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Aldo Pecoraino
 

 
avvertiamo i Signori Utenti che l’associazione culturale “il torchietto” non ha alcun venditore che si occupi di contatti o vendite di alcun tipo. Eventuali richieste o informazioni devono essere esclusivamente riferite a mezzo mail o ai numeri telefonici in home page indicati. 
 PAGINE AUTORI

AVVENIMENTI ARTISTICI


 
 
Palermo - Itinerario normanno -

   cappella palatina
   palazzo reale

Un viaggio nella Palermo normanna attraverso i suoi monumenti

 

- Chiesa della Magione -

Via Magione n. 44
Orari di visita:
lun sab: 08.00-12.00 / 16.00-18.30
dom. 08.00-13.00
prenotazione obbligatoria al 339 3774137-  Tel. 091 6170596
 


La basilica ed il complesso monastico della SS. Trinità del Cancelliere, meglio noti, come “ la Magione ”, furono fondati,probabilmente tra il 1190 e il 1193, per volere di Matteo d'Aiello, Cancelliere dell'ultimo Re Normanno Tancredi d'Altavilla, certamente uno dei protagonisti della vita politico-amministrativa della Sicilia tardo-normanna. L'edificio fu una fondazione cistercense, forse “filia” della prima abbazia cistercense palermitana, quella di Santo Spirito. Recenti scavi archeologici, insieme con le indagini effettuate nel corso degli ultimi lavori di restauro condotti nel complesso monumentale hanno riportato alla luce una notevole quantità di reperti di età araba e normanna, suggerendo l'ipotesi di una preesistenza inglobata nelle nuove fabbriche religiose. Il complesso della Magione, infatti, sarebbe sorto al confine della cittadella fatimita nota come “Al Halisah” (l'eletta, corrotto nel moderno Kalsa), presidio fortificato fondato da Hail Ibn Ishaq. Dopo la conquista normanna della Sicilia, i Cavalieri teutonici conservarono il possesso del complesso della Magione fino al 1492. In quasi tre secoli gli edifici subirono notevoli manomissioni, fra le quali la occlusione delle corsie nord-orientale e sud occidentale del chiostro attorno al quali si sviluppava il monastero cistercense, alcune sopraelevazioni, la costruzione di nuovi corpi di fabbrica e la creazione di nuovi altari e cappelle nella chiesa. Nel 1492 i Cavalieri Teutonici furono cacciati dalla magione e questa, per volere del Papa Innocenzo VIII (1484-1492) fu trasformata in Commenda, e come tale governata per quasi due secoli da abati commendatari, il cui compito secolare più importante consisteva nell'amministrazione dell'ingente patrimonio di terre (uno dei più ricchi della Sicilia) di cui frattanto, a seguito di privilegi, lasciti e donazioni pubbliche e private, la dotazione dell'abbazia si era accresciuta. Fino alla fine del XVI secolo il complesso fu interessato da interventi isolati di “manutenzione” e piccola “trasformazione” ma, a partire dal 1601 e per tutto il Seicento, si diede vita ad un organico intervento di ammodernamento che portò alla fondazione di nuove cappelle e al rifacimento delle esistenti. I lavori proseguirono fino al 1681 sostenuti da Giovanni d'Austria, e portarono fra l'altro, alla realizzazione di un portico in facciata probabilmente a tre arcate su colonne, sormontato da un frontone fra due statue, e addossato alle preesistenti strutture normanne che erano state intonacate. Tra il 1717 e il 1718 ulteriori interventi programmati nella vasta area antistante alla chiesa portarono ad una razionalizzazione della stessa, ed alla costruzione di un nuovo ingresso, il monumentale fornice che oggi si vede quale fondale della via Magione, inclinato rispetto all'asse maggiore della basilica. Nel 1780 il patrimonio della Magione era stato incamerato tra i beni della Monarchia borbonica, e lo stesso complesso religioso passò il diretto patronato dei re di quella casata. Nel 1787 Ferdinando II di Borbone aggregava la basilica della Magione, con tutti i suoi redditi, all'Ordine Costantiniano di San Giorgio, ordine cavalleresco di antichissime origini i cui appartenenti osservavano la Regola Monastica di San Basilio di Cesarea. La Magione , così, diventava “Commenda Costantiniana”, governata da un Commendatore e costituita dalla Commenda dei Cavalieri, questi ultimi distinti in Cavalieri di Gran Croce, Cavalieri di Giustizia, Cavalieri Donatori, Cavalieri di Grazia, Cavalieri Cappellani, Onorari, Sacellari, e, infine, Cavalieri Scudieri. Il passaggio dalla Magione alla Commenda Costantiniana, sotto il diretto patronato della Corona dei Borbone, accelerò il processo di “riammodernamento” della basilica che era stato avviato con solerzia già dal 1741. Tra il 1800 e il 1815 l'immagine della Magione cambiò decisamente per opera di un intervento che aveva per obiettivo la trasformazione in chiave neoclassica dell'edificio medievale. Nel 1888 fu restaurato il soffitto con la riproduzione degli elementi lignei mancanti e la ricostruzione dell'orditura minore e del manto di copertura delle due falde del tetto. I lavori furono effettivamente eseguiti molti anni dopo, fra il 1900 e il 1903. Tra il 1951 e il '55 il nuovo Soprintendente Armando Dillon operava su una parte del complesso della Magione fino a quel momento trascurata, avviando il restauro della corsia sud orientale del chiostro che si risolse in una sostanziale ricostruzione analogica dell'intero manufatto. Tra il 1987 e il 1990, sempre a cura della Soprintendenza, è stato affrontato il restauro dell'altra ala superstite del chiostro, quella nord occidentale, e del corpo di fabbrica ad essa soprastante, dando anche inizio ai restauri del complesso conventuale.

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- Chiesa di San Cataldo -

Piazza Bellini, 3
(accanto la chiesa della Martorana o S. M. dell'Ammiraglio)
Orari di visita
lun./sab. 9.30-12.30
domenica chiuso (aperto in rare occasioni)
biglietto unico euro
1,00


Fondata nel 1160 dall'ammiraglio Majone di Bari negli anni in cui era grande ammiraglio di Guglielmo I, e cioè fra il 1154 e il 1160, ci e' pervenuta con la sua architettura originaria rigorosamente normanna dalle arcate cieche alla elegante merlatura ed alle cupolette rosse, nella caratteristica forma rigonfia. Le tre cupolette rosse della chiesa di San Cataldo situata in piazza Bellini costituiscono uno dei più suggestivi angoli d'oriente di Palermo. La Chiesa di San Cataldo conserva le strutture architettoniche originarie tipicamente normanne.
 L'edificio venne successivamente affidato ai Benedettini di Monreale, che lo custodirono fino al 1787.
 Nel 1882, dopo varie vicissitudini che videro la chiesa trasformata persino in ufficio postale, venne interamente restaurata da Giuseppe Patricolo e restituita alla rigorosa struttura architettonica originaria.
 L'esterno presenta un compatto paramento murario in arenaria addolcito da intagli di arcate cieche e ghiere traforate. In alto s'impongono i profili solenni di tre cupole rosse poste in felice contrasto cromatico con la severa monocromia delle pareti.
 L'interno presenta tre corte navate - di cui quella centrale è scandita dalla sequenza ritmica delle tre cupolette - separate da colonne. In Piazza Bellini è possibile ammirare altre due chiese oltre quella di San Cataldo; la  Martorana  e la Chiesa di Santa Caterina, fondata alla fine del XVI secolo.  La Chiesa di Santa Caterina, quasi sempre chiusa al pubblico se non in occasioni speciali, con le sue ampie scalinate e la sua facciata tardo-rinascimentale risulta particolarmente affascinante.


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- La Cattedrale -

Corso Vittorio Emanuele
Tel. 091 334376
Sito: www.cattedrale.palermo.it
Giorni feriali: 9.30-13.30/ 14.30-17.30
Giorni festivi: 7.30-13.30/ 16-19
*la visita turistica è consentita solo negli intervalli tra le celebrazioni .
Tesoro e cripta:
Da lunedì a sabato 9-17
domenica solo gruppi
biglietto € 2 (ridotto 1,50 per over 60)


La Cattedrale di Palermo è un grandioso complesso architettonico composto in diversi stili, dovuti alle varie fasi di costruzione.Nel IV secolo, dopo l’emanazione dell’editto di tolleranza di Costantino, i Palermitani, nel luogo dove aveva celebrato il vescovo S.Mamiliano e dove molti fedeli avevano patito il martirio, costruiscono la loro prima Cattedrale, distrutta dai vandali e di cui nulla è a noi pervenuto. Nel 604 è consacrato alla Vergine Maria un nuovo grande tempio, di cui è a noi pervenuta, probabilmente, la Cripta, a pianta basilicale di forma quadrata.
I Saraceni, conquistata Palermo nel 831, modificano la Cattedrale del seicento in una grande moschea detta “Gami”
Nel 1072 i Normanni, presa Palermo, restituiscono la moschea "Gami" al culto cristiano.
Nel 1185, viene completata la costruzione della nuova cattedrale, voluta dall’Arcivescovo Gualtiero Offamilio, e consacrata alla Vergine Assunta.
Perché una nuova Cattedrale a Palermo? La Cattedrale voluta da Gregorio Magno doveva, molto probabilmente versare in cattivo stato e Palermo, capitale del regno, doveva avere una Cattedrale “Normanna”. Questa Cattedrale Guglielmo II, detto il "buono", aveva deciso di costruirla a Monreale. Gualtiero si oppose fermamente al volere del re, ma risultati vani tutti i suoi tentativi di bloccare la costruzione monrealese, assunse la decisione di edificare a Palermo una "nuova" Cattedrale "normanna", abbattendo la vecchia. Non sappiamo quanto dell'antico tempio sia stato reimpiegato nella nuova costruzione.
Lo sviluppo in pianta della nuova cattedrale risente dei forti influssi delle sensibilità religiose-architettoniche nord europea e bizantina: l’Aula Assembleare, divisa in tre navate molto allungate, si sviluppa secondo la forma della "basilica romana"; la zona del Santuario, con Titulo ed Antitulo, nel suo sviluppo centrico è di ispirazione bizantina. Motivi questi che ritroviamo nella strutturazione degli spazi interni del Duomo di Monreale.
Nel corso dei secoli ha subito vari rimaneggiamenti; l'ultimo è stato alla fine del Settecento, quando, in occasione del consolidamento strutturale, si rifece radicalmente l'interno su progetto di Ferdinando Fuga.
Nel 1767 infatti, l'arcivescovo Filangieri aveva commissionato a Ferdinando Fuga un restauro conservativo dell'edificio, teso solamente a consolidarne la struttura. I lavori ebbero inizio solo dal 1781, eseguiti non dal Fuga ma dal palermitano Giuseppe Venanzio Marvuglia e durarono fino al XIX secolo inoltrato. I rifacimenti del Marvuglia furono in realtà molto più invasivi e radicali dei progetti dell'architetto fiorentino, che pensava invece di conservare, almeno in parte, il complesso longitudinale delle navate e l'originario soffitto ligneo. Il restauro intervenne a cambiare l'aspetto originario del complesso, dotando la chiesa della caratteristica ma discordante cupola, eseguita secondo i disegni del Fuga. Fu in quest'occasione che si distrusse la preziosa tribuna che Antonello Gagini aveva innalzato all'inizio del XVI secolo e che era ornata di statue, fregi e rilievi. Anche le pittoresche cupolette maiolicate destinate alla copertura delle navate laterali risalgono al rifacimento del 1781.Il fianco destro della costruzione, con le caratteristiche torrette avanzate e l'ampio portico in stile gotico-catalano (l'attuale accesso), eretto intorno al 1465, si affaccia sulla piazza. Il portale di questo ingresso è opera magnifica di Antonio Gambara, eseguita nel 1426, mentre i meravigliosi battenti lignei sono del Miranda (1432). La Madonna a mosaico è del XIII secolo; i due monumenti alle pareti, opere del primo Settecento, rappresentano Carlo III di Borbone a destra e Vittorio Amedeo II di Savoia a sinistra.Il fianco destro ed il portale gotico-catalano. A sinistra si nota parte del prospetto del palazzo dell'arcivescovadoLa parte absidale stretta fra le torricelle è quella più originale del XII secolo, mentre la parte più manomessa è il fianco sinistro, dove si apre un bel portale gaginesco degli inizi del Cinquecento. Il prospetto sud-occidentale, che guarda l'arcivescovado, va riferita ai secoli XIV-XV.
L'interno è a croce latina, a tre navate e diviso da pilastri. Nelle prime due cappelle della navata di destra sono le tombe degli imperatori e dei reali quivi sistemati nel Settecento, dopo il restauro, spostati dal loro sito originario che, comunque, era nella medesima basilica.
dopo il rifacimento del 1781, l'abside esterna ha forma rettangolare ed è fiancheggiata da quattro torri d'epoca normanna, sovrastata da una cupola. A sud è collegata al Palazzo Arcivescovile con due grandi arcate ogivali si cui s'innalza la torre campanaria con l’orologio.
La facciata principale sulla Via Bonello presenta decorazioni dovute a maestri lapicidi (scultori della pietra) trecenteschi e quattrocenteschi. L'aspetto goticheggiante deriva dalla presenza delle torri a bifore e colonnine e dalle merlature ad archetti che corrono lungo tutto il fianco destro della costruzione.
L'interno, che ha subito profonde trasformazioni tra la fine del Settecento e i primi dell’Ottocento, è a croce latina con tre navate divise da pilastri con statue di santi che facevano parte della decorazione della tribuna del Gagini.


Il sarcofago di Federico II nella Cattedrale di Palermo.
La salma di Federico,è tumulata nel Duomo, dentro il sepolcro di porfido, pietra regale, come voleva la tradizione normanno-sveva, accanto alla madre Costanza d'Altavilla, al padre Enrico VI e al nonno Ruggero II. Il sarcofago nel quale giace Federico II è il più ricco di decorazioni e presenta i quattro sostegni inferiori costituiti da quattro leoni finemente scolpiti (sempre in porfido) e seduti sulle zampe posteriori (stile romanico dell'Italia meridionale). I due spioventi del coperchio sono arricchiti da tre medaglioni per ogni falda. Nei due centrali (dell'uno spiovente e dell'altro) sono rappresentati, in uno, Gesù Cristo e, nell'altro, la Madonna. Gli altri medaglioni raffigurano i simboli dei quattro evangelisti. La faccia corta del sarcofago che guarda verso la navata contiene delle incisioni a rilievo. Nel timpano (triangolo) superiore che contiene le estremità delle due falde del coperchio è incisa una corona a calotta del tipo a due fasce che si incrociavano ad arco sopra la testa del sovrano. Recentemente il sepolcro è stato riaperto. Federico giace sul fondo sotto altre due spoglie (un uomo e una donna). La tomba era stata già ispezionata nel tardo XVIII secolo. Ne risulta che l'imperatore sia stato inumato con il globo dorato, la spada, calzari di seta, una dalmatica ricamata con iscrizioni cufiche, e una corona a cuffia. Il corpo, nel Settecento, era mummificato e in buone condizioni di conservazione.Nel sarcofago romano posto sul muro di destra, vi sono le spoglie di Costanza, sorella del re d'Aragona e moglie di Federico II, morta nel 1222. Le urne, in profilo sotto il baldacchino, sono di Enrico VI, morto nel 1197 (a destra) e di Federico II, morto nel 1250 (a sinistra). Qui sono racchiuse anche le spoglie di Pietro II d'Aragona, morto nel 1338. In secondo piano, sotto i baldacchini a mosaico, vi sono le tombe di Ruggero II, morto nel 1154, e di sua figlia Costanza, morta nel 1198. Queste ultime due sono quelle che originariamente si trovavano nel transetto del Duomo di Cefalù.

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 - San Giovanni degli Eremiti -

Via dei Benedettini Tel. 091 6515019.
Da lunedì a sabato 9-19 domenica e festivi 9-13
Biglietto ingresso € 4,50 Biglietto ridotto (18-25 anni) € 2 Biglietto gratuito (minorenni e over 60)



Attorno ad un giardino, ricco di una grande varieta' di essenze arboree, si sviluppa il complesso monumentale di San Giovanni degli Eremiti, che comprende la "sala Araba" a pianta rettangolare, un brano di moschea araba del X secolo, e la chiesa con il chiostro facenti parte del monastero. La chiesa, le cui origini risalgono al VI secolo, subì la trasformazione in moschea prima di essere ricondotta all’antico culto da Ruggero II che, intorno al 1136, affidò la costruzione ai discepoli di San Guglielmo da Vercelli.
Pesantemente manomessa nel corso dei secoli è stata ripristinata intorno al 1880, dall’architetto Giuseppe Patricolo. Parliamo di uno dei più famosi monumenti realizzati a Palermo in epoca normanna.  La cui costruzione fu voluta da Ruggero II nel 1136. Realizzata sulla base dell’influenza musulmana (struttura “a qubba” tipicamente araba) la Chiesa di San Giovanni degli Eremiti fu restaurata nel XIX secolo dall’architetto Patricolo. L’edificio, costituito da una sola navata, è adiacente ad un’altra struttura pre-esistente del X secolo e si accompagna ad uno splendido chiostro normanno. Certamente più che a quella di una chiesa cristiana questa chiesa rimanda alla concezione spaziale delle moschee islamiche e tale richiamo all’Oriente viene ancor più enfatizzato dalle cupole di colore rosso acceso.
Annesso vi e' il monastero, uno dei piu' privilegiati dell'epoca Normanna anche perchè e' qui che risiedeva l'abate confessore del re ed e' nel cimitero dell'abbazia che per decreto mai applicato dovevano essere sepolti i membri reali.
Oggi e' una chiesa sconsacrata ma rappresenta uno dei monumenti più caratteristici della Palermo Normanna
"La Gubba" (le gobbe)  tipica dell' arte musulmana,  è presente anche in altre chiese come San Cataldo e San Giovanni dei Lebbrosi più o meno dello stesso periodo.
Non è possibile descrivere l'atmosfera che si respira all'interno dell'edificio ove è presente anche un piccolo chiostro, si può solo immaginare cosa potesse essere tale bellezza di arte musulmana annegata tra piante esotiche, ancora parzialmente presenti, e polle d'acqua che ornavano tali giardini...
Il chiostro è di età normanna e risente molto della vicinanza del Palazzo Reale a pochi metri di distanza. In un'area del complesso architettonico infatti venivano sepolti i corpi di nobili di corte ma non dei re e principi.
La chiesa, con impianto planimetrico a T, a navata unica orientata ad est, sviluppa il tema del quadrato elemento generatore che insieme al cerchio da origine alla "qubba", di origine fatimita: e' costituita da blocchi compatti parallelepipedi in conci di tufo squadrati, dai quali emergono i volumi rossi delle cinque cupolette poste in corrispondenza delle cinque campate interne. La cupola ubicata nella campata sinistra del transetto piu' alta rispetto alle altre, assolve la funzione di campanile. Il chiostro a pianta rettangolare e' connotato dalla successione di colonnine binate con capitelli a foglie d'acanto sormontati da archi a sesto acuto marcati da ghiere piatte.
Giulio Carlo Argan scrive:
“I Normanni che instaurarono la loro dinastia in Sicilia nel 1072, distruggono i monumenti, non la tradizione dell’architettura bizantina e araba. San Giovanni degli Eremiti a Palermo (1132) è araba nel nitido rapporto tra i corpi cubici e le cupole emisferiche”.
La chiesa, a tutti nota per le sue caratteristiche cupole di colore rosso, appoggiata con un fianco ad un corpo quadrato anteriore (forse una moschea) e realizzata a croce divisa in campate quadrate su ciascuna delle quali poggia una semisfera. Il presbiterio, terminante in nicchia, è sormontato da una cupola, come quella dei due corpi quadrangolari che la fiancheggiano e di cui quello di sinistra si eleva a campanile. Il chiostro, abbellito da un lussureggiante giardino, è la parte meglio conservata del convento antico; spiccano per bellezza e leggerezza le colonnine binate con capitelli a figlie d’acanto che reggono archi ogivali a doppia ghiera. Vi si trova inoltre una cisterna araba.
F. Elliot – in Diary of an Idle Woman in Sicily (1881) – descrive San Giovanni degli Eremiti come
“una chiesa normanna vicino al palazzo reale e alla Porta di Castro… riparata in un incavo, è del tutto orientale, e con le sue cinque cupole starebbe benissimo a Bagdad o a Damasco. Accanto, il campanile gotico a quattro ordini di logge è sormontato da un’altra cupola, singolare adattamento di costruzione araba ad un costume cristiano. La pianta della chiesa è a croce latina con tre absidi, la navata è divisa in tre campate ognuna delle quali è sormontata da una cupola con pennacchi, necessari perché la torre su cui poggiano è quadrata, le pareti sono in pietra intagliata come spesso se ne vedono nei monumenti arabi senza decorazione alcuna e l’insieme è illuminato da finestre ad arco acuto”.

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- Palazzo Reale -

Ingresso da Piazza Indipendenza
Tel. 091 7057003 - 091 7056001
Da lunedì a sabato 8.30-12/14-17 domenica e festivi 8.30-12
Biglietto € 5
Biglietto ridotto (18-25 anni) € 2,50
Biglietto gratuito per minorenni e over 60


I suoi splendidi interni, che comprendono mosaici, soffitti a volta, lunghi corridoi e merlature in prossimità dell’entrata al palazzo, sono testimoni di un passato glorioso.
Sito in posizione dominante, nella parte alta della città antica, il Palazzo dei Normanni, fu la sede prediletta di molti sovrani che si sono nei secoli avvicendati in Sicilia. Con la conquista Araba nell'831, il Palazzo divenne sede degli Emiri, che lo abbandonarono nel X secolo. In seguito alla conquista da parte dei Normanni, il Palazzo assunse l'aspetto di un magnifico castello arricchendosi di altri corpi di fabbrica che vennero riccamente decorati. Successivamente, Federico II rese il palazzo un fervido centro culturale facendovi convenire poeti, scrittori filosofi e scienziati. Oggi, gli Appartamenti Reali siti al piano superiore dell'edificio sono sede dell'Assemblea Regionale Siciliana. La facciata principale che oggi ammiriamo risale al XVI-XVIII sec. e venne iniziata nel 1616 dal Vicerè Vigliena. All'interno del Palazzo troviamo la splendida Cappella Palatina, il cui nome deriva dal suo essere stata all'origine Cappella di Palazzo; la Cappella era posta in posizione isolata, tra la Torre Greca e la Torre Pisana, e denunciava all'esterno una cupola emisferica e un'esile campanile. In seguito rimase inglobata nel nucleo centrale del Palazzo Reale e l'accesso, che prima era consentito da una semplice scalinata, si portò al primo piano del portico del loggiato costruito all'epoca del vicerè Maqueda. La costruzione della Cappella Palatina iniziò nel 1131, per volontà di Ruggero II che voleva ringraziare l'Onnipotente di aver concesso alla monarchia Normanna il possesso della Sicilia. La Cappella è lunga 32 m. e larga 13; all'interno, le pareti della navata, la cupola, il transetto e le absidi sono interamente ricoperti di mosaici bizantini di suprema bellezza. Come in altri monumenti normanni coevi, l'immagine del Cristo Pantocratore campeggia nell'abside. Nella cupola e nella parete di fondo sono raffigurati altre due immagini del Cristo. Nei mosaici, oltre ai motivi religiosi sono rappresentati elementi naturali, come piante e animali e tutto si conclude in un firmamento fulgido di stelle. Il tesoro della Cappella Palatina comprende oggetti preziosissimi dall'immenso valore storico; sono qui conservati cofanetti in avorio arabi ed egiziani, Calici, Ostensori ed una pergamena purpurea che reca la data della consacrazione della Cappella, il 1140. Fra i numerosi rimaneggiamenti che il Palazzo subì durante le varie epoche, sono da ricordare gli adattamenti compiuti dal 1786 al 1795 che comportarono anche la costruzione, sopra la torre Pisana dell'Osservatorio Astronomico.


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- La Cuba -

Corso Calatafimi 100
Tel 091 590299
Da lunedì a sabato 9-19
domenica e festivi 9-13
Ingresso € 2
Biglietto ridotto (18-25 anni) € 1
Biglietto gratuito (minorenni e over 60)


Faceva parte del parco Reale detto Ghenoard "giardino fiorito", che si estendeva a sud ovest del Palazzo Reale. Era un grande padiglione dove il re soggiornava nelle ore diurne, assisteva a feste e cerimonie, riposava e si rinfrescava durante le giornate estive più afose. Realizzata nel 1180 per volontà di Guglielmo II, La Cuba è una costruzione palermitana di età normanna il cui progetto e il cui decoro sono però fortemente intrisi di elementi artistici e culturali arabo-musulmani. Sorge in Corso Calatafimi nei pressi del Palazzo Reale. La costruzione, a pianta rettangolare e con un solo piano diviso in tre parti comunicanti fra loro, veniva realizzata all’interno del Parco Geonardo in un’atmosfera eterea quale era quella della Palermo normanna con tutti i suoi giardini e i corsi d’acqua. L’edificio subì una serie di danneggiamenti nel corso dei secoli (soprattutto quando fu trasformato in lazzaretto e poi con i borboni in caserma). Nel XX secolo l’edificio è stato completamente restaurato.  La dinastia degli Altavilla, impadronitasi della Sicilia fino ad allora dominata dall'elemento arabo-berbero, non si rifiutò di adottare i costumi dei loro nuovi sudditi musulmani ed avviò una serie di edificazioni che, per molti versi, risentirono del gusto e del pensiero stesso islamico, pur accordati con quanto di tipicamente cristiano e di normanno i nuovi dominatori dell'isola intendevano trasmettere ai sudditi, ai visitatori e ai semplici osservatori. Di questo connubio artistico e culturale  sono fulgidi esempi numerosi palazzi che i re normanni si vollero fare costruire, al fine di esaltare l'universale dominio di Dio e di Cristo in tutto il creato e del loro ruolo di reggitori e amministratori di uomini in terra che il casato d'Altavilla pensava fosse suo propria prerogativa.
Nei pressi (Via Pagano) è visibile la Cubola "Piccola Cuba" (visite lun-sab: ore 9-19)


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 - La Zisa -

Piazza Guglielmo il Buono
Tel. 091 6520269
Da lunedì a sabato 9-19 domenica e festivi 9-13
Ingresso € 2.50
Ridotto (da 18 a 25 anni) € 1
Gratuito per i minorenni e gli over 60


Il nome del palazzo è derivato da “ Al-Azîz di Dar„ arabo, la casa splendida. Durante il proseguo di questo racconto si comprenderà come realmente il termine "Al-Azîz di Dar" fosse pertinente. La Zisa è un grandioso edificio costruito fuori dal vecchio centro urbano di Palermo,a  circa 1 Km  ad ovest del Palazzo dei Normanni .  La costruzione iniziò poco prima della morte del  re normanno Guglielmo I nel 1166 e venne completata subito dopo dal suo successore Guglielmo II. Era stata ideata e costruita come residenza estiva e per  scopi prettamente ricreativi. La Zisa è rimasta nella disponibilità dei reali per  secoli ma non più utilizzata dai reali stessi dopo che Palermo cessò di essere la capitale. La Zisa venne costantemente ben tenuta  curata anche nelle sue zone adiacenti per le esigenze che la nobiltà richiedeva; il tutto  fino a che non passò in disponibilità privata alla fine del quindicesimo secolo. Il palazzo, non più curato, con il passare degli anni cadde in disuso ed in abbandono. Giovanni de Sandoval (un cugino del vicerè della Sicilia) comprava  pertanto la proprietà nel 1635.  Durante gli anni seguenti per la Zisa inizia un'opera di restauro sia per gli ambienti esterni che per quelli interni.La Zisa con i suoi spazi esterni A  Sandoval veniva successivamente fornito il titolo , solo per quanto riguarda lo Zisa, di “principe del palazzo reale„. L'edificio rimase nelle mani della famiglia di Sandoval fino al 1808, quando veniva ceduto a Francesco Notarbartolo, principe di Sciara. Il palazzo, non più abitato e curato  era nuovamente ridotto in condizioni deprecabili con un degrado inarrestabile. Nel 1951 veniva parzialmente espropiato  dalla Regione Sicilia,  e occorreva attendere il 1968 per annettere al pubblico patrimonio la seconda trance  dell'intero edificio.  Ben poca cosa viene fatta dalla Regione Sicilia per migliorare lo stato delle cose e frenarne di conseguenza il degrado, e nell'ottobre del 1971, le parti interne del palazzo sprofondano danneggiando gravemente e l'interno e la facciata occidentale. La ricostruzione e il restauro sono ormai improcrastinabili ed iniziano l'anno successivo con risultati finalmente apprezzabili. Il " gioiello"  viene finalmente restituito alla pubblica fruizione; da poco si è concluso anche  il riordino degli spazi esterni.
La Zisa, anche se inserita nei percorsi  monumentali normanni  è in effetti una costruzione araba. Venne progettata da architetti arabi e realizzata con la sopraintendenza e supervisione di artigiani arabi, secondo le tradizioni arabe. È un esempio tipico di architettura di Fatimid e dello stile Arabo. I particolari dell'architettura araba inoltre si riscontrano anche in altre opere del territorio palermitano. come in San Giovanni degli Eremiti, il castello della Cuba e in  San Cataldo.  La configurazione della Zisa  è su una base rettangolare, estesa soltanto da due torrette quadrate strette dai lati corti. Il palazzo è alto tre piani, con quattro doppie finestre  sul primo piano e cinque sul pavimento superiore. Le due più piccole finestre sul secondo pavimento sono state aggiunte  successivamente.  Il pianterreno con la fontana è preceduto da una galleria aperta con tre archi. Al centro della galleria vi è l'accesso alla fontana, con splendidi mosaici alle pareti ed archi speciali. I piani superiori contengono tantissime stanze e passaggi che costituivano, originalmente, l'appartamento reale. Sul tetto vi erano originalmente tre stanze aperte che successivamente vennero coperte con una cupola. I cambiamenti cominciarono nel 1630  con rifacimenti ex toto degli ambienti interni. Gli interventi riguardarono  sia la pavimentazione, sia  la struttura delle singole stanze, sia la scala di collegamento tra gli ambienti.  Il crollo del 1971 distrusse questa scala completamente.  Il palazzo, come detto in precedenza era stato  costruito specificamente come residenza estiva. Era stato  posizionato in modo che gli archi sulla facciata favorissero e distribuissero  la brezza in estate, L'aria calda, siamo in estate, veniva  raffreddata dallo stagno nella parte anteriore. Incanalata,  quest'aria allora entrava nella fontana Corridoio ed attraversava i passaggi nascosti verso l'alto nella costruzione, e pertanto costituiva, ante litteram, una specie di 'aria condizionata naturale.

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esegesi e ricerca storica : Antonio Cocilio - Pa 2006


 

 

 

 

data ultima modifica: mercoledì 16 agosto 2017
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