, 1961), poi per il teatro d'opera (La giara, 1962), attività che svolge regolarmente accanto a quella pittorica. Contemporaneamente ordina numerose mostre personali; nel 1965 espone disegni e sculture alla Galleria Civica di Monza; nel 1966 su invito del governo rumeno è organizzata un'antologica di 100 dipinti a Bucarest; nel 1967 espone le Tauromachie alla Galleria Trentadue, a Milano; lo stesso anno è allestita un'antologica alla Galleria d'Arte Moderna di Cagliari; nel 1968 presenta, sempre alla Galleria Trentadue, solo tre opere, in tre stili diversi.
Nel 1968 realizza una serie di grandi dipinti fra cui un Che Guevara donato al Museo dell'Avana. Nel 1970 la Galleria Trentadue ripropone il ciclo degli Uomini rossi (1929-33), in una mostra che successivamente è trasferita in altre città.
1971-74
Con Fontana espone alla Galleria Trentadue opere in ceramica realizzate ad Albisola; partecipa alla mostra itinerante del bronzetto italiano promossa dalla Quadriennale di Roma. Nel 1972 esegue i bozzetti per le scene e i costumi della Cavalleria rusticana messa in scena all'Arena di Verona. Sposa Helenita Olivares.
Nel 1973 in occasione della riapertura del Teatro regio di Torino cura le scene e i costumi dei Vespri Siciliani la cui regia è affidata a Maria Callas e Giuseppe Di Stefano. La Galleria d'Arte Moderna del Vaticano appena inaugurata gli dedica una sala, dove sono esposte, tra l'altro, la grande Deposizione del 1943 e l'affresco staccato Il mito del Mediterraneo. Segue un periodo di intensa attività nel campo della grafica: la Galleria Trentadue presenta la cartella I cavalli innamorati, serie di 20 litografie e acquetinte ispirate a poesie di Raffaele Carrieri; viene pubblicata la cartella di 15 acqueforti Orlando Furioso con un testo introduttivo di Vittorio Sereni; la Galleria Portici di Torino espone per la prima volta i disegni eseguiti nel 1938 nel carcere di Fossano.
1975
Con l'esploratore Walter Bonatti, in ottobre, partecipa a una spedizione nella foresta amazzonica del Venezuela con l'intento di raggiungere il Salto Angel, la cascata più alta del mondo. Nel suo taccuino di viaggio Sassu annota: "Proseguiamo nelle tenebre del Rio, fino a quando la luna compare e ci accompagna. Siamo tutti molto stanchi, perché si è anche dormito male nel "conuco" di Laime. Sono due ore di viaggio nel buio, lenti, tra le sagome nere fantastiche del Rio. A volte la luna ci illumina di fianco, ed è uno spettacolo fantastico più che sinistro, carico di aspettativa il desiderio di giungere a qualcosa di sicuro. L'arsura mi divora; e sogniamo cene e pranzi e pietanze e vini, che a casa sono quotidiani. È un mondo ignoto in cui l'uomo su un fragile guscio di legno, tra le acque nere e le ombre più nere della selva, scivola nella "curiara" nell'ansiosa speranza di riconoscere l'approdo di Kamarate, dove arriviamo verso le otto e mezza". Il viaggio si traduce anche in disegni, acquarelli e dipinti, alcuni eseguiti sul posto, in cui i paesaggi, i luoghi e le sensazioni da essi suscitati sono declinati con colori limpidi e intensi.
Riceve il Premio Europa e dipinge lo stendardo per il Palio di Siena.
1976-80
Realizza due grandi mosaici per la chiesa di S. Andrea a Pescara, dove in precedenza aveva dipinto la cappella del Concilio Vaticano II. Pubblica la cartella di sei grandi acquetinte La via dell'aurora con poesie di Rafael Alberti. L'editore Prandi di Reggio Emilia gli commissiona un ritratto di Sironi all'acquaforte per il volume L'opera incisa di Sironi.
Nel 1977 al Centro Rizzoli di Milano è ordinata una mostra di opere del periodo futurista (1927-29); per l'occasione Vanni Scheiwiller pubblica il volume Sassu futurista a cura di Luciano De Maria. Espone tra l'altro a Rotterdam in una mostra sul tema della bicicletta; lavora a un ritratto di Antonio Gramsci. Ritorna in Sardegna e dipinge un piccolo murale a San Sperate; riceve la cittadinanza onoraria di Nuoro. Espone a Toronto alla Madison Gallery, dove tiene anche una serie di conferenze sull'arte italiana.
In compagnia di un giornalista e di un fotografo compie, nel 1978, un viaggio a Cuba traendone ispirazione per una serie di pastelli e dipinti. Nel 1979 espone alla Madison Gallery di Toronto 15 incisioni dal titolo There Were no Signs ispirate ad altrettante poesie del poeta canadese Irving Layton. Illustra i volumi A les illes dello scrittore spagnolo Baltasar Porcel e le Torxes de pau del poeta maiorchino Miguel Bota Toxto. L'editore italiano Vangelista e quello spagnolo Guadalimar pubblicano la monografia Aligi Sassu nell'isola ritrovata a cura di Baltasar Porcel. In occasione della pubblicazione del volume la Galleria Trentadue presenta la serie più recente di paesaggi spagnoli. Nello stesso periodo viene ordinata una grande antologica alla Llonja di Palma di Maiorca. Nel 1980 realizza le scene e i costumi per la Carmen all'Arena di Verona; la Galleria Trentadue presenta una vasta rassegna sul tema dei Ciclisti, accompagnata dalla pubblicazione di un volume di Gianni Brera, I ciclisti di Aligi Sassu.
1981-85
Lascia Monticello Brianza e si trasferisce di nuovo a Milano stabilendosi nel quartiere di Brera. L'Accademia d'Arte "Dino Scalabrino" di Montecatini Terme gli conferisce il Premio "Vita d'artista", mentre nel 1982 riceve il riconoscimento "Gli uomini che hanno fatto grande Milano". In maggio alla Casa di Manzoni, a Milano, viene presentato il volume I promessi sposi illustrato da 58 acquarelli eseguiti nel 1943. Dona alla città di Sassari l'affresco Il mito di Prometeo, che viene collocato nel Palazzo della Provincia, dove s'inaugura anche una sua mostra antologica, successivamente trasferita alla Pinacoteca Civica di Jesi. In tale occasione gli viene assegnato il Premio Rosa Papa Tamburi. La casa editrice Priuli & Verlucca di Ivrea pubblica la seconda edizione aggiornata del volume Il rosso è il suo barocco. Espone alla Galleria Trentadue una serie di nuove opere dal titolo Mitologia e la cartella con 7 opere grafiche ispirate all'Apocalisse.
Nel 1984 al Palazzo dei Diamanti di Ferrara è ordinata una sua mostra antologica comprendente 111 opere, poi trasferita a Castel Sant'Angelo a Roma. A Siviglia espone 135 opere in occasione della Settimana della Cultura italiana organizzata dall'Università Internazionale Menendez Pelayo; al Palazzo Reale di Milano è allestita una grande antologica con 270 lavori tra pittura, ceramica, scultura e opere murali. In tale occasione l'artista dona alla città di Milano una grande scultura. Espone ancora in Germania nelle gallerie Stadthaus e Scheffel di Bad Homburg, dove presenta sculture, alcuni dipinti e opere grafiche. Nello stesso anno viene pubblicato il Catalogo generale dell'opera incisa e litografica.
Nel 1985 viene organizzata una mostra itinerante dei Promessi sposi in Canada, prima presentata all'Istituto Italiano di Cultura di Toronto, poi al Museo d'Arte Contemporanea di Montréal e alla Biblioteca Nazionale di Ottawa. Inoltre espone alla Galleria Juan Gris di Madrid. Viene inaugurato in piazza Tricolore un grande monumento alla Guardia di Finanza, mentre per il centenario della nascita di Matteotti viene allestita a Fratta Polesine un'ampia mostra dei Disegni del carcere e dei quaderni politici. Due esemplari della scultura Cavallo impennato vengono acquistati e collocati nel giardino del Palazzo della Confcommercio di Milano e in piazza della Repubblica di San Marino.
1986-95
Mostra alla Galeria Pelaires di Palma di Maiorca. Viene nominato "Appuntato d'onore" della Guardia di Finanza, onorificenza attribuita in precedenza a Giacomo Puccini e Gabriele D'Annunzio. Presenta tre dipinti alla XI Quadriennale di Roma e alla mostra Il luogo del lavoro alla Triennale di Milano; espone 10 opere degli anni Trenta alla mostra sul Chiarismo ordinata al Palazzo Bagatti Valsecchi di Milano e alla Casa del Mantegna a Mantova. Dopo cinque anni di lavoro completa la serie di 113 tavole che illustrano la Divina Commedia di Dante; tre vengono acquistate dal Museo Puskin di Mosca.
Nel 1987 viene nominato cittadino onorario di Palma di Maiorca. Allestisce una grande antologica con lavori dal 1927 al 1985 al Museo d'Arte Contemporanea di Monaco di Baviera; contemporaneamente, sempre a Monaco, tiene mostre nelle gallerie Ruf ed Eichinger. A Copenaghen espone 58 acquarelli della serie I promessi sposi. Nel decimo anniversario della strage di piazza della Loggia espone a Brescia, su invito del Comune e del Comitato Unitario Provinciale Antifascista, una selezione di opere d'impegno civile, Dagli uomini rossi alle fucilazioni. Al Museo del Paesaggio di Pallanza e al Comune di Argenta viene allestita la mostra antologica Sassu. Il paesaggio; mentre al Castello Gizzi di Torre dei Passeri viene inaugurata la mostra Sassu e Dante in cui è sono esposte per la prima volta le tavole della Divina Commedia. Festeggia i sessant'anni di lavoro con una grande antologica di 100 dipinti al Castello di Rivoli e dona alla Regione Piemonte 40 disegni eseguiti nel 1938 nel carcere di Fossano.
Nel 1988 mostra antologica di 90 lavori di pittura e scultura nel prestigioso edificio gotico-catalano della Llonja di Palma di Maiorca. Seguono, l'anno successivo, la mostra antologica al Palau Robert di Barcellona, la personale alla Gallery Universe di Tokyo e la mostra a Ravenna presso la tomba di Dante. La scultura Cavallo impennato, donata alla città di Milano, viene collocata davanti alla Pinacoteca di Brera; intanto lavora a un'altra grande scultura in bronzo che viene collocata a Merano in occasione del 50° anniversario dell'Ippodromo Maya.
Nel 1990, in contemporanea con la pubblicazione del volume Sassu scultore e ceramista (opere 1939-1989), vengono allestite due sue mostre di sculture a Milano e a Roma. Gli viene conferito il premio "Lorenzo il Magnifico" nella Sala dei Cinquecento a Firenze. Lavora a quattro grandi vetrate per la sala consiliare del Comune di Giussano.
Nel 1992, in occasione dei suoi 80 anni, è organizzata un'antologica itinerante, comprendente 80 dipinti, in America del Sud: al Museu de Arte di San Paolo del Brasile, al Museo d'Arte Moderna di Bogotà e al Centro de Arte y Comunicación di Buenos Aires.
Nel 1993, dopo due anni di lavoro, completa un murale in ceramica, di circa 150 metri quadrati, intitolato I miti del Mediterraneo per la nuova sede del Parlamento europeo a Bruxelles.
Nel 1994 viene presentata la cartella Manuscriptum con incisioni eseguite da Sassu su committenza dell'Armand Hammer Foundation di Los Angeles, per la mostra itinerante "I ponti di Leonardo" che ha interessato le tre maggiori città della Svezia dove vengono esposte per la prima volta opere grafiche di artisti contemporanei accanto a originali di Leonardo. Al Palazzo Foscolo di Oderzo si tiene una sua mostra antologica e alla Galleria Civica di Campione d'Italia la mostra "Sessant'anni di pittura". Espone quaranta acquarelli e libri illustrati al Premio Bancarella a Pontremoli.
Nel 1995 lavora a due grandi sculture: Nouredduna e Il dio Pan, esposto a San Marino. Viene nominato dal Presidente della Repubblica Italiana Cavaliere della Gran Croce. Si tiene la mostra "Il sogno della poesia" presso la stamperia di Arancio di Grottammare. Esce il secondo volume del catalogo ragionato dell'opera incisa e litografica, che comprende una ricca bibliografia nella quale sono incluse voci sui Volumi illustrati con incisioni o litografie, le Cartelle contenenti incisioni o litografie, gli Scritti di Sassu e la rassegna degli articoli apparsi su riviste e quotidiani.
1996-1999
Dona alla città di Lugano 362 opere realizzate tra il 1927 e il 1996 atto che ha portato alla costituzione della “Fondazione Aligi Sassu e Helenita Olivares” con lo scopo di valorizzare l'opera del maestro e di diffondere la sua arte a livello internazionale. Nel 1997 termina la grande scultura in ferro “El cavals que mira el sol de Alcudia” commissionatagli dal Governo delle Baleari. Nel 1988 espone le tavole della Divina Commedia al Centro Museale Klovicevi Dvori di Zagabria. Inaugura il mosaico “Prometeo” ad Ozieri e in provincia di Firenze presenta il gruppo scultoreo “Poseidone dona il cavallo ad Atene”. Termina la scultura bronzea “Il ciclista” destinata alle universiade di Palma di Maiorca del 1999. Pubblica la sua autobiografia “Un grido di colore” in cui ripercorre le tappe più significative della sua vita e del suo percorso artistico. Nel 1999 la Fondazione Aligi Sassu e Helenita Olivares di Lugano inaugura con una mostra dedicata agli esordi futuristi del Maestro la serie di appuntamenti a scadenza annuale volte a documentare particolari aspetti della sua ricerca. Il 17 luglio 1999, in occasione del suo ottantasettesimo compleanno, si inaugura a Palazzo Strozzi di Firenze una grande antologica.
Muore a Palma de Mallorca nel 2000

A cura di Leonardo Capano e Carlos Julio Suàrez Olivares


 

 

 

 

data ultima modifica: sabato 22 luglio 2017
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