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Aldo Pecoraino
 

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PANORAMA DEGLI ARTISTI E DELLE RASSEGNE

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 Lecce  - Milano - Il lavoro inciso: capolavori dell'arte grafica -
da Millet a Vedova

 

 

 

 
Millet, Jean-FrançoisAntonella Colaninno - 14 ottobre 2006 -  La mostra tematica “Il lavoro inciso”-capolavori dell’arte grafica da Millet a Vedova è un excursus storico sul grande tema del lavoro in oltre un secolo di storia,dal secondo Ottocento fino agli anni ’70 del Novecento,visto attraverso gli occhi di artisti di fama mondiale. La mostra si propone di presentare l’evoluzione del lavoro quale aspetto qualificante e determinante della società,e di come esso sia stato da sempre non solo un pilastro dell’economia ma un valore antropologico,in cui l’uomo di ogni tempo si è riconosciuto e sul quale ha radicato le proprie tradizioni. Nel corso di questo grande momento storico,dalla fine dell’Ottocento al Novecento,si assiste ad una trasformazione della società che vede un notevole sviluppo dell’industrializzazione con conseguente cambiamento del paesaggio urbano e suburbano. Nascono nuove architetture che prevedono strutture in ferro ,ghisa e vetro tra le cui maglie si irradia la luce. Le nuove strutture non si proiettano con slancio verso il cielo ma sviluppano volumi orizzontali e convergenti verso il basso,espressione di una società cosmopolita,razionalista eEmilio Vedova progressista che non dimentica però i suoi bisogni di spiritualità. L’industrializzazione trasformerà anche le forme del lavoro,dando luogo ad un’attività di massa in cui non è più l ‘individuo a riconoscersi ma il gruppo. La tradizione,caposaldo del lavoro artigianale e rurale lascia il posto ad un’etica di produttività ,di guadagno e di competitività. Il lavoro operaio assorbe gran parte dei vecchi artigiani che si riconoscono come forza lavoro,come capisaldo della nuova economia,e maturano una “ coscienza”operaia per la quale lotteranno contro i poteri politici ed economici che si annidano all’interno dello stesso sistema industrializzato. L’artista,genio cre atore di tutti i tempi,ha recepito con intelligenza e sensibilità questi grandi cambiamenti epocali e li ha interpretati con una personale attenzione,”incidendo” il lavoro con i propri segni,facendo dell’arte uno strumento di denuncia e di documentazione. Ed ecco passare in rassegna la visione romantica di Millet e Fontana;la memoria storica di Fattori,fino a giungere all’emblematico lavoratore in marcia di Pelizza da Volpedo;e ancora l’espressionismo tedesco degli autori tra le due guerre,il cui segno grafico si fa forte,espressionista,i quali riflettono sull’esistenza,sul valore del lavoro con fredda razionalità. Essi sono consapevoli che la società sta cambiando,che si stanno riequilibrando i rapporti tra campagna e città,attraverso la costruzione di assi viarii che portano alla intercomunicabilità due mondi fortemente diversi. L’industrializzazione scandisce i ruoli sociali e sottolinea la presenza di un proletariato povero ma che fa massa,forza sociale,rivoluzionaria. Ma il lavoro è visto anche in chiave ironica,in una serie di litografie che ripropongono uomini ancestrali con clave.Il lavoro è interpretato dagli artisti italiani del dopoguerra nei suoi aspetti più duri,come fatica;come nello “Studio per una decorazione” di Ugo Attardi del 1950,in cui è ritratto l’uomo che lavora la pietra e che la trasporta per le strade,la cui schiena curva mostra chiaramente i segni di un lavoro duro. O lo studio per le “Portatrici d’acqua”di Renato Guttuso del 1954,un inchiostro su china in cui la fatica è resa da una incisione forte e graffiante,da una linea piena e nervosa che disegnaEnnio Calabria una muscolatura androgina in tensione per lo sforzo. In Alberico Morena,pittore umbro degli anni ’50 del Novecento,la durezza del lavoro è affrontata con dolce rassegnazione;la sua fabbrica è un luogo fiabesco che evoca fantasiose memorie lontane,in cui i lavoratori sono omini stereotipati dalle mani grandi per i quali la fabbrica è un luogo mentale che viene interiorizzato attraverso la poesia. I “Contadini in festa” di Ettore Bonfatti Sabbioni,una silografia del 1955,sottolinea l’aspetto culturale del lavoro,come momento di gioiosa comunione. Il lavoro dei campi ha origini antiche e radici profonde che unisce nella tradizione le genti di ogni tempo . E’ evidente l’attaccamento alla tradizione e ai valori culturali antichi dell’artista che sente con disagio i grandi cambiamenti del mondo contemporaneo. Anche le “Contadine” e il “Lavoratore”di Bepi Romagnoni hanno volti segnati dalla fatica e mani grandi. Un inno al lavoro dei campi e all’attività artigianale sono le “Infilatrici di tabacco”(1936) di Gennaro Fantastico;”Il coro delle vecchie mondine di Roncoferrato”di Tano Zancanaro;”La raccolta delle ulive” di Renato Guttuso(1962);”La potatura” di Ardengo Soffici(1962). L’aspetto politico del lavoro come denuncia sociale è presente nella china del 1962 di Ennio Calabria “Operaio e padrone”; ne “La battaglia del ponte dell’ammiraglio”(1951);ne “L’altra faccia del potere” (1980) di Jaber;nell’opera di Renzo Vespignani “Il popolo della Resistenza non dimentica”;nelle “Scioperanti”di Romeo Costetti (1915); ne “L’operaio” (1930) e nella “Fabbrica”(1942) di Mario Sironi,e nella suggestiva “La fabbrica occupata”di Ennio Calabria del 1972. Infine,le opere di Giuseppe Guareschi “Momento politico”(acquaforte del 1968),”La fabbrica di morte”e “La passione.” Il tema della guerra come minaccia alla stabilità sociale ed economica è avvertito nelle opere di Theophile Alexander Steinlen i “Fuggiaschi”(1915-1918),”La fuga”,un’acquaforte del 1915 e “L’esodo”una litografia del 1915. In questq grande carrellata di opere si inseriscono anche due sculture di contenuto sociale:”Il galletto”di Francesco Messina,una scultura in bronzo del 1934,che rappresenta un giovane adolescente la cui aria spavalda ricorda gli scugnizzi di scuola napoletana;Giovanni Fattorie la scultura in legno,marmo e bronzo di Mario Ceroli “1Maggio” (1990),un inno al lavoro e alle conquiste operaie,in cui un uomo segna il tempo con un pendolo che scandisce gli intervalli dei listarelli in marmi policromi. La mostra accoglie anche una sezione ottocentesca,di romantiche e nostalgiche evocazioni. Qui ritroviamo la “Via degli spaziali in estate”del 1886 di Telemaco Signorini;”Il riposo all’abbeveratoio”di Filiberto Patiti;il “Lattoniere di campagna” di Luigi Bianchi;i “Tessitori”un’acquaforte del 1883 di Max Liebersman;i “Butteri” e “Ritorno al lavoro”di Giovanni Fattori;i”Cavalli all’aratro” e i “Buoi all’aratro”(bulino metà di XIXsec.) dell’olandese Pieter Dupont;ancora, le opere dei francesi Edouard Manet “Le Gamin”(acquaforte del 1862);e “Jean”di Francoise Millet. Vorrei concludere con la “Giovane contadinella”un acquaforte del 1960 di Giuseppe Migneco,per sottolineare che le grandi conquiste del mondo moderno non hanno cancellato la memoria di un mondo lontano,che ancora oggi evoca immagini di nostalgiche suggestioni.

 

 

 

 

data ultima modifica: mercoledì 16 agosto 2017
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