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Aldo Pecoraino
 

 
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 Scegliere dei nomi tra i tanti Maestri dell’Arte Italiana dal trecento ad oggi, sembra un lavoro impossibile ma, dovendolo fare, si cerca di fare un quadro del panorama che comprenda i più significativi di ogni periodo e luogo, di ogni caratteristica essenziale, di ogni trasformazione pittorica, culturale, politica e sociale.
Tutti conosciamo la potenzialità del patrimonio artistico italiano, Roma, Firenze e Venezia sono solamente i capisaldi di altri mille nomi che si possono fare di luoghi dove è forte la presenza di tali capolavori, per non parlare dello scempio fatto in quattro secoli di lecite ed illecite esportazioni all’estero di opere a risonanza eccezionale e che ci rappresentano comunque in tutto il mondo.
In questa raccolta di nomi, sistemati per periodo, troverete i nomi che abbiamo giudicato essere i più rappresentativi ma, nel tempo, ci ripromettiamo di arricchire più ampliamente la lista, anche con pittori “minori” i quali sono altrettanto importanti nella perigliosa costruzione della piramide della nostra Arte Italiana.
Certi criteri di giudizio e di informazione che troverete nei dati di questa raccolta, sono talvolta espressione di interpretazioni e giudizi opinabili ma, riteniamo che, l’Arte sia coinvolgente anche per questo, ci permette giudizi ed opinioni assolutamente contestabili ma personali che possono dare adito a dibattiti e discussioni, certamente costruttivi ed educativi.
Talvolta la nostra sensibilità e la nostra fantasia si scontrano con delle certezze e con dei punti di riferimento oramai conclamati ma, il giudizio ed il gusto sull’Arte di ciascuno di noi deve essere libero da ogni schema preventivo, deve essere al di fuori di qualsivoglia contaminazione esterna.

 

“Giotto traduce l’Arte dal greco al latino” questo scrisse nel ‘304, il pittore Cennino Cennini dopo avere visitato gli affreschi della Cappella degli Scrovegni.
Dai chiari accenni allo stile Bizantino e Ottoniano si passa, in quegli anni, alla ricerca di raffigurazioni che potessero innovare e rivoluzionare l’espressione della pittura.
Lo stesso Giotto diffuse in tutta Italia il suo nuovo modo di dipingere cercando di coinvolgere altri artisti in questa ricerca. Pietro Cavallini si spinse fino ad Avignone, Tommaso da Modena sino a Treviso e Udine, Pietro Cavallini prima a Napoli poi ad Assisi, tutti alla ricerca e di una nuova ventata di espressione pittorica.
Questa evoluzione, anche sociale, trova una momentanea interruzione verso la metà del secolo, per la carestia che durò tre anni, stroncando qualsiasi velleità umana; la Peste Nera mise in ginocchio tutta l’Europa colpendone duramente la realtà e la crescita artistica e culturale.
Alla fine del trecento si verificò un ritorno all’arte Bizantina ma, per i più, che crearono una sorta di corrente Lombarda, il proseguo era chiaro e deciso; l’araldica ed il miniaturismo contribuirono a questa trasformazione specialmente attraverso le commissioni dei casati in auge.

 

Le celebri immagini del quattrocento sono sottolineate dalla nobiltà morale del Masaccio, la classica monumentalità del Mantenga, le profane allegorie del Botticelli e la calcolata geometria di Piero della Francesca.
Per la prima volta nella storia si capisce l’importanza politica del messaggio pittorico che indirizza e condiziona le masse, nessun altro secolo permette di cogliere meglio le caratteristiche profonde di un codice espressivo su cui si fonda e si riconosce la pittura italiana.
Il passaggio tra il Gotico e il nuovo Umanesimo Ornato, viene apprezzato e sponsorizzato dalle più alte corti italiane che, distaccandosi dalle più classiche e scontate raffigurazioni di personaggi, prelati, e Signorie di tutti i più o meno noti casati del territorio, si cominciò ad apprezzare i più graditi e rilassanti paesaggi rupestri, marine con cieli infiniti e raffigurazioni di avvenimenti importanti e di valore sociale e culturale.
Alla corte umanistica del Ducato di Federico di Montefeltro ad Urbino si concentrano i migliori pittori di quei tempi, con lungimiranza il duca ospita nel suo palazzo architetti, umanisti, poeti e pittori da tutte le nazioni circostanti, tra tutti spiccava il Piero della Francesca che proprio in quegli anni portò a compimento quello che sarebbe stato il suo capolavoro, la Pala Montefeltro,esempio unico di prospettiva, forma e gusto del colore.
Frattanto a Firenze il Botticelli porta a compimento opere di altissimo livello come la “primavera” e la “nascita di Venere”, grazie anche alla protezione e la fiducia del casato dei Medici che ne appoggiano e sponsorizzano l’operato.
Fu alla fine del secolo che venne dipinta una delle opere più coinvolgenti del 400, il Mantenga dipinse per la sua sepoltura il famoso “Cristo morto” da apporre sulla sua tomba dopo la morte, nella cappella di Sant’Andrea in Mantova, oggi l’opera si trova esposta nella Pinacoteca di Brera.


 

Martin Lutero, le nuove rotte commerciali, la costituzione di nuovi Stati e l’avanzata pressante dell’impero ottomano, chiudono definitivamente il periodo del Medio Evo ed aprono, in maniera violenta e definitiva l’era moderna.
Le passioni ed i capolavori dei pittori del “Rinascimento” portano il nome di Leonardo, Tiziano, Raffaello e Michelangelo che attraverso i loro dipinti lasceranno opere superbe ma anche documenti storici di ogni ordine, storico, politico e sociale.
Senza forzare i termini della storia e dell’Arte, si può affermare che, ogni ventennio del 500 ha prodotto cambiamenti profondi e”senza ritorno” in un processo di costante rinnovamento, che apriva nuove problematiche per il futuro ma che non lasciava più spazio al passato.
Profonde scosse al sistema furono date da avvenimenti straordinari come la scoperta dell’America, la morte di Lorenzo il Magnifico, uno dei padri promotori del periodo dell’Umanesimo di Firenze, le terribili teorie del Savonarola, Papa Giulio II a Roma che da inizio ad una nuova e persistente opera di convincimento sociale rivolta al culto per l’Arte in tutte le sue espressioni.
Sansovino e il Palladio danno inizio alla rivalutazione del volto di Venezia dando saggio della loro bravura architettonica, Torquato Tasso pubblica nel 1575 la sua “Gerusalemme Liberata” che sembra essere il prologo di tutto il secolo che stava per finire, “mirò, quasi in teatro od in agone/ l’aspra tragedia dello stato umano/ i vari assalti e il crudo odor di morte/ e i gran giochi del caso e della sorte”.
 

Dopo l’ardore, il temperamento focoso e il rinnovamento del 500, questo secolo sembra sfigurare in un confronto che non regge.
Ancora oggi si definisce come “Barocco” un qualcosa di opulento e ridondante, quasi futile, mentre in altri stati europei si assiste a movimenti culturali e artistici di ottima crescita, in Italia la situazione sembra ristagnare, unica meteora di grande luce, Caravaggio, innovativo, pratico e plateale nelle sue convinzioni di nuova luce, insieme al Caracci, è l’unico apportatore di vitalità in un lassismo generale.
In Inghilterra, sotto Elisabetta, fiorisce il teatro di Shakespeare, l’Olanda esibisce pittori come Vermeer e Rembrandt. Cervantes e Calderòn de la Barca danno lustro alla letteratura Spagnola insieme ad artisti come El Greco e Velasquèz e la Francia cresce sotto l’Impero del Re Sole e la corte di Versailles con un ottimo rifiorire di riscontro politico.
Roma diventa l’unico centro di riferimento, nella città eterna si sviluppano gli unici movimenti atti a promuovere innovazioni e recuperi della città antica.


 

Compiacendosi di un benessere diffuso, il secolo del settecento nasce all’insegna del Rococò, le corti europee si trastullano contente del fervore che si è creato e che ha prodotto anche una voglia di ripresa dal torpore del secolo appena finito.
Nel giro di un ventennio la logica scritta (Encyclopèdie di Diderot & D’Alembert) si propone come un monumento all’Illuminismo, tutto il sapere viene raccolto e scritto con limpida e serena chiarezza. La logica degli Illuministi diventa la nuova base culturale comune.
Il Rinascimento diventa la nuova espressine d’Arte in tutto il territorio, collezionisti ed estimatori si recano in viaggi lunghi e faticosi, a rendere omaggio alle più discusse opere scultoree e pittoriche, Roma, Firenze e Napoli diventano i punti di riferimento, le icone della nuova Arte, come riferisce eccitato Stendhal nei suoi manoscritti, un evento molto seguito e innovativo per il mondo culturale è stato il ritrovamento dei siti delle cittadine sommerse dalla lava del Vesuvio, nuova fonte di acquisizione storica.
La Borghesia riceve una spinta di rivalutazione socio-politica dopo i fatti della Rivoluzione Francese che portò ad un allargamento delle fasce sociali non indifferente.
Le innumerevoli innovazioni del mondo artistico, nuove scuole e accademie, correnti di pensiero e di tecniche pittoriche, gruppi di lavoro che si associano per realizzare grandi commissioni che si accumulano presso i committenti, danno un nuovo vigore, nascono e crescono innumerevoli collezioni che organizzano i primi ben organizzati musei, raccolte di grande prestigio delle quali tutti possono fruire e che furono fonte di studio per le nuove Accademie d’Arte.
Il Magnasco, il Tiepolo, il Cataletto, insieme con Pompeo Gerolamo Batoni, furono i più rappresentativi autori di opere, le loro esecuzioni erano davvero stupefacenti, grandi tele che sviluppavano architetture imponenti, affreschi di grande effetto scenografico con raffigurazioni di non solo carattere religioso, ma scorci cittadini, feste popolari e nature morte di grande effetto e spettacolarità.

 

“L’Italia non è che una espressione geografica”, così esordisce l’Ambasciatore Austriaco Metternich al Congresso di Vienna del 1815.
Napoleone ha detenuto lo scettro d’Europa e dopo la sconfitta di Waterloo lascia un vuoto del quale tutti gli stati risentono.
L’Italia in particolare subisce politicamente la situazione, viene schiacciata in “zone” di diversa influenza dove i riferimenti letterari sono gestiti dal Canova,dal Leopardi e dal Foscolo, l’abate Luigi Lanzi scrive, mettendo un poco di ordine nel panorama dell’Arte pittorica del paese per la prima volta, la”storia pittorica d’Italia”, nella quale inserisce tutti i generi, i nomi e le scuole dettagliandone anche i vari cambiamenti dei periodi storici ,sociali e culturali.
Il Neoclassicismo e lo stile Impero imperversano sin dall’inizio del secolo mentre, Francesco Hayez interpreta con successo i primi passi del romanticismo pittorico,torna di moda rievocare il passato storico del paese non solo nell’Arte ma anche attraverso la musica ed il teatro, si esprimono in tal senso i capolavori di Verdi e del Manzoni.
Gli eventi politici sono molti e confusi, Garibaldi, il regno dei Savoia, l’Indipendenza sono tutti motivo di grande interesse da parte degli Artisti di quel tempo, Signorini, Fattori e Lega furono un forte esempio di denuncia e cronaca mentre, in Francia si cominciavano ad apprezzare i primi lavori degli Impressionisti che caratterizzeranno per molto tempo la scena della pittura Internazionale.
Il Risorgimento trova esaurimento con l’Unità d’Italia, si spengono gli “ardori” del popolo e Roma diventa il primo riferimento del nuovo Regno.
Nasce, sull’onda del puntinismo francese, il “divisionismo, una tecnica pittorica che innova lo scenario pittorico, i paesaggi di Segantini ne sono un forte esempio, altri nomi illustri dell’ottocento sono, Giani, De Nittis e Morbelli e si comincia a sentire parlare di “futurismo”che farà da apri-porta al nuovo secolo del 900.

Gli inizi del novecento non furono avulsi da drammi, guerre e sconvolgimenti di ogni genere.
Le Nazioni del mondo erano alla perenne ricerca di una loro identità e dei loro confini, personaggi come Hitler, Mussolini, Stalin e altri capi di stato nel globo, danno sfogo a drammi che ancora oggi non hanno giustificazione alcuna.
In questo scenario il mondo dell’Arte si accentra con maggior densità a Parigi.

                                        (ricerca e saggio critico a cura di  Gaia Riccobono )

 

 

 

 

 

 

data ultima modifica: mercoledì 16 agosto 2017
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