- INDEX -

   Prima pagina
   Redazione
   Rubriche
   Eventi
   Utility

info short  
mostre in mostra

partner



clicca per accedere al menu

archivio

AGGIORNAMENTI

Aldo Pecoraino
 

 
avvertiamo i Signori Utenti che l’associazione culturale “il torchietto” non ha alcun venditore che si occupi di contatti o vendite di alcun tipo. Eventuali richieste o informazioni devono essere esclusivamente riferite a mezzo mail o ai numeri telefonici in home page indicati. 
 RUBRICHE

TECNICHE DI STAMPA



 

Principali Movimenti

 art noveaux   barocco  color field  cubismo
 divisionismo  espressionismo  espr. astratto   fauvers
 futurismo  impressionismo  macchiaioli  manierismo
 neo classicismo  pop art  post impress.  rectoversion
 romanticismo  sec. viennese  simbolismo  suprematismo
 surrealismo      

  

 

L'Art Nouveau (Arte Nuova in francese) o, in Italia, lo Stile Liberty è uno stile artistico e di design che guadagnò grande popolarità agli inizi del XX secolo.Il movimento artistico, conosciuto internazionalmente soprattutto con la denominazione francese, assume localmente nomi diversi, ma dal significato di fondo affine, tra i quali Jugendstil ("Stile giovane") in Germania, Nieuwe Kunst nei Paesi Bassi, Style sapin in Svizzera, Sezessionstil ("Stile di secessione", vedi la secessione viennese) in Austria e Modernismo in Spagna.
La denominazione Stile Liberty è puramente italiana, e nacque in seguito alla diffusione in Italia degli oggetti di design a basso costo del movimento londinese Arts and Craft ("Arte e Manufatti", letteralmente) dell'industriale Arthur Liberty.Una delle caratteristiche più importanti dello stile è l'uso di una linea dinamica, ondulata, fluida, curva, con tratto "a frusta". Iperbole e parabole venivano usate nell'arte. Semplici figure sembravano prendere vita e evolversi naturalmente in forme simili a piante o fiori.

 

Contemporary Baroque Art detta anche Contemporary Art-Baroque o Arte barocca contemporanea nasce alla fine del ventesimo secolo grazie al pittore e artista di teatro Gian Andrea Scarello, conosciuto anche come "GAS". Questo movimento artistico indica uno stile pittorico con uso di forme, figure e temi legati all'arte nel tutto l'arco del periodo barocco(Barocco indica nella storia dell'arte lo stile in varie discipline aristiche in voga in Europa, e sopratutto in Italia, tra il 1600 fino al 1770). Scarello è sopratutto influenzato dallo stile barocco veneto e dai temi teatrali della Commedia dell'Arte. La Contemporary Baroque Art e le opere dello Scarello si fondano nell'uso di tecniche pittoriche dell'arte classica e Barocca e poi fuse a quelle dell'arte moderna (soprattuto influenzato dalle tecniche pittoriche dell'impressionismo).Scarello con la sua "Contemporary Baroque Art" è diventato esempio per una forma d'arte da lui creata e poi amata e usata da molti altri artisti che, da quasi trent'anni, ne seguono le orme o ne prendono e/o copiano lo stile, influenze tipiche, nel rispetto della tradizione dei grandi maestri della scuola pittorica italiana delle venezie.

 

Il Color field (o color field painting. In inglese: Pittura a campi di colore) è un movimento pittorico caratterizzato dall'uso di grandi tele di canapa coperte interamente da estensioni invariate di colore, che escludono qualsiasi interesse per il valore del segno, della forma o della materia. La definizione è dovuta al critico Clement Greenberg che la utilizzò per la prima volta nel 1955. Il color field è collegato al Suprematismo e all'Espressionismo astratto.
Alcuni importanti artisti color field sono:
Trevor Bell 
• Helen Frankenthaler 
• Morris Louis 
• Kenneth Noland 
• Jules Olitski 
• Mark Rothko 

 

Il Cubismo è un movimento artistico, originatosi in Francia, caratterizzato dalla tendenza a considerare un dipinto od una scultura come fatti plastici, indipendenti dall'imitazione diretta delle forme della natura. Il termine nacque a Parigi, nel 1908, al Salone degli Indipendenti, quando Henri Matisse inventò questa parola guardando un quadro di Georges Braque. Questo movimento rimase circoscritto alla Francia ed alla pittura: poco dopo sorgeva il Futurismo, che ne fu probabilmente ispirato, ma più per affinità che per imitazione, e che lo sviluppò in tutte le arti ed in tutta Europa.Tuttavia il Cubismo non è stato completamente assorbito: molte espressioni della pittura tra il 1920 ed il 1940, l'astrattismo e la pittura metafisica sono piuttosto da ricollegarsi al Cubismo che al Futurismo. Carattere fondamentale di questo movimento è un particolare "spirito di geometria" che induce il pittore a risolvere in volumi geometrici, piani o curvi, le sue immagini.
Esso reagiva direttamente all'Impressionismo accentuando il valore del volume su quello del colore, tenendo a cogliere le intime esigenze spaziali della cosa in sé, la sua geometrica essenza, ed ad esaltare sulla semplice impressione cromatica. Grandi esponenti di questo movimento furono: Pablo Picasso, Braque ed André Derain, il teorico ne fu Guillaume Apollinaire che lo definì "arte di concezione" denunciando così lo sforzo, proprio del movimento, per giungere alla creazione attraverso un'analisi intellettuale dei vari motivi.
Questa analisi si rilevò ben presto così essenziale da diventare motivo a sé e da indurre l'Apollinaire a considerare i vari elementi geometrici della composizione come altrettante note musicali, così da formulare l'idea di una pittura assolutamente astratta, pura armonia di valori spaziali, genere del tutto nuovo e dotato di una sua individualità che lo distingueva dalla normale pittura. Altri artisti che si ispirarono a questo movimento furono: Robert Delaunay, Fernand Léger, Jacques Villon, Juan Gris, Jacques Lipchitz, Liubov Popova, Francis Picabia, Louis Marcoussis, Jean Metzinger e Marie Vassilieff. Al di fuori dalla pittura il Cubismo trova un eco letterario in quella ricerca di essenzialità propria del Novecento e di tutti i movimenti minori che ne derivano.Allo stato puro ebbe invece solo pochi anni di vita e si concluse nelle scenografie del balletto russo.

 
 
 
 
 

 

Il divisionismo è un movimento pittorico che si è sviluppato tra la fine dell'Ottocento e i primi anni del Novecento sulle orme del post-impressionismo francese.
La tecnica innovativa, nata dall'esigenza di rappresentare gli effetti di luce dal vero, consisteva nell'accostare i colori puri, senza mischiarli, sulla tela in piccoli tratti o punti (puntinismo o pointillismo, dal francese).
Tale tecnica consente di ottenere la massima luminosità accostando i colori complementari. Tra i principali maestri del divisionismo italiano si ricordano Giovanni Segantini, Giuseppe Pellizza da Volpero, Gaetano Previati, Filippo Carcano e Plinio Nomellini

 

L'Espressionismo è la tendenza di un artista a distorcere la realtà per ottenere un effetto emotivo. L'espressionismo è stato applicato a molte forme d'arte, tra cui la pittura, la letteratura e l'architettura. Inoltre, il termine - per la cupezza dei suoi temi - spesso viene accostato ad un (introspettivo) senso di angoscia. In senso generale, anche artisti come Matthias Grünewald e El Greco possono essere considerati espressionisti, ma in pratica questo termine si utilizza solamente per opere del XX secolo.
Origini del termine
Il termine è stato coniato dallo storico dell'arte cèco Antonin Matějček nel 1910, come opposto di impressionismo:
 
  " Un espressionista cerca, soprattutto, di esprimere sé stesso [...]. [Un espressionista rifiuta] la percezione immediata e crea in base a strutture psichiche più complesse... Le impressioni e le immagini mentali passano attraverso la sua anima come attraverso un filtro che le depura da tutte le caratteristiche immanenti per arrivare alla loro essenza [e] vengono assorbite e condensate in forme più generali, in tipi, che [l'artista] trascrive attraverso semplici formule abbreviate e simboli." (Gordon, 1987)

Gli Esponenti  maggiori, all'inizio del ventesimo secolo
Vasily Kandinsky
• Oskar Kokoschka
• Franz Marc
• Edvard Munch
• Emil Nolde
• Egon Schiele
• Chaim Soutine


Nell'ambito della pittura vi sono stati diversi gruppi espressionisti, tra i quali i Blaue Reiter e i Die Brücke. Nella seconda metà del ventesimo secolo questo movimento ha influenzato molti altri artisti, tra i quali i cosiddetti espressionisti astratti. L'espressionismo si è tradotto anche in altre forme d'arte. I romanzi di Franz Kafka, ad esempio, sono spesso definiti espressionisti. Nel teatro tedesco, esponenti sono Georg Kaiser e Ernst Toller. Nella musica, sia Arnold Schönberg che Alban Berg hanno scritto pezzi definiti espressionisti (Schönberg ha anche realizzato dipinti espressionisti).
Nell'architettura, il lavoro di Eric Mendelsohn appartiene a questa categoria. Un importante esempio della sua opera è la torre Einstein a Potsdam, in Germania. Nella scultura, si può citare Ernst Barlach come esempio. L'espressionismo ha rivestito una particolare influenza nell'arte cinematografica: vedere in proposito espressionismo (cinema).

 

 
 
 
 
 

 

L' Espressionismo astratto fu un movimento artistico statunitense successivo alla seconda guerra mondiale. Fu il primo fenomeno artistico tipicamente americano ad influenzare il resto del mondo e contribuì a spostare radicalmente la capitale artistica da Parigi a New York, e più in generale dall'Europa agli Stati Uniti d'America.Il New Deal americano, che coincise con la diffusione delle dittature europee (il fascismo in Italia, il nazismo in Germania e il franchismo in Spagna), aveva favorito l'immigrazione degli artisti in fuga dall'Europa che portarono negli Stati Uniti cellule di ogni tendenza: Il Cubismo muralista con Léger, il Dadaismo con Duchamp, Mondrian e Hans Hofmann, l'Astrattismo con Albers, il Realismo con Grosz, il Razionalismo architettonico con Mies Van der Rohe e soprattutto il Surrealismo, che viene spesso considerato il più importante predecessore dell'espressionismo astratto, grazie all'enfasi posta sulla creazione spontanea, automatica o subcosciente. Il dripping (in inglese: sgocciolatura) di Jackson Pollock su una tela di canapa stesa sul pavimento è infatti una tecnica che ha le sue radici proprio nel lavoro di Max Ernst.Il termine "Espressionismo astratto" si deve ad Alfred H. Barr jr. che lo coniò nel 1929 a commento di un quadro di Vasily Kandinsky. Successivamente fu ripreso per essere applicato all'arte americana degli anni '40 dal critico Robert Coates nel 1946.Il movimento prende il suo nome dalla combinazione dell'intensità emotiva e autoespressiva degli espressionisti tedeschi con l'estetica anti-figurativa delle scuole di astrazione europee come il Futurismo, il Bauhaus e il Cubismo sintetico. In aggiunta, il movimento possiede un'immagine di ribellione, anarchica, altamente idiosincratica e, secondo il pensiero di alcuni, piuttosto nichilista.In pratica, il termine viene applicato a tutti quegli artisti operanti a New York nell'immediato dopoguerra con differenti stili, e perfino il cui lavoro non è né particolarmente astratto né espressionista. L'action painting energica di Pollock, è tecnicamente ed esteticamente molto differente dalla violenta e grottesca serie di donne di Willem de Kooning (che non è particolarmente astratta) e dai luccicanti blocchi di colore delle opere di Mark Rothko (che non sembrano particolarmente espressioniste), tuttavia tutti e tre vengono considerati espressionisti astratti. L’espressionismo astratto ha delle caratteristiche comuni, ad esempio la predilezione per le ampie tele in canapa, l’enfasi per superfici particolarmente piatte, ed un approccio a tutto campo, nel quale ogni area della tela viene curata allo stesso modo (per esempio, al contrario, alcuni stili prediligono concentrare la raffigurazione nell’area centrale rispetto ai bordi).Come prima originale scuola di pittura in America, l'espressionismo astratto dimostrò la vitalità e la creatività del paese negli anni del dopoguerra, tanto quanto il suo bisogno (o abilità) di sviluppare un senso estetico che non fosse ristretto negli standard europei di bellezza.Il movimento attrasse l'attenzione, nei primi anni '50, della CIA. Vi videro un mezzo ottimale per la promozione dell’ideale statunitense di libertà di pensiero e di libero mercato, uno strumento perfetto per competere sia con gli stili del socialismo realista prevalente nelle nazioni comuniste, sia con il mercato dell’arte europea, allora dominante. I libri di Frances Stonor Saunders (La Guerra Fredda Culturale - The CIA and the World of Arts and Letters) spiega nel dettaglio come la CIA organizzò e finanziò la promozione degli artisti americani aderenti all’espressionismo astratto, tramite il Congresso per la libertà culturale dal 1950 al 1967.Gli articoli su due figure portanti delle espressionismo astratto come Jackson Pollock e Philip Guston, scritti dall'artista statunitense Dorothy Koppelman, relazionano la loro arte alla loro vita seguendo un'ottica di Realismo Estetico, che possono essere visti sul sitoTerrain Gallery.L'artista Canadese Jean-Paul Riopelle (1923-2002), aiutò ad introdurre l'impressionismo astratto a Parigi negli anni '50.Dal 1960, la corrente perse d'impatto e non fu più a lungo tanto influente. Alcuni movimenti, come la pop arte il minimalismo, furono una controrisposta e una ribellione verso quello che l'espressionismo astratto aveva generato. Ad ogni modo, molti pittori, come Fuller Potter, che aveva creato opere espressioniste astratte, continuarono a lavorare su questa linea per molti anni ancora, a volte estendendo ed espandendo le implicazioni estetiche e filosofiche di qusta ricerca artistica.
I più rappresentativi espressionisti astratti furono:
Willem DeKooning
• Helen Frankenthaler
• Arshile Gorky
• Adolph Gottlieb
• Philip Guston
• Hans Hofmann
• Franz Kline
• Lee Krasner
• Robert Motherwell
• Barnett Newman
• Jackson Pollock
• Fuller Potter
• Jean-Paul Riopelle
• Mark Rothko
• Clyfford Still

 

 

La parola francese fauves significa belve feroci.
Con questo termine si indica un gruppo di pittori, per lo più francesi, che all’inizio del Novecento hanno dato vita ad un’esperienza di breve durata temporale ma di grande importanza nell’evoluzione dell’arte. Questa corrente è anche detta Fauvismo.
                                             Il gruppo dei fauves
Il primo ad utilizzare il termine fauves fu il critico d’arte Louis Vauxcelles per indicare gli autori delle opere che avevano suscitato scandalo al Salon d’Automne di Parigi del 1905 per la “selvaggia” violenza espressiva del colore, steso in tonalità pure; successivamente questo termine comprese quei pittori, legati tra loro da una comune percezione dell’arte e da profonda amicizia, indipendentemente dalla partecipazione alla mostra del 1905.
Gli artisti più importanti che parteciparono all’esperienza dei fauves furono: Henri Matisse, André Derain, Maurice de Vlaminck, Albert Marquet, Henri Charles Manguin, Charles Camoin, Jean Puy, Raoul Dufy, Othon Friesz, Georges Rouault, Kees Van Dongen, Georges Braque, Louis Valtat.
                                               Le idee dei fauves
I giovani fauves discutevano molto di impressionismo, spesso in termini negativi ma apprezzando la novità di una luce generata dall’accostamento di colori puri. Guardavano con interesse anche in altre direzioni: a Vincent Van Gogh, la cui mostra retrospettiva del 1901 li aveva profondamente colpiti, ed alla teoria puntinista del colore di Georges-Pierre Seurat e di Paul Signac.
Prendendo spunto dal puntinismo e dal post-impressionismo e anticipando alcuni aspetti del modernismo, i pittori fauves enfatizzavano la pittura “in quanto tale”, senza secondi fini moralistici o di introspezione psicologica. La loro arte si basava sulla semplificazione delle forme, sull’abolizione della prospettiva e del chiaroscuro, sull’uso incisivo del colore puro, spesso spremuto direttamente dal tubetto sulla tela. Partendo da suggestioni e stimoli diversi, ricercavano un nuovo modo espressivo fondato sull’autonomia del quadro: il rapporto con la realtà visibile non era più naturalistico, in quanto la natura era intesa come repertorio di segni al quale attingere per una loro libera trascrizione; una simile concezione della natura era propria anche del simbolismo. L’influsso di Paul Gauguin, conosciuto attraverso le due mostre del 1904 e 1906, segnò gli sviluppi del movimento dei fauves dopo il Salon del 1905: diventano maggiormente definite le grandi superfici colorate, al cui interno segni sinuosi e mobilissimi creano modalità espressive basate su accordi di colori, analogamente alle composizioni musicali dove ogni tono ha un valore autonomo.
Anche le mostre di arte islamica e dei primitivi francesi di quegli anni contribuirono a indirizzare la ricerca dei fauves verso una più rigorosa semplificazione cromatica e una libertà totale nell’uso del colore, che in alcune opere di Matisse (ad esempio: Madame Matisse - Ritratto con la riga verde del 1905) tocca picchi artistici altissimi. Per gli stessi motivi i fauves si entusiasmavano alla scultura dell’Africa e dell’Oceania, convinti che nell’arte primitiva si realizzi la sintesi tra percezione ed espressione, quella stessa sintesi perseguita dal pittore fauve quando sulla tela fa esplodere i colori puri senza nessuna mescolanza di toni, come fossero “cartucce di dinamite”; questo aspetto della pittura fauve sembra precorrere la pittura gestuale. ’anno di piena manifestazione del movimento fu il 1906, che segnò un’ulteriore intensificazione del cromatismo: i fauves trionfarono al Salon d’Automne, tanto che pittori come Vasily Kandinsky e Alexei Von Jawlensky si orientarono verso quei modi espressivi.
                                       L’eredità artistica dei fauves
In un certo senso la pittura dei fauves ha partecipato alla più larga problematica dell’espressionismo europeo, influenzando principalmente l’espressionismo tedesco che ne riprese i temi principali (esaltazione della forza dell’arte primitiva, libertà dell’artista da vecchie convenzioni e da formalismi obsoleti). Ma è stata la formidabile crescita del cubismo a rompere l’unità del movimento dei fauves. La breve durata del movimento fu probabilmente dovuta non solo alla mancanza di un programma ben preciso ma anche all’esaltazione della “pittura pura” e del “colore esplosivo” che dovevano da soli creare la forma e divenire realtà: paradossalmente, all’eccesso dei fauves seguì il successo del cubismo, visto come desiderio della forma e di una organizzazione maggiore che ponesse un freno all’assoluta libertà del colore.

 

 

Il Futurismo è stato un movimento artistico del XX secolo. Anche se si possono vedere affiorare tracce del nascente futurismo nei primissimi anni del secolo, il saggio del 1907 Entwurf einer neuen Ästhetik der Tonkunst (Abbozzo di una nuova estetica della musica) del compositore italiano Ferruccio Busoni viene talvolta considerato come il vero punto di partenza. Il futurismo fu in larga parte un movimento italiano, anche se ebbe degli aderenti in altre nazioni, soprattutto in Russia. I futuristi esplorarono ogni forma artistica, dalla pittura alla scultura, in letteratura riguardo alla poesia e al teatro, ma non trascurarono neppure la musica, l'architettura, la danza, la fotografia, il nascente cinema e persino la gastronomia. Il poeta italiano Filippo Tommaso Marinetti fu il primo tra i futuristi a produrre un manifesto della loro filosofia artistica, nel suo Manifesto del futurismo (1909), rilasciato inizialmente a Milano e pubblicato sul quotidiano francese Le Figaro il 20 febbraio (vedi riquadro a lato).
Marinetti riassunse i principi fondamentali dei futuristi, che comprendevano un appassionato disgusto per le idee del passato, specialmente per le tradizioni politiche ed artistiche. Marinetti e gli altri sposarono l'amore per la velocità, la tecnologia e la violenza. L'automobile, l'aereo, la città industriale avevano tutte un carattere leggendario per i futuristi, perché rappresentavano il trionfo tecnologico dell'uomo sulla natura. La vis polemica appassionata di Marinetti attrasse immediatamente il supporto dei giovani pittori milanesi - Umberto Boccioni, Carlo Carrà, e Luigi Russolo - che vollero estendere le idee di Marinetti alle arti visuali (Russolo fu anche un compositore, e introdusse le idee futuriste nelle sue composizioni). I pittori Giacomo Balla e Gino Severini incontrarono Marinetti nel 1910. Questi artisti rappresentarono la prima fase del futurismo. Il pittore e scultore Umberto Boccioni (1882-1916) scrisse Il manifesto dei pittori futuristi nel 1910, nel quale proclamò:
 
  Noi vogliamo combattere accanitamente la religione fanatica, incosciente e snobbistica del passato, alimentata dall'esistenza nefasta dei musei. Ci ribelliamo alla suprema ammirazione delle vecchie tele, delle vecchie statue, degli oggetti vecchi e dell'entusiasmo per tutto ciò che è tarlato, sudicio, corroso dal tempo, e giudichiamo ingiusto, delittuoso, l'abituale disdegno per tutto ciò che è giovane, nuovo e palpitante di vita.

I futuristi soprannominarono l'amore per il passato "passatismo", e i suoi fautori "passatisti" (cf. Stuckismo). Talvolta attaccarono fisicamente dei presunti passatisti, in altre parole, quelli che non apprezzavano le esibizioni o le performance futuriste. In altri casi furono invece i futuristi ad essere aggrediti dal pubblico, come nel famoso "Discorso contro i Veneziani" di Marinetti.
La glorificazione futurista della guerra moderna come espressione artistica definitiva, e il loro intenso nazionalismo, permise a quelli tra loro che sopravvissero alla prima guerra mondiale di abbracciare il Fascismo. Il futurismo influenzò molti altri movimenti artistici del XX secolo, compresi Art Deco, vorticismo, costruttivismo e surrealismo. Anche se il futurismo in sé è considerato estinto, per aver esaurito la sua vena principale negli anni '30, potenti eco del pensiero di Marinetti, in particolare il suo "sogno di metallizzazione del corpo umano", rimangono tuttora nella cultura giapponese, ed emergono ad esempio nei manga/anime e nei film di Shinya Tsukamoto.
 

 

 

Per Impressionismo si intende quel movimento artistico, ed in special modo pittorico, iniziatosi in Francia nella seconda metà dell'Ottocento, e durato fino ai primi anni nel Novecento.
Una precisa esperienza di gusto, un momento caratteristico e storicamente definito della civiltà artistica moderna.
         
L'impressionismo nella pittura
Da non confondersi dunque con l'impressionismo d'ogni tempo, che è solamente un modo rapido, abbreviato, sintetico di descrivere e rappresentare una forma; e dove, trattandosi di pittura, vedi il pennello fare un gioco scoperto, lumeggiare e disegnare e colorire a tocchi e tratti e guizzi, con la freschezza e vivezza delle felici improvvisazioni; che è in rapporto con una stato di concitazione visiva e sentimentale di fronte agli spettacoli della natura. L'impressionismo è un atteggiamento eterno e ricorrente dello spirito artistico; può essere assimilato ad un amore di sintesi, ad uno stato di particolare eccitazione mentale che si traduce in effetti di rapito moto e di accensione cromatica, di violenta combustione lineare e di esaltazione luminosa. Ma l'Impressionismo propriamente detto fu esperienza spirituale iniziatasi a Parigi con quei pittori nella cui coscienza s'era venuto maturando un amor di natura disceso dalle enunciazioni romantiche; quei pittori della famosa mostra del 1874 nella sale del fotografo Nadar, e precisamente: Claude Monet, Edgar Degas, Alfred Sisley, Pierre-Auguste Renoir, Paul Cézanne, Camille Pissarro, Felix Bracquemond, Jean-Baptiste Guillaumin e l'unica donna Berthe Morisot. Fu il critico d'arte Leroy che, pigliando lo spunto da un quadro di Monet esposto alla mostra (Impression, soleil levant), intitolò un suo scritto illustrativo di quella mostra "Exposition des impressionistes". Una parola destinata ad aver fortuna, come quell'arte originale e felice. Intorno al 1830 pervenne a un gusto pittorico fondato sulla effusione coloristica e sui vivi contrasti di luce ed ombra e sul moto delle linee; ed a poco a poco s'indirizzò verso i fatti e i valori della vita contemporanea, fino a sboccare nella polemica del realismo.
Il Romanticismo spogliato d'ogni sovrastruttura letteraria, diventa questo realismo, una comunione diretta dell'artista con la natura. E s'intende che un interesse alla natura così vivo, e sentito come immediatezza di sentimento, includesse un interesse alla realtà storica circostante, e cioè una vita umana non più rievocata e goduta come un mito, ma contemplata come attualità e quotidiana esperienza: un atteggiamento morale, una disposizione psicologica che diventano dunque una nuova pittura. Guardare agli spettacoli della strada, agli avvenimenti dei campi e delle città, ai costumi ed agli abiti degli uomini vivi; dimenticare gli insegnamenti del Museo ed uscirsene, chiusa la porta dello studio, all'aperto e riscoprire il mondo, significò sciogliere il linguaggio della pittura da ogni convenzione, e rifare un sentimento ed insieme una tecnica ed uno stile.
Sorge una pittura di toni chiari; dove le ombre, a riscontro dei gialli della gran luce meridiana, si fanno cerulee e viola; dove gli alberi possono apparire anche turchini; dove il nero ed il bitume (quel bitume che era il colore base della vecchi pittura) non hanno possibilità di affacciarsi; dove tutti i colori risplendono puri creando essi stessi lo spazio graduandosi come toni, moltiplicandosi e richiamandosi nei riflessi, nella illuminazione totale del quadro. Una pittura nella quale le immagini si imbevono di luce, respirano in pieno sole. Si tratta ormai di rendere sulla tela il profondo naturalismo ed individualismo del tempo; ed è così che i quadri oltre tutto assumono nuove, ridotte proporzioni. Il pittore si trova ad essere un uomo che di primo mattino o di pieno meriggio o sul calar del sole se ne va per le strade ed i campi con suo zaino in spalla; se ne va a scoprire di che azzurro e verde si faccia un orto sotto la brina; di che luce risplenda il cielo e il fiume che lo riflette tra i freschi alberi; di che bruni e turchini e gialli e rossi si punteggino le strade, le piazze ed i giardini della città; e come tra le nebbie svaniscono le cattedrali; e come sotto le nuvole bianche si muovono l'erbe nei prati; e come sui tavoli delle osterie suburbane e sulle coppie di amanti il sole accenda i suoi lumi. Un giovanile entusiasmo, un'euforia, una virile sensualità risolvono in espressione poetica quel desiderio di imitazione della natura, di fedeltà alle sue leggi positive, quale, per esempio, quella dei colori complementari.
Nel 1863 Edouard Manet (1832-1883) dipinge il quadro Olympia; d'Impressionismo ancora non si parla, di quel certo Illuminismo "en plein air". E tuttavia nel quadro si possono intravedere le caratteristiche principali di questo movimento che poi porteranno Manet a dipingere all'aperto i suoi famosi paesaggi, da considerarsi i primi saggi del nuovo movimento. Manet era considerato il leader di questo movimento, ma mal sopportava di essere strettamente identificato in un gruppo, e per distinguersi non partecipò ad alcuna delle mostre collettive.
Claude Monet (1840-1926) è l'impressionista più fedele alle scoperte sulla natura fisica della luce; il pittore che già nelle opere di Boudin e dell'amico Jongkind aveva trovato i segni del nuovo gusto.
Insieme con Pissarro (1830-1903) e con Sisley (1839-1890) Monet realizza quella pittura fresca, rapida, "a macchia", colorita soltanto coi colori dello spettro solare, che è l'Impressionismo tipico, quello che facilmente in seguito si volgerà, per essere così rispettoso dei valori ottici, alle astrattezze scientifiche del "pointillisme".
Una natura che la luce ed il colore fanno palpitare in ogni sua parte; che fatalmente Monet finirà per amare come frammento e vorrà chiudere, così espansiva, illimitata com’essa è, nel rettangolo della tela (si pensi alle sue Ninfee); quella natura fluente, abbagliante, tutta colloquio di elementi e vibrazioni di fibre e molecole, quella natura dava il capogiro a Degas, fece ad un certo punto sazio Renoir, trovò in Paul Cézanne (1839-1906) il più innamorato dei nemici. La memoria delle forme classiche, sempre riaccesa nello spirito di questi tre grandi pittori, nonché smentire, dà un tono più alto e forma più complessa all'Impressionismo.
L'Impressionismo attinse a numerose fonti arricchendosi poi sempre di nuove esperienze; ad esempio alle antiche miniature francesi del sec. XIII, si giovò certo dell'esempio dei pittori inglesi di paesaggio come Richard Parker Bonington (1801-1828), William Turner (1775-1851) e trasse insegnamenti fin dalle stampe giapponesi. Dalla Francia l'Impressionismo passò in ogni paese artisticamente civile d'Europa, trovandovi possibilità di sviluppo. Ma in Italia, salvo casi sporadici di pittori stati o vissuti a Parigi, il gusto dei pittori non fu propriamente, in senso stretto, impressionistico. Ad esempio i Macchiaioli ebbero un diverso modo d'intendere la forma ed il suo rappresentarsi nello spazio luminoso: modo che li riporta se mai a contatto della tradizione quattrocentista locale.
Grande impressionista a suo modo, ma non senza legami con la tradizione del suo paese, fu l'olandese Vincent Van Gogh (1853-1890), tra i massimi pittori del suo tempo, dionisiaco sommovitore d'una natura tutta ardore luminoso, movimento e colore, d'una natura già fuori d'ogni vincolo positivistico, tanto la lirica tensione dell'artista la trasfigura.
Altri pittori famosi furono il tedesco Maxime Liebermann (1847-1935), il danese Peter Severin Krojer (1851-1909), lo svedese Anders Zorn (1860-1920): traduttori nel loro paese del linguaggio impressionistico in forme d'agevole naturalismo.
L'Impressionismo nella letteratura
Questo movimento ebbe contatti con la letteratura ed influssi su di essa; come ad esempio Manet e lo scrittore Émile Zola ma è un incontro casuale, tra due scuole nuove, contro i comuni nemici. Il corrispondente vero dell'Impressionismo in letteratura è il Simbolismo; nell'uno e nell'altro è l'impressione immediatamente segnata, lo studio di suscitare nel pubblico l'impressione, invece di finirgli, compiuta, definita, la evocazione.

         
L'Impressionismo nella musica
Una compiuta trasposizione dei modi e delle teorie impressionistiche si ebbe nella musica.
Sotto l'aspetto morfologico e culturale, il concetto d'impressionismo musicale può riferirsi ad un momento eterno della civiltà, al momento conclusivo e decadentistico (nel senso d'un estremo arricchimento della sensibilità e del gusto) d'ogni cultura al tramonto: appaiono in esso quelle che i tedeschi dicono le "spätforment" d'una civiltà, le forme tardive, piene di succhi capziosi e di significati riposti, ma povere di vigore e di potere fecondativo.
Sotto l'aspetto della storia dello spirito, invece, l'impressionismo musicale è quella caratteristica concezione estetica e morale dell'arte occidentale e, in primo luogo, francese, che si libera verso la metà dell'Ottocento dal dogmatismo, ricercando una libertà formale che la scuola accusa di genericità ed inconsistenza.
In questo ardente desiderio di "liberare" la forma individuale, il primo atto è quello di rinnegare, abbandonandole, le "forme" musicali tradizionali quali la sonata e la sinfonia e di escludere rigorosamente quei procedimenti compositivi che ad esse hanno dato netta configurazioni, quali l'impostazione tematica, gli sviluppi, le simmetrie architettoniche, ecc.
I maggiori esponenti di questo movimento nella musica furono: Claude Debussy (1862-1918), Maurice Ravel (1875-1937), Paul Dukas (1865-1935), Alexander Scriabin (1872-1915), Frederick Delius (1863-1937) ed in molti altri minori d'ogni paese.
In Italia non troviamo rappresentanti eminenti di quell'estetica all'infuori, forse, dell'eclettico Ottorino Respighi (1879-1936): ma quando i musicisti italiani si rendono conto del movimento impressionistico, già sono sopravvenute in Francia ed altrove nuove tendenze.
 

 

Il movimento dei macchiaioli si è sviluppato in Toscana nella seconda metà dell'ottocento. La loro pittura è caratterizzata da larghe zone di colore (da qui il nome- macchiaioli, che viene appunto da macchia). I principali esponenti furono: Giovanni Fattori, Silvestro Lega e Telemaco Signorini.
Fattori fu un po' il "capostipite" del movimento, con i suoi soggetti sopprattutto di guerra. 

 

Il manierismo è una corrente artistica italiana, soprattutto pittorica, del XVI secolo che si ispira alla maniera, cioè lo stile, dei grandi artisti che operarono a Roma negli anni precedenti, in particolare Raffaello Sanzio e sopratutto Michelangelo Buonarroti. L'età della maniera inizia fra il 1520, anno della morte del Sanzio, e il 1527, anno del Sacco di Roma, che vede la diaspora degli allievi di Raffaello diffondere il nuovo stile in tutta la penisola, tra questi Perin del Vaga a Genova e poi di nuovo a Roma, Polidoro da Caravaggio a Napoli e poi in Sicilia, Parmigianino a Bologna e Parma, ma anche in Francia con Rosso Fiorentino e Primaticcio, lavorando nel castello di Fontainebleau. Prima del Sacco, si ebbero fermenti manieristici: nel 1521, con l'apertura del cantiere alla villa Imperiale a Pesaro, per volontà del duca di Urbino Francesco Maria della Rovere, dove sotto la direzione di Gerolamo Genga, lavorò un eterogeneo gruppo di pittori, che con i lavori intrapesi a Mantova da Giulio Romano, trasferitosi da roma nella città dei Gonzaga nel 1524. Fra i manieristi, eccellono un gruppo di artisti che elaborano con più personalità e profondità i motivi classici, in particolare il Bronzino, il Vasari a Firenze. Si possono ricordare anche Daniele da Volterra, Francesco Salviati (Cecchino), i fratelli Federico e Taddeo Zuccari nell'arte profana, Nicolò dell'Abate. La maniera può dirsi conclusa per quanto riguarda l'Arte Sacra con la fine del Concilio di Trento nel 1563, quando si chiese ai pittori di rappresentare soggetti semplici e chiari, tutto il contrario di quelli manieristici, che continuarono fino ad esaurisi nelle composizioni profane.
                  
Il manierismo in pittura
Il termine maniera è onnipresente e con molti significati nel '500, a partire proprio da Giorgio Vasari che lo utilizzò estesamente per indicare lo stile, la prassi, l'abilità artistica di un autore: e di fatto il Vasari stesso è uno dei primi commentatori della opere sue contemporanee, e ne analizza il motivo stilistico, la struttura, la composizione e la tecnica
La preparazione richiesta ad un pittore nel '500 non si fermava all'abilità artistica, ma comprendeva anche la cultura, una formazione universale, anche religiosa, nonché le norme di comportamento etico e sociale che gli consentissero di rapportarsi alle istituzioni e ai committenti. Anche questo si traduceva nella "maniera" di dipingere; e per il Vasari, l'espressione più alta della "buona maniera" di dipingere era in Raffaello e Michelangelo .
Ma la "maniera", o lo "stile" che dir si voglia, si tradusse negli autori successivi in affettazione, inventiva, ricercatezza, artificio, preziosismo: caratteristiche queste che sono stati successivamente attribuite a questi pittori in varia misura e con valutazioni diverse, a seconda dei tempi.
Il termine manierismo, al contrario di "maniera", comparve molto più tardi, con l'affermarsi del neoclassicismo alla fine del '700, a definire quella che veniva intesa come una digressione dell'arte dal proprio ideale; e fu usato successivamente dello storico d'arte Jakob Burkhardt per definire in modo sprezzante l'arte italiana fra il Rinascimento e il Barocco.
Solo negli anni 1910 e '20 i pittori manieristi furono riabilitati e, sotto l'influsso dell'espressionismo e del surrealismo, si valutò positivamente la cultura sottostante al manierismo: il distacco dell'arte dalla realtà, l'abbandono dell'idea che la bellezza della natura sia impareggiabile e il superamento dell'ideale di arte come imitazione della realtà. In questa concezione invece, l'arte diventa "fine a sé stessa".
Caratteristiche abbastanza ricorrenti nelle opere pittoriche manieriste, più o meno apprezzate nei tempi successivi, furono:
#   una costruzione della composizione complessa, molto studiata, fino ad essere artificiosa, talvolta con distorsioni della prospettiva, talvolta con eccentricità nella disposizione dei soggetti, tipica è la figura serpentina, cioè realizzata come la fiamma di un fuoco o una s;
#  un uso importante della luce, finalizzato a sottolineare espressioni e movimenti, a costo di essere a volte irrealistico; grande varietà di sguardi ed espressioni, normalmente legate al soggetto e alla situazione rappresentata: talora intense, dolorose, a volte assenti, metafisiche, a volte maestose, soprannaturali;
grande varietà nelle pose, che come quelle di Buonarroti intendono suggerire movimenti, stati d'animo, e quando richiesto la soprannaturalità del soggetto; uso del drappeggio molto variegato fra i vari artisti, ma di solito importante e caratteristico, fino a diventare innaturale; anche i colori delle vesti, ma talvolta anche degli sfondi, consentono di staccarsi dalle tinte più comuni in natura e portare l'effetto di tutta l'opera su coloriture più artefatte e insolite.

 

 

Il Neoclassicismo, in letteratura, fu un movimento artistico-letterario che si sviluppò in Europa tra la seconda metà del Settecento e il primo decennio dell'Ottocento, manifestando un orientamento del gusto e delle predilezioni culturali verso la civiltà antica, soprattutto greca, scelta come modello da emulare.
Neoclassicismo e arti figurative
Nata nell'ambito delle arti visive, tale tendenza ricevette un forte impulso dagli importanti ritrovamenti archeologici di Ercolano e Pompei, effettuati nell'ultimo trentennio del secolo. Tali rinvenimenti furono fondamentali per l'organizzazione dell'archeologia in scienza moderna e contribuirono alla nascita di un "turismo" aristocratico diretto verso i luoghi della classicità, soprattutto in Italia e in Grecia. Cominciarono così a moltiplicarsi le testimonianze di viaggio. Nell'ambito delle arti figurative, la riflessione teorica, trovò la sua formulazione nell'opera di due tedeschi, il pittore Anton Raphael Mengs e l'archeologo e storico dell'arte Johann Joachim Winckelmann, che aveva visitato Pompei e Paestum intuendone per primo l'importanza archeologica. Winckelmann propugnò l'ideale di un'arte equilibrata e composta, priva di passionalità, capace di rievocare la naturale semplicità dei tempi remoti della civiltà nell'età di Pericle (Atene, 461 - 429 a.C). L'imitazione dei modelli dell'antichità corrispose alla volontà di recuperare non soltanto le antiche forme di bellezza, ma anche la razionalità e l'equilibrio morale che quelle forme esprimevano, partecipando in questo degli ideali tipicamente illuministici. La classicità, soprattutto greca, fu vista come una mitica età dell'oro, in cui l'umanità viveva in armonia con la natura ed il bene coincideva con la bellezza. Il neoclassicismo vagheggiò un "bello ideale" nitido, raffinato, lontano dalla passione. L'esigenza di creare un punto di riferimento e d'ordine fra i grandi sconvolgimenti dell'epoca, generò un neoclassicismo scenografico, di composta bellezza, largamente adottato in epoca napoleonica, che divenne moda e improntò anche l'architettura, l'arredamento, l'abbigliamento.
                   
Neoclassicismo e letteratura
In ambito letterario, il neoclassicismo si tradusse nel ricorso alla mitologia e, se il riferimento era al presente, all'allegoria. La lingua, modellata su quella dei classici greci e latini, è artefatta, lontana da quella corrente. Fuori d'Italia, soprattutto in Francia con André de Chénier, i principi neoclassici si legarono al presente e, in particolare, alle istanze rivoluzionarie. In Italia, centro del classicismo fu la capitale del Regno all'epoca di Napoleone, Milano, dove lavorava lo scultore Antonio Canova e dove fu avviata l'edizione della Collezione dei classici italiani (1802-1814), che raccoglieva gli autori maggiori della tradizione italiana fornendo un canone ben preciso di letterarietà.
I generi letterari più coltivati furono quelli tradizionali della classicità: Vittorio Alfieri fece rivivere la tragedia, ambientando le sue storie nel mondo antico. Il maggiore scrittore neoclassico italiano fu Vincenzo Monti, che tradusse in endecasillabi sciolti l'Iliade di Omero, completata nel 1810. Sempre in Italia Ugo Foscolo scrisse, oltre a un romanzo che manifestava una sensibilità preromantica come Le ultime lettere di Jacopo Ortis (1802), due odi allegoriche neoclassiche (A Luigia Pallavicini caduta da cavallo, del 1799, e All'amica risanata, del 1802) e, a conclusione della sua carriera poetica, le Grazie, poema rimasto frammentario, dedicato a tre divinità minori che secondo la mitologia classica sono al seguito di Venere. Nelle Prose e poesie campestri (1788 e 1817), Ippolito Pindemonte celebrò "piaceri eruditi e tranquilli" sullo sfondo di uno scenario campestre. L'autore ricorda la tradizione pastorale che risale a Teocrito, ma, invece del distacco neoclassico, compare una vena melanconica. Il neoclassicismo sfumò nel romanticismo ed è interessante il fatto che l'articolo di Madame de Staël Sull'utilità delle traduzioni in Italia, destinato a scatenare nel 1816 la polemica tra classicisti e romantici, apparve sulla rivista La Biblioteca italiana proprio nel periodo in cui Monti era condirettore. A tradurlo fu un "classicista illuminato", Pietro Giordani. Il classicismo fu una scelta formale che influì anche sulla nuova sensibilità patetica e sentimentale manifestatasi verso la fine del secolo e che in Italia assunse il significato di una tradizione nazionale che rallentò la diffusione del romanticismo e ne modificò alcuni tratti. 

 

 

La corrente artistica denominata Pop Art si manifesta soprattutto negli Stati Uniti alla fine degli anni Cinquanta e in seguito (inizialmente) in Gran Bretagna, confermando gli stretti rapporti tra i paesi capitalisticamente più avanzati e questa manifestazione artistica che prende spunto soprattutto dagli oggetti quotidiani e comuni (per l'appunto "popular").
La sua nascita è comunque fortemente segnata da un moto di ribellione alle correnti astratte ed informali che segnavano in modo deciso il dibattito intellettuale e artistico caratteristico della "vecchia" Europa.
Quest'arte si impadronisce dello spazio circostante sostituendo l'immagine dell'oggetto con l'oggetto stesso ed accentuando la dimensione grottesca della realtà americana dove la prepotenza martellante dei media annulla ogni giudizio autonomo. È un'arte aperta alle forme più popolari di comunicazione: i fumetti, la pubblicità i quadri riprodotti in serie; nell'era della riproduzione meccanica dove la ripetibilità è l'unico valore riconosciuto, la ripetizione seriale è fondamentale. La differenziazione si gioca soprattutto su quella che si può definire "nuova oggettualità" contrapposta alla astrazione e all'informalità. L'assunto di mettere sulla tela o in scultura oggetti quotidiani elevandoli a manifestazione artistica si può idealmente collegare al movimento svizzero Dada, ma completamente spogliato da quella carica anarchica e provocatoria dei Dada. La critica alla società dei consumi, degli hamburger, delle auto, dei fumetti si trasforma presto in merce, in oggetto che si pone sul mercato (dell'arte) completamente calato nella logica mercantile.
Ciononostante gli artisti che hanno fatto parte di questo movimento hanno avuto un ruolo rivoluzionario introducendo nella loro produzione l'uso di strumenti e mezzi non tradizionali della pittura, come il collage, la fotografia, la serigrafia, il cinema, il video. Sul piano dell'evoluzione del costume la Pop Art ha segnato fortemente campi adiacenti all'arte come l'arredamento, la moda, il gusto estetico diffuso. Alcuni degli esponenti più importanti del movimento sono (in ordine alfabetico): Basquiat, Richard Hamilton, Jasper Jones, Roy Lichtenstein, Ernesto Paolozzi, Robert Rauschenberg, Frank Stella, Andy Warhol, Tom Wesselman.

 

 

 Al post-impressionismo si rifanno tutti quegli orientamenti artistici che si svilupparono in Francia nell'ultimo ventennio dell'Ottocento. Non si trattò di una vero e proprio movimento riconosciuto, ma di un momento nuovo di ricerca e di assimiliìazione di ciò che avevano fatto gli Impressionisti. Dopo l'impressionismo occorreva un processo di ricerca quasi infinito che divenne sempre più personale. Caratteristiche comuni ai post-impressionisti furono il rifiuto della sola impressione visiva, la tendenza a cercare la solidità dell'immagine, la sicurezza del contorno, la certezza e la libertà del colore.
Fra i più importanti post-impressionisti vanno ricordati Paul Cézanne, Paul Gauguin, Harry Lachman, Henri Rousseau, Georges Seurat, Henri de Toulouse-Lautrec e Vincent van Gogh, che influenzeranno significatamente tutta l'arte pittorica del Novecento, ed il movimento divisionista italiano.

 

 

Il termine Rectoversion è formato dalle parole "recto" (fronte) e "version" (versione). È basato su un neologismo francese che significa letteralmente "rotazione del lato frontale (recto)" e corrisponde alla tecnica pittorica che l'artista Michel De Caso utilizzò in Rectoversion (1991). Un dipinto "rectoversato" viene realizzato dipingendo su entrambi i lati del supporto pittorico che viene prima di tutto traforato. Questa proposizione artistica apre numerose questioni artistiche e filosofiche completamente legate al nostro tempo. Soprattutto tira in ballo la nozione di dipinto come "finestra aperta" che ha origine in particolare dal rinascimento. Alcuni artisti sono interessati al concetto di "Rectoversion". Essi si sono recentemente raggruppati attorno a Michel De Caso, formando il "movimento rectoversion, dall'anno 10 al 10.000". Tutti gli artisti di questo movimento hanno delle affinità con la Rectoversion, ma ognuno di essi porta la propria sensibilità, creatività e differenza. La Rectoversion non funziona con modalità volta alla fusione e basata sull'identità, ma si apre verso un'altra sfera, molteplice e contraddittoria. Ci sono stati rari esempi di dipinti a doppia faccia nel corso della storia dell'arte, ma il dibattito su quale sia il fronte (recto), il retro (verso) e la loro relazione reciproca, non è mai stato spintò così in la come nella Rectoversion. 

 

 

 Il termine "romanticismo" venne applicato per primo da Friedrich von Schlegel (1772) alla letteratura da lui considerata "moderna" e contrapposta a quella "classica".
Il termine, utilizzato in modo sempre più ampio ed esteso, venne applicato, già nell'Ottocento, dapprima ad una nuova tendenza della sensibilità basata sull'immaginazione e in seguito a un orientamento più diffuso del pensiero filosofico, parlando, via via, non solamente più di arte romantica, ma anche di scienza o filosofia romantiche.
Gli atteggiamenti interpretativi degli studiosi riguardo al termine romantico sono stati molto vari e ciò crea problemi a chi voglia definire con maggior precisione questo termine.
Il Wellek restringe il Romanticismo solamente a quei movimenti letterari europei che nella prima metà dell'Ottocento si rifecero a questo nome.
Il Praz collega il romanticismo ad un cambiamento della sensibilità avvenuto nel Settecento e vivo ancora oggi. Filosofi come Schlegel e Nietzsche considerano il romanticismo come uno dei due cardini sul quale ruota continuamente la spiritualità dell'uomo, distinguendo il primo fra classico e romantico, il secondo tra apollineo e dionisiaco. Le opinioni divergono non solo sul termine ma anche sulla omogeneità europea del fenomeno sostenendo una sostanziale omogeneità come Wellek o sulla diversità delle sue manifestazioni nazionali come il Lovejoy.
Ancor oggi nel linguaggio comune le differenze sono molteplici, infatti mentre in tedesco romantisch evoca immagini letterarie di paesaggi e di ricordi medievali, in inglese romantic si collega con il sentimento e l'amore. Nel considerare il termine solo per indicare alcuni precisi fenomeni letterari bisogna in ogni caso tener presente che essi si svilupparono in date differenti (tra il 1800 e il 1830) nei diversi paesi europei. Il romanticismo nacque infatti dapprima in Germania, poi in Italia e in Inghilterra e infine in Francia. I tratti comuni dei diversi movimenti romantici sono stati comunque molti: l'ideale della libertà creativa e della spontaneità; la concezione di una letteratura e di una poesia come espressione del sentimento; una polemica vivace contro i generi, le regole; una esaltazione della fantasia; uno spiccato interesse per il mito e i simboli; l'esplorazione del sogno e di altre manifestazioni dell'inconscio; la tendenza ad abolire le distinzioni tra poesia e prosa.
Il vocabolo "Romanticismo" deriva dal francese "roman" designante un racconto di avventure, in prosa o in versi. Nella seconda metà del '700, in Inghilterra, l'aggettivo "romantic" ebbe una connotazione negativa e fu adoperato per indicare cose fantastiche ed irreali evocanti motivi ed ambienti medievali.
Rousseau usò l'aggettivo "romantique" privato di ogni intendimento negativo, per indicare uno stato dì abbandono sognante dell'anima.
Anche in Germania il termine "romantisch", indicante il romanzesco ed il patetico della letteratura medioevale, perse, gradatamente, l'accezione negativa, senza però acquisire un preciso significato semantico. Solo nel 1798 Schlegel, nella rivista Atheneum, definì lo "stato d'animo romantico" e la poesia che ne era emanazione: essa doveva combinare poesia e prosa, critica e genialità, arte e spontaneità, doveva essere sociale, viva, pregna delle istanze contemporanee e l'arbitrio del poeta non doveva subire costrizioni. Nella stessa rivista Novalis e Schleiermacher chiarirono tali concetti, contrapponendo Romanticismo e Classicismo.
                   
  Il romanticismo tedesco
Il movimento romantico europeo ebbe origine nell'opera di alcuni letterati e ideologici tedeschi della fine del Settecento tra i quali Hamann (1730-1788) e Herder (1744-1803) studiosi della poesia popolare e dell'arte primitiva.
Herder faceva una netta distinzione tra la poesia naturale, "Naturpoesie", quella che esprime subito, con il sentimento, le caratteristiche di una nazione, e la poesia riflessa o d'arte che è quella che non nasce spontanea, ma nasce dalla imitazione dei modelli stranieri.
Per Herder la sola vera poesia è la prima e gli esempi sono da ricercare nella Bibbia, in Omero, in Sofocle, in Shakespeare, in Ossian, nei canti popolari.
Egli sostiene che ogni nazione ha la sua poesia, diversa per forma e lingua dalle altre, pertanto è assurdo che la poesia tedesca voglia rifarsi a quella dei greci o dei romani. Essa deve trovare una poesia nuova e spontanea che sia conforme alla sua storia e alla sua natura.
Queste idee, esposte da Herder nei Frammenti sulla letteratura tedesca, nelle Selve critiche e nelle Idee sulla filosofia della storia, trovarono largo consenso ed ebbero una prima manifestazione programmatica nell'opera di alcuni poeti che formarono il gruppo chiamato "Sturm und Drang" (Tempesta ed assalto) dal nome di un dramma di Max Klinger.
Le caratteristiche degli scrittori di questo gruppo furono il disprezzo per tutte le forme dell'arte classica, l'idea di una poesia intesa come immediata adesione alla natura, l'ammirazione verso le fonti primitive dell'arte germanica, l'esaltazione di un tipo di eroe appassionato e ribelle ad ogni legge.
Da costoro prenderanno lo spunto i romantici veri e propri, cioè i redattori della rivista berlinese dell'Athenaeum fondata nel 1799, i critici e filologi August Wilhelm von Schlegel e Friedrich von Schlegel, i poeti Guglielmo Wackenroder, Novalis, Ludovico Tieck.
Gli Schlegel, nella loro opera Storia della letteratura antica e moderna (1815) illustrano la differenza tra il mondo poetico dei classici e quello delle moderne nazioni europee e dopo un profondo studio sostengono che la poesia moderna non può essere che romantica, cioè romanza, sorta dalla sensibilità medievale e cristiana.

         
  Il romanticismo inglese

Contemporaneamente, in Inghilterra, si manifestò un analogo movimento letterario e poetico di cui i primi esponenti furono Wordsworth e Coleridge.
La prefazione di Wordsworth alle Ballate liriche costituì uno dei rari testi teorici del Romanticismo inglese (1798-1830), nel quale dominarono immaginazione e sensibilità, interesse per il medioevo e per i paesaggi esotici.
I romantici inglesi crearono opere di grande valore nelle quali, implicitamente, erano presupposte le nuove concezioni letterarie basate sugli ideali di libertà politiche e morali conseguenti alla Rivoluzione Francese. Byron fu assai apprezzato in Italia per il suo Romanticismo morale, come anche Scott per i suoi romanzi di ambientazione medievale.
Meno conosciuti nel nostro Paese furono Keats e Shelley.

         
Il romanticismo francese
Il Romanticismo francese si distinse dagli altri per essere essenzialmente e consapevolmente anticlassico, rinnovando profondamente temi, forme ed estetica della letteratura.
Rousseau fu il precursore dei romantici francesi come Madame de Stäel e Chateaubriand ne furono gli apostoli. Grande importanza ebbero, per lo stabilirsi delle nuove idee, la Rivoluzione Francese e l'impero napoleonico e non fu mera coincidenza che i testi fondamentali del romanticismo teorico, il De l'Allemagne della de Stäel e la traduzione Del corso di letteratura drammatica dello Schlegerl, siano stati pubblicati quando l'astro napoleonico era ormai al tramonto (1813).
I romantici si opposero ai classicisti e tale contrasto fu indice di una profonda crisi della letteratura e dell'arte in genere. Madame de Stäel aveva affermato che l'arte deve educare l'uomo, esprimendone le esigenze e facendolo partecipe della vita sociale. Tale concezione della letteratura come creazione originale e nazionale, popolare e moderna, espressione della società, fu fondamentale e tipica dei romantici francesi. In Francia la fioritura di opere romantiche fu successiva alla formulazione teorica del nuovo indirizzo letterario e si sviluppò tra il 1820 ed il 1840. In tale periodo Hugo espose la teoria del dramma romantico. Il romanticismo francese ebbe un carattere eminentemente letterario, scevro da fattori filosofici, morali, sociali e senza un preciso indirizzo estetico.

        
La pittura di paesaggio francese
La pittura di paesaggio francese, codificata da Valenciennes e rinnovatasi nel Romanticismo, si avvale da un lato della rappresentazione "en plein air" (dal vero) e dall'altro di paesaggi di composizione o storici. A queto movimento appartengono Corot e la scuola di Barbizon. Il primo cerca il "vero" fotografico per mezzo di pennellate sintetiche, tinte argentee, forme sfocate e fuggenti (come accade in "Le Cop De Vent") e accordi tonali armonici. La scuola di Barbizon cerca nella rappresentazione sincera del vero, l'espressione del sentimento e di valori etici arrivando, come risultato, alla raffigurazione di paesaggi lirici, più profondi ed inquieti, spinti da un irrefrenabile desiderio di conoscere i meandri della natura in T.Rousseau o più drammatici ed indefiniti come nelle pitture di Duprè, dove è così facile "naufragar" e perdersi nell'infinita piccolezza e differenza tra l'orizzonte terrestre e la parte di cielo che lo accarezza

       
Il romanticismo italiano
In Italia, invece, uno stato d'animo vagamente romantico precedette il romanticismo teorico. Nel nostro paese il romanticismo fu accolto come aspirazione alla libertà in ogni sua forma, non solo letteraria, ma anche morale e politica. Il movimento nacque in Lombardia (1816) subito dopo il Congresso di Vienna (1815) come reazione alla Restaurazione e all'accademismo letterario.
Il nostro Romanticismo, che ebbe le sue radici nel preromanticismo di fine '700, non fu estraneo all'Illuminismo e, d'altra parte, questo riferimento fu un fattore costante di tutte le scuole romantiche europee. Infatti l'illuminismo fu bruscamente interrotto dalla Rivoluzione Francese, senza aver potuto portare a compimento i suoi ideali. Passata la bufera, un nuovo tipo di uomo emerse per realizzare quelle esperienze lasciate incompiute, quindi romantico non fu solo chi reagiva con nuovi canoni estetici e religiosi alle teorie illuministe, ma anche l'illuminista che, pur mantenendo un atteggiamento polemico verso alcuni valori tradizionali, riesaminava le proprie posizioni.
il Romanticismo italiano si ricollegò al moto dì rinnovamento della seconda metà del secolo. Il suo orizzonte spirituale e filosofico fu indubbiamente più ristretto di quello del Romanticismo tedesco, ma ebbe una fisionomia ben precisa di fervore e di ideale patriottico ed una ben definita coscienza dei propri scopi e dei mezzi per perseguirli. Il Romanticismo italiano va quindi considerato come fenomeno nazionale; suo testo fondamentale fu la Lettera semiseria di Grisostomo del Berchet (1816), nella quale si ha la riaffermazione del concetto di letteratura come fattore storico, che deve esprimere le tradizioni cristiane e nazionali, abbandonando l'imitazione degli antichi e la ricerca delle belle forme e che deve essere mezzo di rinnovamento sociale e morale. Tutti i nostri primi romantici subordinarono la pura letteratura alle ragioni educative ed incivilitrici, facendo delle loro opere un'espressione di libertà e di propaganda per l'indipendenza nazionale.
Alle origini del Romanticismo italiano ci fu la coscienza risorgimentale, tale esigenza fu accolta dalla rivista Il Conciliatore il cui fine era di scuotere il Paese dal suo torpore mentale.
Al Conciliatore collaborarono Tommaseo e Mazzini. Manzoni stesso, pur non collaborandovi, ne abbracciò le tesi, considerando anch'egli che la letteratura dovesse essere mezzo di incivilimento, espressione nazionale e popolare e schietta nella lingua e nello stile.
Del Romanticismo il Manzoni accolse il rifiuto della mitologia pagana, come espressione di una moralità e di una mentalità aliene da quelle cristiane.
La poesia, secondo Manzoni, deve avere per oggetto il vero della storia e delle vicende umane, senza contaminazioni tra storia e fantasia. Per tale ragione il Realismo, apparentemente in antitesi con il Romanticismo, ne fu in realtà uno sviluppo.
Infatti l'esigenza di realismo sostenuta dal Manzoni fu presente in tutta la migliore letteratura romantica nei propositi di adesione all'attualità dei fatti e nell'esigenza di renderla popolare ed interprete delle aspirazioni nazionali, nonché nella negazione della normativa classicistica. Il realismo romantico trovò voce nella poesia dialettale del Porta e del Belli.
Il vigore poetico del primo Romanticismo si stemperò in una vena malinconica e sentimentale, della quale i maggiori esponenti furono il Prati e l'Aleardi.
La spiritualità romantica, già viva nel Foscolo, fu "situazione sentimentale" nel Leopardi, pur dichiaratamente antiromantico, tanto che tali poeti possono essere, a ragione, considerati esponenti del nostro Romanticismo neoclassico, avendo essi ammantato di classicità "pensieri nuovi con versi antichi" secondo la tesi di Chénier. Con il Tommaseo ebbe inizio quella linea del pensiero romantico che si dissolse nel Decadentismo e nel Verismo.
Tratto da "http://it.wikipedia.org/wiki/Romanticismo"

 

La secessione viennese è un movimento artistico riconducibile all'Art Noveau.
Tra i suoi maggiori esponenti
Gustav Klimt
Egon Schiele
Koloman Moser

 

 

Il Simbolismo, come scuola letteraria ed atteggiamento del gusto e dello spirito, fu un momento del decadentismo, ma fu anche la tendenza più valida della letteratura di fine Ottocento, destinata ad un'ampia fortuna anche nel Novecento. Il movimento si distinse dal Decadentismo per una più accentuata ricerca della musicalità e per un uso accentuato dell'analogia. Il movimento ebbe origine in Francia, nel 1886, con il manifesto di Jean Moréas, apparso sul Figaro. Moréas, l'anno precedente, in un articolo apparso sul XIXme Siècle aveva definito "Simbolisti" Verlaine, Mallarmé ed i loro seguaci. I poeti simbolisti riconobbero il loro maestro in Baudelaire, e più tardi in Verlaine, Rimbaud, Mallarmé, che di questa tendenza rappresentarono l'espressione più alta; diedero vita a numerose riviste. Non mancarono i manifesti. Il movimento ebbe vasta risonanza europea, con seguaci inglesi, tedeschi, russi, spagnoli. In Italia furono legati al Simbolismo Pascoli, D'Annunzio e, in genere, i poeti della prima metà del secolo. Il nome del movimento deriva da un'idea del mondo come una rete di simboli (le cose) mediante la quale il poeta evoca una realtà più profonda, ricostruendola e reinventandola su una trama di analogie e corrispondenze. Tale visione del mondo produce nell'arte una rivoluzione totale, del contenuto e delle forme. Ammessa l'impossibilità di conoscere la realtà vera mediante l'esperienza, la ragione, la scienza, si pensa che soltanto la poesia, per il suo carattere d'intuizione non razionale ed immediata, possa esprimere le rivelazioni dell'ignoto. La poesia diviene dunque la più alta forma di conoscenza, l'atto vitale più importante: coglie le misteriose analogie che legano le cose, scopre la realtà che si nasconde dietro le loro apparenze esteriori, esprime i presentimenti che affiorano nell'animo. Per questo la poesia è concepita come messaggio che giunge da lontano, come espressione simbolica di ciò che è inesprimibile. La poesia non rappresenta più immagini o sentimenti concreti, rinuncia al racconto, alla proclamazione di ideali. La parola non è più usata come elemento del discorso logico, ma per la sua capacità evocativa e suggestiva. La struttura espressiva tradizionale è abbandonata, insieme con ogni forma di costruzione intellettuale e sintattica. Nascono la poesia del frammento illuminante, ricco di significati simbolici, e una nuova metrica, sciolta dagli schemi della tradizione, intesa a rendere il ritmo della vita interiore. La nuova poesia non si rivolge all'intelletto o al sentimento del lettore, ma al suo inconscio. La poesia si propone di offrire non dei concetti, ma un'esperienza dell'ignoto. Il poeta non è più il Vate romantico che rivela la verità delle cose, guida e coscienza dei popoli: è il veggente che interpreta la realtà. La vera novità di questa poetica si verifica a livello di linguaggio e di espressione. Si prediligono le metafore che alludono alla complessità del mondo e ne riflettano la cangiante metamorfosi, le analogie fra le cose come manifestazione d'una profonda e segreta unità. Di qui, ad esempio, l'uso frequente del passaggio, nell'immagine, da un tipo di sensazioni a un altro (es.: l'impressione visiva è sostituita da quella tattile, per indicare la simultaneità di tutte le spinte emotive della coscienza).
La poesia è, per i simbolisti, una creazione del mondo attraverso il linguaggio, una prova della creatività dell'Io. La ricerca d'una musicalità verbale, data dal verso libero, evocativa ed impressionistica, rivela in tali poeti la volontà di raffigurare in forma unitaria l'apparente diversità della vita. 

 

 

Il Suprematismo è un movimento artistico russo creato dal pittore Kazimir Malevic intorno al 1913 e teorizzato dapprima sul manifesto dal 1915 (scritto da Malevic in collaborazione con il poeta Majakovskij), poi nel suo saggio del 1920 Il suprematismo, ovvero il mondo della non rappresentazione. Malevic sosteneva che l'artista moderno doveva guardare a un'arte finalmente liberata da fini pratici e estetici e lavorare soltanto assecondando una pura sensibilità plastica. Il suprematismo resta legato essenzialmente al nome del suo iniziatore, anche se i riflessi della sua poetica al di là dei dipinti e modelli architettonici dell'artista.
Alcune opere famose:
Quadro nero su fondo bianco - Malevic (1913, Leningrado, Mus. Statale Russo)
Quadro bianco su fondo bianco - Malevic (1919, New York, Mus. of Art)
Un uomo inglese a Mosca - Malevic (1913-14, Amsterdam, Stedelijk Museum

 

Il surrealismo è una corrente pittorica diffusa in Europa nel XX secolo.
La produzione artistica della prima metà del ‘900 è stata determinata dalla nascita della psicologia moderna, dalle teorie di Sigmund Freud.
Sempre da Freud, i pittori che dettero vita al surrealismo presero un altro elemento che diede loro la possibilità di esaminare ed far emergere l’inconscio: il Sogno.
I primi studi sul sogno risalgono al 1900, con la pubblicazione di Freud de “L’interpretazione dei sogni”, secondo cui il sogno è la via regia verso la scoperta dell’inconscio. Nel sogno, l’uomo perde il controllo della coscienza e fa emergere il suo inconscio con immagini simboliche.
Il sogno è quella produzione psichica che ha luogo durante il sonno ed è caratterizzata da immagini, percezioni, emozioni che si svolgono in maniera irreale o illogica, e quindi difficile da tradurre in parole, ossia un linguaggio logico. Può quindi risultare più semplice rappresentare un sogno mediante immagini. Da qui nasce la teoria del surrealismo. Fu André Breton a dirigere, nel 1924, il Manifesto del Surrealismo. Secondo Breton, bisogna giungere ad una realtà superiore (surrealtà) in modo da poter conciliare i momenti principali del pensiero dell’uomo: quello della veglia e quella del sogno. Al surrealismo aderirono diversi pittori europei, come Max Ernst, Joan Miró, René Magritte e Salvador Dalí.
Surrealismo (cinema) Nel periodo compreso tra il 1924 e il 1930, il movimento surrealista poté contare anche su registi cinematografici quali Luis Buñuel, René Clair, Jean Cocteau e Germaine Dulac. 



 

 

 

 

data ultima modifica: mercoledì 16 agosto 2017
 infoline: 3489946151

infomail:
arte@iltorchietto.it
design: COANPA -  2012 -
webmaster