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PANORAMA DEGLI ARTISTI E DELLE RASSEGNE

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giuseppe bertolino

 

Sembrano affondare le radici in una realtà nuova le opere di Giuseppe Bertolino.
"Trasparenza”, questo il titolo dell’esposizione curata da Francesco Gallo, che non solo tende a sottolineare i tratti che contraddistinguono le tappe del percorso artistico del pittore siciliano, ma segnano un nuovo e più interessante momento di riflessione sull’analisi artistica del reale.
Esistono, infatti, diverse e multiformi modalità di guardare alla realtà, nessuna stereotipata, ma tutte egualmente originali. Allo stesso modo, esistono differenti modi di porsi di fronte alle opere di Bertolino, così come diversi sono i punti che l’artista mette in scena nella realizzazione delle sue opere. Un cromatismo acceso e vivace è senza dubbio il punto di partenza per un viaggio che, traendo origine da Kandinsky e dalla sua approfondita ricerca sul legame stretto tra stati d’animo e cromie, cerca un nuovo e sempre più efficace approccio alle modalità con cui il colore rappresenta le sensazioni dell’animo e, viceversa, come l’animo possa essere influenzato dal colore. Un secondo punto nell’arte di Giuseppe Bertolino è senza dubbio rappresentato dall’astrattismo; dalla totale assenza, cioè, nelle opere, di un referente reale diretto, a favore di una trasposizione dell’immaginario in geometrizzazioni e stilizzazioni senza dubbio affascinanti. Le opere di Bertolino, infatti, si tratti dei dittici in costante ricerca di equilibrio di forma, dei trittici così perfettamente omogenei, dei polittici verticali, segni di una totemica ascensione verso un tutto universale o delle innovative opere incassate l’una nell’altra, riescono costantemente a ricondurre il pensiero verso un’idea di ordine universale, miscelato, continuamente rivestito e presentato come un’idea di rappresentazione diretta del mondo.
A queste sensazioni che coinvolgono il senso visivo, si accompagnano altre due perfette visioni che, nel tatto e nell’udito, trovano i loro "media" di trasmissione migliori: la plasticità fortemente sviluppata e la musicalità ispirativa.
E’ nella materia e nel suo uso, infatti, che risiede uno dei talenti più sviluppati di Giuseppe Bertolino; una lunga preparazione delle tele, l’utilizzo, oltre agli olii, della pietra pomice siciliana ed una straordinaria lavorazione, fanno delle opere di Bertolino un mix tra pittura e scultura, tra mondo in due dimensioni e realtà in tre. Da ultimo, ma non in ordine di importanza, la musica che le opere richiamano, a partire dai titoli stessi dei quadri che si rifanno alle Armonie, per arrivare ad una vera e propria ispirazione musicale grazie alla quale Bertolino sceglie gli impasti e le sfumature migliori per una rappresentazione a trecentossessanta gradi di tutte le sensazioni di cui l’uomo può nutrirsi.
Una bella mostra quindi, che non solo mette in luce le straordinarie doti di un artista multiforme ed eclettico, ma che fa riflettere sulla molteplicità di modi con cui l’uomo si rivolge al reale.
Michele Govoni – Mnemosyne Press Service

elena.alcamesi@aliceposta.it

Giuseppe Bertolino nato a Castelvetrano, terminati gli studi classici ha frequentato la "Scuola Libera del Nudo", presso l’Accademia di Belle Arti di Palermo.
Dal 1995, si dedica alla pittura caratterizzata da impasti particolari, da plasmi materici ad olio, acrlici e smalti, affiancando all’instancabile indagine d’arte un’intensa attività espositiva, scandita da cataloghi di grandi raffinatezza. Nel contempo, alla presentazione delle sue opere in sedi e gallerie prestigiose, si è affiancata la collaborazione con istituzioni altrettanto prestigiose e il loro patrocinio. Al successo di pubblico e di critica, corrisponde la presenza di suoi dipinti in numerose collezioni pubbliche e private, in Italia e all’Estero.
Sono numerose le mostre nelle principali città europee, Parigi, Mosca, Dusseldorf, Budapest, Londra, Varsavia.
Nella pittura di Bertolino, l’originaria radice naturalistica e figurativa ha ben presto virato nella direzione dell’informale, il "fare" stilistico più consono a concretizzare pittoricamente un’interiorità riflessiva e inquieta insieme, tesa a cogliere le suggestioni paniche e cosmiche, gli interrogativi, i significati, i misteri insiti nella natura, nella sua varietà e bellezza, nel suo "vivere", nel suo continuo nascere, rinnovarsi, "resurgere"; insiti altresì nell’immenso, avvolgente respiro del cosmo, nella sconfinata, infinita estensione che gli è propria.
Chiaro il peso che in un ambito siffatto assume la valenza emblematica, affidata in primo luogo alle cromie, dalla significativa intensità: il verde è il colore del mare e della vegetazione, il blu, identificato con la notte e quindi col buio, è quello della tristezza, il giallo è il massimo della luce e quindi della positività, i rossi hanno tutto il calore e la violenza del magma vulcanico, tutta la sua forza esplosiva.Parimenti emblematica è la trattazione della "materia cromatica", perché di "materia" effettiva si tratta, densa, raggrumata, solcata, "lavorata" sì da creare dinamici effetti e fascinazioni di luce e profondità.



 

 

 

 

data ultima modifica: mercoledì 16 agosto 2017
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