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PANORAMA DEGLI ARTISTI E DELLE RASSEGNE

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mario sironi

 

IL LINGUAGGIO ALLEGORICO

Quaranta dipinti, realizzati tra gli anni Venti e la fine degli anni Cinquanta, raccontano l'uso dell'allegoria nel lavoro di Mario Sironi, il suo parlare per simboli, per miti, per parabole.
Nel grande poema sironiano infatti, l'allegoria è uno strumento praticato con dovizia per narrare l'epopea dell'uomo moderno attraverso forme e parabole, leggende e mitologie dell'uomo antico, gettando così un ponte fra la contemporaneità e le radici classiche dell'umanesimo, fino a risolvere il tema o il soggetto dato senza scivolare nella retorica o nell'accademia.
Accanto a "Melanconia", tema ricorrente dell'artista, l'esposizione presenta opere i cui titoli: "Solitudine", "Lazzaro", "La carità", "La tragedia", "Susanna e i vecchioni", "L'agricoltura", "L'aratro" "I sette peccati capitali", sino a "Debout les morts", testimoniano la consuetudine di Sironi all'uso di questa figura retorica per sviluppare di volta in volta tematiche o soggetti.
 Nasce a Sassari nel 1885 da padre ingegnere, professione alla quale egli stesso viene avviato. Abbandonati presto gli studi universitari, si dedica alla pittura, frequentando lo studio di Giacomo Balla a Roma, città dove si era trasferito nei primi anni del Novecento. Sempre in questo periodo incontra Severini e Boccioni. Grazie a quest'ultimo, fra il 1914 e il 1915 si accosta al futurismo, diventandone il componente più giovane. Le potenzialità che maggiormente lo attraggono in questo movimento artistico sono soprattutto quelle legate alla sperimentazione tecnica (il collage in particolare) e all'uso del colore; le prime opere che si possono dire di ispirazione futurista sono: Aeroplano, Danzatrice, Arlecchino, L'atelier delle meraviglie, L'elica, realizzate tra il 1915 e il 1916. Nell'ambito della produzione futurista egli si distingue per l'attenzione verso il volume, di solido impianto, e il valore espressivo del colore. Negli anni successivi si apre anche agli influssi della Metafisica, come dimostra La lampada, del 1918. Con l'inizio degli anni Venti si manifesta la più autentica vena individuale, nella numerosa serie delle Periferie e dei Paesaggi urbani che lo hanno reso famoso, opere nelle quali l'adozione degli scenari urbani si coniuga all'uso di colori densi e bituminosi, concretizzando quel senso di malinconia e solitudine che pervade l'opera del pittore. Stabilitosi definitivamente a Milano, dal 1922 svolge attività di critico e di illustratore per "Il Popolo d'Italia" e la "Rivista illustrata del Popolo d'Italia". Nel dicembre di quell'anno è tra i fondatori del gruppo dei "Sette pittori moderni", poi ribattezzato "Novecento". Tra il 1926 e il 1929 Sironi organizza, insieme a Margherita Sarfatti, le mostre del movimento pittorico, divenuto l'espressione artistica del regime fascista. In questo clima si dedica anche al mezzo dell'affresco, come testimoniano i dipinti del palazzo di Giustizia a Milano. Con l'architetto Giovanni Muzio cura infine i padiglioni italiani per le esposizioni di Colonia e di Barcellona. Nell'ultima fase della sua produzione ritorna alla pittura da cavalletto, caratterizzata da una vena nostalgica e intimistica. Muore a Milano nel 1961.

 

 

 

 

 

data ultima modifica: mercoledì 16 agosto 2017
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